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Basta vittime sui maxipalchi: lettera ai cantanti del 1° maggio

  • Scritto da  Redazione
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concertone primo maggioSi avvicina il 1° maggio, festa del lavoro, dei lavoratori. Ormai è una tradizione consolidata che questa ricorrenza venga festeggiata dai sindacati confederali con il "concertone", un evento enorme, per gli artisti che vi suonano, per le migliaia di persone che vi partecipano, ma anche per i lavoratori coinvolti nella sua preparazione, a partire dal palco. 

Sono state molte – anche se spesso passate sotto silenzio – le polemiche sulle condizioni dei lavoratori impegnati nel montare il palco e il service. Il 1° maggio 2012 arriva a seguito di due drammatici eventi: la morte di Francesco Pinna e  Matteo Armellini, schiacciati dal palco cui stavano lavorando, il primo a Trieste nel tour di Jovanotti, il secondo durante il concerto a Reggio Calabria di Laura Pausini. Ragazzi vittime della macchina dello spettacolo, della sua fretta, della fame di profitti. Non si scopre certo ora quale sia la situazione del lavoro dietro i maxi-concerti, (ne ha ben scritto Ciccarelli su Furia dei Cervelli), ma anche nell'ambito di spettacoli minori, ma in vista di questo 1° maggio non si può sorvolare certo il problema, e fin'ora da gran parte degli artisti italiani non è giunta una vera presa di posizione sui diritti dei lavoratori, ma solo retorica e qualche tweet. Anzi, nel primo concerto della Pausini, al quale la cantante si era preparata con grande prolusione di retorica per la morte di Matteo Armellini, la Guardia di Finanza ha scoperto che 16 dipendenti sui 21 presenti al momento del blitz erano in nero. Ma anche il concertone di San Giovanni non è esente da irregolarità. I Carabinieri hanno, infatti, emesso otto denunce e una sanzione pecuniaria di 43mila euro. Tra le otto ditte responsabili dei lavori non c'era nessun lavoratore in nero ma, alcune irregolarità amministrative nonché violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Ciò accade nonostante quest'anno fosse stato deciso di iniziare molto prima il montaggio del palco del primo maggio per avere migliori condizioni di lavoro e tempi più distesi.

Se invece i grandi nomi dello spettacolo si impegnassero, assumendo il tema della sicurezza sul lavoro come prioritario, molte cose potrebbero cambiare, e si potrebbe rompere il muro di silenzio attorno alla sicurezza sul lavoro.

Pubblichiamo di seguito una lettera-appello, pubblicata su un blog, ai musicisti che suoneranno al concertone scritta dagli amici di Matteo Armellini.

Scriviamo questa lettera a chi tra una settimana salirà sul palco del 1° Maggio. Sappiamo che non siete i soli a cui dovremmo scrivere, ma ci sembra giusto rivolgerci per prima cosa a voi che avete scelto di partecipare alla festa dei lavoratori.

Specialmente in un momento come questo è molto facile rassegnarsi alla propria impotenza; le decisioni sembrano prese tutte in contesti inavvicinabili, guidate da criteri irragionevoli e interessi meschini. Il timore che dopo gli incidenti di Trieste e Reggio Calabria nulla cambi, ci spinge però a forzare questo senso di impotenza e a chiamare in causa chi invece ha la possibilità concreta di intervenire. Gli artisti.

Suonare al concerto del 1° Maggio dovrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice esibizione tra le tante. Significa riconoscere la dignità di ogni lavoratore, celebrarne le conquiste e implicitamente considerarne le fragilità, specialmente in questo momento in cui va sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.

Durante la vostra esibizione centinaia di migliaia di persone guarderanno verso il palco senza vedere ciò che è “dietro” lo spettacolo.

Ci piacerebbe ricordare che anche questo palco voluto dai sindacati, sia frutto, come tutti gli altri, del lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non riconosce, nella realtà dei fatti, diritti ormai considerati fondamentali. Non è la sede per entrare nello specifico, ma vogliamo comunque sottolineare che figure professionali quali rigger, scaffolder e facchini che rendono possibile ogni volta il funzionamento del gigantesco macchinario dello spettacolo, lavorano senza neppure un contratto specifico per la mansione che svolgono, senza un sistema di regole relative a turni e orari di lavoro e in condizioni di sicurezza spesso esistenti solo sulla carta. Sono molti gli aspetti che necessiterebbero di un serio intervento di riforma. Basti pensare che la formazione professionale in molti casi rimane a carico del lavoratore, così come la copertura assicurativa e l’attrezzatura di sicurezza. A questo si aggiunge la poca chiarezza nell’intreccio di responsabilità e competenze tra società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live.

E’ in questo scenario che chiediamo a voi artisti, vertice della piramide e in ultima analisi committenti di tutto questo macchinario spettacolare, di non sentirvi estranei.

Riteniamo che non si possa più far finta di nulla, pensando che gli incidenti siano casuali e non avvengano al contrario a causa di scelte finalizzate alla massimizzazione del profitto. Vi chiediamo espressamente di usare il potere che forse non sapete di avere: il potere di riappropriarvi della possibilità di una scelta etica, cambiando modello di business, selezionando con cura e in base a precise garanzie le aziende e le strutture a cui affidarvi, vigilando e tutelando le parti più deboli di questo processo. In particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, garantendo ritmi lavorativi e turni più umani.

E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti, ancor di più ora che con l’estate il numero degli eventi live raggiunge il suo apice. La nostra non è un’accusa, è solo un invito a liberarvi da una complicità morale che comunque si riflette sulla vostra immagine.

Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta di niente e aspettare un’altra morte.

Gli amici di Matteo

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