Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

La Galleria Principe di Napoli: ricostruire dal basso cultura, arte, saperi

  • Scritto da  Redazione
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
La Galleria Principe di Napoli: ricostruire dal basso cultura, arte, saperi

Da anni in stato di abbandono la Galleria Principe di Napoli è stata negli ultimi mesi occupata e recuperata da diverse comunità di lavoratori, studenti, migranti, artisti. Ora la Galleria Principe Liberata è sotto minaccia di sgombero. Riceviamo e pubblichiamo da Kevlar Conoscere è Resistere. 

Avventurarsi nel centro storico napoletano, girare e rigirare vicoli e stradine, per poi sbucare in enormi piazze che, a guardarsi intorno, si resta estasiati, e anche un po' smarriti. Ci sono piazze, come Del Gesù, San Domenico, Bellini, che hanno il sapore del vecchio ed antico, che brulicano di arte e di storia. Ci sono altre piazze, apparentemente più grandi e apparentemente vuote, dove il calore del sole si sente dappertutto, e quasi non c'è ombra. Napoli è così, luci ed ombre, ma ad ogni passo si può scoprire qualcosa di unico al mondo. Ci sono diversi modi per raggiungere la Galleria Principe di Napoli: puoi salire Via Pessina, vedendo in lontananza il Museo Nazionale; puoi salire Via Costantinopoli, tra piazza Bellini e piazza Cavour, oppure addentrarti tra queste due strade parallele, passando per l'Accademia di belle arti.
C'è tanto intorno alla Galleria, perfino due fermate della nuova metropolitana di Napoli. Eppure pochi la conoscono davvero, molti la confondono con la Galleria Umberto, più conosciuta forse per i costosi bar e i negozi di abbigliamento chic, o forse perché a Natale è piena di luminarie, mentre alla Galleria Principe ci sono solo i clochard, a cui è stata perfino negata la possibilità di ripararsi all'interno.

Anche la Galleria Principe è una piazza, in cui rimanere smarriti ed estasiati. Tre ingressi (anticipati da scalinate di lunghezze diverse per il dislivello tra le varie strade circostanti), tre bracci (il quarto non è mai stato realizzato per la presenza della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli). Nel XVI secolo nell'area in cui è stata costruita la Galleria c'era il deposito granario della città (le cosiddette "fosse del grano"), poi la struttura venne adibita a prigione, deposito e caserma militare, fino al suo abbattimento tra il 1852 e il 1856, quando vennero interrotti i lavori.
Dopo trent'anni di tentativi di ricostruzione e la presentazione di progetti da parte di diversi architetti, furono completati i lavori di una galleria con finalità commerciali; infine, nel 1969 fu realizzata l'opera di restauro che ha conservato la Galleria fino ad oggi.

Ma che utilizzo le diverse amministrazioni comunali hanno fatto della Galleria Principe? La galleria non è mai stata quel centro commerciale che era nelle intenzioni dei committenti, ma non è nemmeno mai stata un centro culturale e sociale a disposizione della città. Ad eccezione di un bar e di alcuni uffici comunali, il resto dei locali versano in condizioni di inagibilità e degrado. E questo nonostante il fatto che, tra il 2007 e il 2009, siano stati spesi 3 milioni di euro per un ulteriore restauro che ha suscitato molto scalpore. "Il cantiere della vergogna" recitava lo striscione affisso sulle impalcature dalle collaboratrici-restauratori. Le attività, infatti, erano state subappaltate ad una società non iscritta alla Cassa Edile di Napoli e gli addetti del settore del restauro artistico non erano stati assunti.

Da settembre dello scorso anno, diverse realtà e associazioni cittadine hanno occupato alcuni locali all'interno della Galleria con l'obiettivo di recuperarli e restituirli alla città. Liberare uno spazio dal degrado e dall'abbandono è stato il primo passo: alzare le serrande e ridare aria a luoghi angusti, pieni di scartoffie comunali lasciate ad ammuffire. Kevlar, GalleRiArt, S.U.D. e Ross@ hanno dato vita a un progetto nuovo: ricostruire una città dal basso, nei luoghi dove il disagio sociale è più forte che altrove, tra indifferenza, povertà, malavita. Ricostruire una città a partire dalla cultura, l'arte, i saperi, i diritti, la partecipazione. Ricostruire un sistema sociale nuovo, che passi attraverso la garanzia di servizi per tutti e l'organizzazione di attività, sportelli d'ascolto e quant'altro. Le iniziative messe in campo, difatti, sono rivolte a tutti e chiedono esplicitamente la partecipazione di tutti: lavoratori, studenti, migranti, disoccupati oppure semplici cittadini, tutti sono essenziali per la realizzazione di una nuova società.

Tutt'a un tratto l'attenzione sulla Galleria cresce a dismisura: l'amministrazione comunale indice bandi di assegnazione di attività e locali, nonostante le iniziative promosse si fossero limitate a sporadici eventi, per di più poco (se non per nulla) partecipati; la stampa locale avvia una vera e propria guerra mediatica, tacciando le realtà in occupazione di essere “abusivi” e auspicando lo sgombero dei locali occupati; la polizia municipale avvia frequenti controlli intimidatori, portando avanti accuse di furto di elettricità e imbrattamento di un bene monumentale. Ma come si può considerare abusivismo, furto e imbrattamento il recupero di un monumento storico, che attualmente presenta crepe, infiltrazioni, crolli? È evidente che la liberazione della Galleria cozza con gli interessi di chi mira a privatizzare e speculare, specialmente in un momento in cui la sua notorietà la rende appetibile. Ed è altrettanto evidente il sistema che tende a stroncare qualsiasi iniziativa dal basso, in particolare laddove si aprono spazi di partecipazione e autogestione reali.

Luce ed ombra. L'ombra del degrado e dell'abbandono. La luce di un sogno, quello di una società diversa, più giusta.

 

Kevlar - Conoscere è Resistere

 

 

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info