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Annullato il processo Dell'Utri: la fine del concorso esterno e il braccio giudiziario della Terza Repubblica

  • Scritto da  Adriano Sofferenza
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La sentenza della Corte di Cassazione che annulla e rinvia alla Corte d'Appello il processo per concorso esterno in associazione mafiosa di Marcello Dell'Utri ha scatenato prevedibili polemiche tra chi, da sempre, vede nelle accuse al senatore siciliano la volontà di colpire Berlusconi e chi chiede chiarezza, una volta per tutte, sulla stagione di rivoluzione mafiosa degli anni Novanta. Ma qualcosa è cambiato in Italia negli ultimi mesi; e non in meglio, niente illusioni. Con questa sentenza, finalmente, la maggioranza parlamentare getta la maschera e si mostra compatta anche in tema di giustizia. L'unica voce del Partito Democratico si accoda ai garantisti della domenica del Pdl, affermando che, quando mutano i contesti sociali, “il mutamento nell’interpretazione giurisprudenziale è nella storia di tutte le magistrature”. Luciano Violante, proprio lui, non ha solamente riconosciuto la legittimità della requisitoria del P.G. di Cassazione Iacoviello e della conseguente sentenza, ma si è spinto oltre e ha auspicato un intervento legislativo sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Quando Sandro Bondi ti attribuisce “onestà intellettuale e politica” dovresti porti qualche domanda; quando l'intero coro del centrodestra si aggrega nell'elogio, dovresti preoccuparti seriamente. Se ti chiami Luciano Violante e sei stato Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, forse, dovresti iniziare a riflettere su quanto hai detto.

Di tutto il bailamme, più o meno rumoroso, più o meno pubblicizzato sugli organi di stampa - tra un Ferrara che si ascrive il merito della sentenza dicendo che Iacoviello è d'accordo con quello che lui dice da vent'anni e un Alfano che tuona contro il partito dei Magistrati – ciò che più colpisce sono le frasi di Violante. L'ex magistrato, infatti, presuppone un mutamento del contesto sociale, portando a paragone la sentenza della Corte Costituzionale sull'adulterio degli anni '60, per spiegare la legittimità del ribaltamento di orientamento della Cassazione. In merito agli episodi di mafia oggi “la mente è più fredda in tutti” - dice Violante – e si può accantonare l'uso smodato del concorso esterno in associazione mafiosa da parte delle Procure e optare, nel perseguimento dei colletti bianchi conniventi con i fenomeni mafiosi, per il più tenue reato di favoreggiamento.

Viene da chiedersi quale sia questo mutamento del contesto sociale: l'assenza di bombe e attentati sull'isola e sul continente? Il riconoscimento della legittimità di comportamenti, frequentazioni, amicizie con soggetti mafiosi da parte dei rappresentanti dello Stato? Oppure, più semplicemente, la lotta alla Mafia è una guerra vinta come quella al Terrorismo degli anni '70 e quindi Violante pensa a una nuova fase di perdono e riconciliazione? Forse, in fondo, possiamo immaginarci la vedova di Borsellino che stringe la mano al Generale Subranni che qualche giorno fa le dava della malata d'Alzheimer, per screditare il ricordo di una confidenza del magistrato alla moglie in cui lo definiva punciutu.

Sulla sentenza della Cassazione, come sulle dichiarazioni dei politici, torna a riecheggiare la stagione dell'Ammazzasentenze, Corrado Carnevale. L'Ammazzasentenze, amico di Giulio Andreotti e dell'altro specchiatissimo magistrato Claudio Vitalone, nemico dichiarato dei giudici antimafia. Il giudice di Corte di Cassazione che ha più volte ribaltato i pronunciamenti nei processi di mafia di Tribunale e Corte d'Appello di Palermo e che, da imputato condannato in primo e secondo grado, è stato assolto dalla Corte di Cassazione stessa per il reato di (sic!) concorso esterno in associazione mafiosa.

Non è possibile spingersi a fondo nell'analisi della sentenza prima del deposito delle motivazioni, ma dalla requisitoria del P.m., come dalle parole di commento alla sentenza, si può percepire un clima e un'inversione di tendenza che si sta completando ed è questo il dato da portare in evidenza. L'eredità di Chinnici, Falcone e Borsellino è rimasta marginale nell'azione politica come nella cultura giuridica. Alla prospettiva di uno smantellamento complessivo del sistema mafioso, partendo dagli apparati e dai collegamenti con il mondo politico ed economico, continuando con la costruzione di un'economia sana e autonoma per il Sud Italia, si è preferita la politica degli arresti spot, degli encomi per le operazioni speciali e degli auspici e delle richieste di massima fermezza contro le mafie, continuando a progettare e costruire grandi opere ed elargendo appalti e finanziamenti a fondo perduto.

Le dichiarazioni politiche, le sentenze della Cassazione, l'indignazione dei procuratori antimafia e il silenzio di, quasi, tutti i giornali (ora che Berlusconi è silentemente guadente e in panchina non tutti sentono più l'esigenza di parlare di mafia) fa risuonare quell'aria anni '80 che sta tornando anche nella moda: il pentapartito è quasi servito, non poteva mancare il revisionismo mafioso, speriamo si riaffaccino presto anche i Righeira.

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