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Quarta e Riccio: "Siamo partiti": l'altra Europa e la nuova sinistra

  • Scritto da  Alessandra Quarta e Claudio Riccio
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Quarta e Riccio: "Siamo partiti": l'altra Europa e la nuova sinistra

Siamo partiti. Abbiamo percorso centinaia di chilometri, a nord come a sud. In Piemonte come in Puglia, in Liguria come in Campania, in tutti gli angoli dei nostri collegi, incontrando uomini e donne attivi da sempre o da tempo disillusi, dentro o fuori i partiti, che da soli o in rete affrontavano le sfide delle elezioni. Ci siamo mobilitati in tante e tanti, giovani e giovanissimi, quasi tutti alla prima esperienza elettorale. 

Avevamo vissuto tutti lo straordinario risultato del referendum per acqua e nucleare, per la prima volta ci eravamo trovati ad essere maggioranza nel paese. Molti di noi invece non avevano mai neanche vissuto l'esperienza di votare una sinistra che superasse lo sbarramento, di certo non abbiamo mai conosciuto una sinistra di cui avere nostalgia. 

Proprio a partire da un giudizio così netto sui limiti della sinistra italiana abbiamo deciso di impegnarci con generosità in questo percorso, contribuendo al superamento dello sbarramento e alla riapertura di uno spazio di cambiamento.

Il superamento della soglia di sbarramento, in un contesto più che ostico, ci dice che i temi che abbiamo portato all'interno del dibattito elettorale, l'attenzione per le persone e per una politica dal basso, hanno trovato consenso e che, pertanto non dobbiamo abbandonarli. La lotta politica dei tanti che hanno poco contro i pochi che hanno tanto, dei tanti che subiscono contro i pochi che decidono non può fermarsi.

Con tutti abbiamo affermato le ragioni di un'altra Europa e di una politica che sappia sostituire la giustizia sociale e la solidarietà all'efficienza ipercompetitiva, l'equità alla tecnica; in tante piazze ci siamo detti che il futuro di sinistra che intendiamo costruire necessita di contenuti forti ma anche di nuove pratiche, in cui è l'attenzione ai bisogni delle persone a determinare le azioni concrete che dobbiamo mettere in campo.

Esiste una grande domanda di cambiamento, ma per raccoglierla, strappando il consenso a chi evoca il cambiamento o mima la ribellione, serve mettere in campo una sinistra nuova, radicalmente alternativa alle forze subalterne al neoliberismo, non minoritaria, ma al contempo non succube del pensiero unico, una forza nuova, organizzata dal basso e in grado di cambiare davvero le nostre vite, in Italia e in Europa.

Queste valutazioni oggi meritano una riflessione più approfondita e responsabile da parte di tutti e in particolare da parte nostra che abbiamo riscosso, senza grandi strutture alle spalle e oltre ogni aspettativa un grande risultato in termini di preferenze, un dato che, crediamo, sia frutto anche della capacità di prospettare, dentro uno scenario collettivo, un protagonismo e una esperienza in discontinuità con il passato, innovativa non solo per il tratto generazionale, ma soprattutto per le pratiche messe in campo.

Superando la soglia, abbiamo aperto uno spazio di alternativa, che ora dobbiamo necessariamente mantenere vivo, trovando le forme migliori per valorizzare i nostri percorsi, non disperdendo quanto siamo riusciti ad aggregare e riempire di contenuto, respingendo spinte identitarie, revanscismi di qualunque natura, e qualunque atteggiamento che possa danneggiare il processo collettivo che abbiamo messo in moto nella campagna elettorale e il cammino di una nuova sinistra nata nelle urne.

La scelta è chiara: o con gli orticelli o nel campo aperto. Noi siamo e saremo per un cammino collettivo nel campo aperto, vasto, ma non per questo non insidioso, in cui ci stiamo avventurando insieme in questi giorni e in cui intendiamo trovare le risposte alle difficili sfide di questi tempi.

Non torniamo indietro. Di rincorsa ne abbiamo presa tanta.

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