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Merkel: entro marzo (forse) la TobinTax. Con solo 15 anni di ritardo

  • Scritto da  Filippo Riniolo
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Merkel: entro marzo (forse) la TobinTax. Con solo 15 anni di ritardo

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato ieri che a fine marzo ci srà una presa di posizione di tutti i paesi sulla Tobin Tax e ogni ipotesi verrà presa in considerazione. Ma è necessario guardare agli effetti sulla competitività internazionale. In conclusione del suo discorso ha dichiarato “cercheremo una posizione comune sulla quale stiamo lavorando”. 

“Alla buon ora” direbbe la cultura popolare. Perchè di Tobin Tax si parla ormai da molti anni.

Il movimento di Seattle la propose con forza trovando soprattutto nella sinistra laburista inglese un ostacolo e per anni chi parlava di questa tassa veniva accusato di essere un sognatore, di non sapere di cosa si stesse parlando.

Eppure staimo parlando di un'imposta sulle transazioni finanziarie inventata nel 1972 dall’economista James Tobin (keynesiano), figura di spicco fra gli studiosi di politica monetaria del secolo scorso e vincitore del premio Nobel nel 1981 per «le sue analisi dei mercati finanziari e i loro rapporti con le politiche che riguardano la spesa, l’occupazione e prezzi». Lo studioso propose la tassa poco dopo la decisione del presidente americano Richard Nixon, il 15 Agosto del ‘71, di abolire la convertibilità in oro del dollaro. Per scongiurare oscillazioni troppo violente delle valute, Tobin suggerì di tassare i cambi. Chiaramente si ispirava a una proposta del grande economista britannico John Maynard Keynes che aveva teorizzato nel lontano 1936 di tassare gli scambi in Borsa, a Wall Street, per ridurre la speculazione .


 

Nel vecchio continente si discute da molto tempo attorno a una proposta già discussa a novembre scorso dalla Commissione europea e che con la tassa proposta da Tobin non ha molto a che fare. Dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2014. Bruxelles ha bisogno tuttavia dell’accordo politico tra i partner europei per essere adottata in tutta la Ue, ma se ne discute ormai da cinque mesi a vuoto per l'ostruzionismo di alcuni paesi. L’alternativa, in mancanza di un accordo, potrebbe essere che la introduca un gruppo di Paesi oppure che il numero delle transazioni colpite venga limitato.

 

L'imposta approvata dalla Commissione Ue e in discussione tra i governi europei porta il nome di Financial Transaction Tax (Ftt) e si applica a tutte le transazioni finanziarie, cioè ad acquisti o vendite di obbligazioni o azioni ma anche di opzioni, futures o derivati, quando almeno una delle parti - banca, assicurazione, fondo, società-veicolo - abbia sede nella Ue o nel Paese che adotti la tassa. Non è insomma una tassa che vale solo per le operazioni di borsa; vale anche per i contratti bilaterali come i derivati. Ogni Paese dovrebbe poter fissare il tasso, una volta firmato l’accordo europeo, ma di solito si parte da un minimo dello 0,1 per cento su ogni transazione (meno per i derivati).

 

Chiaramente i detrattori della norma sostengono che questa rappresenterebbe “sabbia negli ingranaggi” di un mondo dove la risorsa più flessibile è proprio il capitale, che orami si sposta più velocemente dell'acqua.

 

Infatti il nodo è esattamente qui. Nella volatilità del capitale e dei profitti che esso autogenera indipendentemente dal lavoro. Negli ultimi 15 anni questi spostamenti senza freni e vincoli sono riconosciuti come una delle ragioni più strutturali della crisi economica del 2008.

 

Il fatto che oggi la cancelliera Merkel ne parli dimostra quanto il movimento sceso in piazza a genova nel 2001 avesse ragione nel chiedere questa imposta e quanto le accuse di estremismo fossero strumentali e sbagliate. Forse oggi però dovremmo capire che di avere ragione “poi” non ce ne si fa nulla. Spillette su una divisa orami in cantina. Un po' come sostenere che la guerra in Iraq è stata un bagno di sangue inutile, certo avevamo ragione a scendere in piazza, ma questo non cambia nulla.

 

Cambia però la consapevolezza che quei semi e quel filone di approfondimento va ripreso, senza la paura di sembrare minoritari, avendo chiari nella mente che le accuse di allora, sono le stesse di oggi, e ieri come oggi, sono manichee e velleitarie.

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