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Una (quasi) lettera di un giovane papà al presidente del consiglio

Una (quasi) lettera di un giovane papà al presidente del consiglio

È difficile scrivere l’incipit di una (quasi) lettera da indirizzare al Presidente del Consiglio. Iniziare con Egregio Dott. lo ritengo troppo formale, poi con tutte le cariche che ha Renzi si trasformerebbe in un intro di fantozziana memoria “Dott. Ing. Lup. Man. President. Natural. Prestanom. Om. Di Pagl. Gran. Test. Di Caz”; con un semplice “Caro” non mi sembra appropriato, con un saluto iniziale come buongiorno – mentre in Italia sembra essere notte fonda – sarebbe inopportuno. Per questo motivo, quella che segue è una (quasi) lettera e io entro direttamente nel merito.

Domenica pomeriggio Matteo Renzi, nel suo tentativo di rompere il muro tra le famiglie italiane, quelle divise tra la RAI e Mediaset ha rilasciato “un’intervista” ( qui le ragioni del virgolettato) durante il programma di Barbara D’Urso ‘Domenica Live’, nel corso della quale ha promesso 80 euro per tre anni alle neo mamme. Oggi tutti i quotidiani e i telegiornali aprono su questo argomento che sembra una notizia. Ma le notizie vanno verificate e approfondite e al momento non esiste nulla di scritto che introduce questo bonus. Insomma un classico annuncio. Entrando nel merito, Renzi ha parlato di una soglia di reddituale di 90mila euro, i tecnici del governo che si stanno strappando le vesti per rendere la promessa realtà, modificando la legge di stabilità, pongono la soglia a 30mila euro.

La retorica di Marta prosegue, riuscendo a sortire reazioni di straordinario entusiasmo, ma io non ci sto. Caro Renzi (ops, mi è scappato!), questi sono provvedimenti che non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelli degli altri paesi europei. Tu parli di Marta ma non guardi a Claudio, Nicola, Francesco che possono essere i papà del bimbo che Marta porta in grembo. Ieri è andata in onda l’idea di famiglia di Matteo Renzi, non a caso esposta durante una delle trasmissioni più conservatrici e banali del palinsesto televisivo e quindi più popolare nel senso negativo del termine: quella famiglia che vede la donna come l’ “angelo del focolare” che deve accudire i figli in una famiglia in cui l’uomo lavora e la donna resta a casa.

Naturalmente in questa visione ottocentesca del nucleo familiare(chiediamo scusa a quel secolo di grandi cambiamenti per i continui raffronti che ci proponiamo di fare), la donna deve essere moglie (guai a chi non si sposa!).

Nessuno fa dichiarazioni di guerra: si chiede la semplice parità genitoriale in cui le mamme e i papà siano sullo stesso piano, senza discriminazioni legate al legame tra i due genitori. Siamo stanchi della retorica di questo governo che non estende e amplia diritti, che annuncia provvedimenti in pompa magna per fare sempre passi indietro. E’ davanti gli occhi di tutti che il più grande partito riformista d’Europa governa insieme a dei talebani in materia di diritti civili. E ne subisce l’influenza, anzi l’egemonia.

Siamo stanchi anche dell’idea di famiglia che ci propina questo governo: una sintesi tra i boy scout e i principi ciellini, apparentemente felice ma che nella realtà stenta ad arrivare a fine mese e in alcuni casi a provvedere all’educazione dei propri figli. Non basterebbe un articolo per descrivere i problemi che viviamo quotidianamente: non è il momento dei piagnistei, ma delle rivendicazioni.

Si ignora o si finge di ignorare che i diritti dei papà sono sempre marginali, mai al pari delle mamme. Nel nostro paese, solo per i contratti a tempo indeterminato esiste il congedo parentale obbligatorio per i papà, che si concretizza con un giorno di astensione dal lavoro, fino a tre se sottratti alla mamma. Insomma, una “guerra” in casa nel momento delicato del post parto, un solo giorno che non serve neppure a rispondere agli sms di auguri che si ricevono, giusto per parlare lo stesso linguaggio fatto di tweet, retweet e newsletter.

Un momento fondamentale quello del post parto per entrambi i genitori, una fase di riorganizzazione delle vite insieme al proprio partner, in cui il padre dovrebbe sostenere la mamma e insieme scoprire la bellezza di essere genitori. La precarietà, sempre più espansiva anche grazie ai provvedimenti messi in campo dal governo Renzi su lavoro e welfare, peggiorerà una situazione che è sempre più difficile.

Mentre in Francia si legano gli incentivi alle imprese al rispetto dell’obbligo del congedo per i papà (sei mesi obbligatori) il governo italiano elargisce regali alle imprese senza mettere sul piatto della bilancia il rispetto dei diritti. Le proposte ci sono, basterebbe applicarle. Anche per questo parteciperò all’ assemblea promossa da ACT! Agire costruire trasformare, che si svolgerà a Roma il prossimo 26 ottobre, su lavoro e welfare, oltre che come precario anche come papà per estendere i diritti a tutte e a tutti senza guerre.

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