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Un'inchiesta sui 7 comuni sciolti per mafia

Un'inchiesta sui 7 comuni sciolti per mafia

Ventitrè marzo 2012: il Consiglio dei Ministri emette in un solo giorno i decreti di scioglimento per infiltrazioni mafiose di sette consigli comunali. Dal nord al sud dello stivale, i comuni sciolti sono quelli di Leinì (Piemonte), Bova Marina e Platì (Calabria), Pagani e Gragnano (Campania), Salemi e Racalmuto (Sicilia). 

Tali provvedimenti, da mesi sulla scrivania dell’ex Ministro dell’Interno, sono finalmente diventati realtà. L’iter per l’azzeramento di un’amministrazione per connivenze con il malaffare prevede innanzitutto l’invio, da parte del Prefetto, di una commissione d’accesso agli atti. Tale commissione nel giro di tre mesi (prorogabili al massimo per altri tre mesi), deve verificare l’eventuale compromissione degli organi politici e, una volta che questa sia stata riscontrata, il governo dispone lo scioglimento con un decreto firmato dalla Presidenza della Repubblica. A questo punto le amministrazioni sono sciolte ed i comuni sono guidati da un’altra commissione (straordinaria) composta da tre membri, per diciotto mesi (ai quali possono essere aggiunti sei mesi di proroga).

Nel caso dei sette comuni in questione, secondo gli ispettori del ministero, sono stati trovati palesi legami tra membri delle amministrazioni e le cosche, molto spesso garanti politiche sul territorio del consenso elettorale.

A Leinì, sempre secondo la relazione del Ministro degli Interni, la ‘ndrangheta ha instaurato un sistema di controllo del territorio, attraverso le tradizionali estorsioni ma, contemporaneamente, è riuscita ad imporsi quasi alla luce del sole attraverso gli appalti a proprie imprese per l’assegnazione di lavori o forniture. L’ex sindaco Coral, arrestato lo scorso giugno, dalle carte risulta in pieno accordo con il boss ‘ndranghetista Giuseppe Gioffrè. La relazione entra nei dettagli del rapporto tra i due: i patti prevedevano un sistema di mutui scambi, le imprese del boss avrebbero vinto tutti gli appalti (anche grazie ai prezzi stracciati che potevano permettersi), di modo da garantire enormi guadagni all’organizzazione, che ricompensava il “sindaco amico” con appoggio e protezione politica.

Per quanto riguarda le amministrazioni calabresi, il provvedimento era atteso da mesi a Bova Marina, dopo le dimissioni in blocco di tutti i consiglieri comunali; a Platì, piccolo comune del locride, le indagini del procuratore Gratteri hanno riscontrato l’esistenza di una vera e propria base per i traffici di droga internazionali che arrivavano dal Sudamerica e si dirigevano verso il nord Italia ed il resto d’Europa.

 

In Campania cresce il legame tra clan e politici, fino a divenire di identità in certi casi. Come a Pagani, comune della provincia di Salerno dove l’ex sindaco Alberico Gambino (eletto con il 76,7% dei voti nel 2007, al suo secondo mandato) ha per dieci anni governato a braccetto coi boss delle famiglie dei Fezza-D’Auria Petrosino. Per dieci anni Gambino ed i suoi fedelissimi, attraverso intimidazioni e minacce più o meno esplicite a chiunque si mettesse sulla loro strada, si sono appropriati di una città e ne hanno svuotato le casse, lasciando debiti ancora non pienamente definibili. L’inchiesta “Linea d’Ombra” lo aveva portato in carcere lo scorso luglio insieme ad altre sei persone, raggiunti poi da altre cinque nella seconda (non ultima) tornata di arresti, l’operazione “Settimo Cerchio”. Il processo al cartello criminale politico-mafioso paganese è tuttora in corso, e ruota intorno alla figura chiave di Amerigo Panico, gestore di un centro commerciale, dalla cui denuncia è cominciato tutto. Per quanto riguarda il comune di Gragnano, ad essere sotto i riflettori è il sindaco Annarita Petrarca. La sindaca vantava eccellenti legami negli ambienti del PDL campano, a partire dai due indiscussi leader (entrambi indagati per mafia) Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, immortalati sorridenti nelle foto del suo matrimonio. La Petrarca non è nuova di certi ambienti: è la figlia di Francesco Petrarca, uomo di fiducia del senatore democristiano Gava, condannato per rapporti con la camorra. Dall’inchiesta “Golden Gol” risultano palesi, anche attraverso intercettazioni, le fruttuose collaborazioni tra clan e politica durante le elezioni amministrative del giugno 2009, alle quali avrebbero votato anche persone non presenti sul territorio, o addirittura decedute. Il marito della Patriarca è Enrico Martinelli, sindaco di San Cipriano d’Aversa, cugino ed omonimo di un noto boss. Martinelli (il sindaco) è stato scarcerato pochi giorni fa dopo aver scontato due mesi di reclusione con l'accusa di piena contiguità ai clan casalesi. Nel novembre 2011 infatti dalle indagini della Dda di Napoli emerse un pizzino del boss a suo cugino nel quale erano fornite indicazioni circa un appalto da 11 milioni di euro. Il comune del Martinelli era già stato sciolto nel 2008 per collusione, ma fu reintegrato dal Tar. Con la Petrarca si sposarono nel 2010, il loro testimone è stato Nicola Cosentino. Le indagini su entrambe i coniugi Martinelli sono ancora in corso, ma la relazione del Ministero degli Interni ha ritenuto che ci fossero comunque gli estremi per lo scioglimento.

 

Giammarinaro e SgarbiIn Sicilia le amministrazioni sciolte sono quelle dei comuni di Salemi e Racalmuto. A Salemi vige il potere dell’ex deputato della DC Giammarinaro, vicinissimo all’ex governatore Totò Cuffaro. Assolto da un processo per mafia, ha continuato ad estendere il suo potere politico ed economico, e volle fortemente, tre anni fa, la candidatura di Vittorio Sgarbi alla poltrona da sindaco. Sgarbi accettò e fu eletto: il suo primo atto da sindaco fu la certificazione dell’inesistenza della mafia in quel comune ed un pubblico omaggio al “perseguitato” onorevole Giammarinaro. Le indagini hanno avuto il loro corso e proprio il perseguitato è stato indicato dagli ispettori del ministero come il motore di strani affari sanitari per i quali i centri privati venivano convenzionati e rimborsati dalla sanità pubblica con cifre stratosferiche. L’ex deputato è stato nuovamente riproposto per la sorveglianza speciale ed ha subito un sequestro di beni per oltre 30 milioni di euro. A Racalmuto, infine, il sindaco Petrotto si era dimesso dopo le accuse di un collaboratore di giustizia secondo cui avrebbe favorito l’assegnazione degli appalti alla mafia ed avrebbe addirittura inscenato degli attentati intimidatori a se stesso. Ottenuta l’archiviazione delle indagini, Petrotto, convinto che fosse finita, era pronto a tornare in pista per le elezioni del prossimo maggio, quando è arrivato lo scioglimento per mafia.

 

Scioglimenti pesanti, che fanno tornare all'ordine del giorno le infiltrazioni delle mafie nelle pubbliche amministrazioni, ma soprattutto gli strumenti di prevenzione e di contrasto necessari. Dopo gli anni berlusconiani, in cui lo scioglimento delle pubbliche amministrazioni sembrava esser diventata pratica desueta (basti ricordare il caso Fondi), il Ministro Cancellieri ha decido di intervenire con decisione, sciogliendo in pochi mesi più di dieci comuni con comprovate collusioni con la malavita organizzata. Certo vedendo anche l'orientamento delle amministrazioni bisognerebbe chiedersi perchè non fossero state sciolte prima, ma soprattutto interrogarsi se lo strumento dello scioglimento, che avviene sempre a valle del processo di infiltrazione, sia l'unico in grado di contrastare il fenomeno. Non sarebbe meglio puntare sulla prevenzione? E cioè evitare, esempio, che personaggi già rinviati a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione e per collusioni con la criminalità possano concorrere alle cariche pubbliche. Misteri di Italia.

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 19:28
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