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Camera: Cosentino non può essere arrestato

È l'ennesimo caso di impunità parlamentare. La Camera ha votato no, con 309 contrari e 298 favorevoli, alla richiesta di arresto per Nicola Cosentino, sotto accusa per essere sta o per anni il riferimento storico dei clan casalesi in politica. E' stata la Lega a fare un passo indietro rispetto al voto in Giunta per l'Autorizzazioni della Camera, determinante sono state le pressioni di Berlusconi a Bossi. Il Senatur ha dichiarato, contrariamente alla linea maggioritaria del suo partito e rappresentata da Maroni, che gli atti sarebbero stati inconsistenti ed evanescenti.

La cronaca in realtà ci raccolta altro.

Proprio in questi giorni il Corriere della Sera ha pubblicato le foto dell'incontro finito sotto riflettori degli investigatori presso una filiera di Unicredit di Roma. Nicola Cosentino, accompagnato da Luigi Cesaro (presidente della Provincia di Napoli) e Mario Santocchio (esponente pdl, presidente dell'azienda pubblica dei trasporti di Salerno), avrebbe fatto pressioni su Cristoforo Zara, dipendente Unicredit attualmente in carcere, per concedere un finanziamento senza le necessarie garanzie fideiussorie a favore della Vian srl. Per gli inquirenti la fideiussione presentata sarebbe falsa, la società edile fittizia e l'obiettivo sarebbe stato quello di favorire i clan Schiavone e Russo nella costruzione di un centro commerciale "Il Principe" sul suolo casalese. Per lo stesso procedimento sono indagati alcuni membri dell'Ufficio Tecnico Comunale che, sempre per favorire i clan, avrebbero rilasciato concessioni non contemplate dal piano regolatore comunale. Per la stessa inchiesta sono indagate, e attualmente in carcere, decine di persone che avrebbero favorito il voto di scambio in occasione delle elezioni amministrative del 2008 (il comune sarà poi sciolto proprio per infiltrazioni mafiose).

Gli inquirenti sono convinti quindi delle connivenze tra Consentino e i clan, e del fatto che quest'ultimo sarebbe stato pienamente consapevole di aver commesso degli illeciti per favorire le organizzazioni mafiose. Ma la Camera non ha voluto sentire ragioni, ha deciso di farsi giustizia da sola e non concedere ai giudici la possibilità di arrestare Nicola Cosentino dopo una caccia all'uomo che ormai dura da circa quindici anni. A tanto risale la prima dichiarazione dei pentiti che ai tempi legarono i successi politico di Nick o' merican all'appoggio della macchina elettorale dei clan della provincia di Caserta. Aldilà della nausa per l'ennesimo caso di giustizia non uguale per tutti, sarebbe necessario chiedersi cosa sarebbe successo se Nicola Cosentino fosse finito in carcere.

Uno dei principali obiettivi degli inquirenti, al di là del pericolo di fuga o di inquinamento della prove, sarebbe stato proprio quello di mettere sotto torchio il coordinatore campano del Pdl e convincerlo a collaborare per fare chiarezza sui rapporti tra la politica (campana e nazionale) e i clan camorristici. In questi anni, infatti, sono state tantissime le inchieste sugli appalti (vedi TAV e Salerno-Reggio Calabria) che avrebbero riempito le tasche delle organizzazioni mafiose. Chi avrebbe favorito questa connivenza? Chi sarebbe stato il tramite di affari per centinaia di milioni di Euro? Tutti interrogativi che ancora una volta rimarranno tali perché Cosentino è stato assolto, dalla Camera però, non dai tribunali. Ad ognuno di noi questo privilegio non sarebbe mai stato concesso, c'è quindi da porsi un altro interrogativo: è solo una questione di giustizialismo o di uguaglianza?

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