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Assassinato Lopez Aguilar: l'ottavo giornalista messicano ucciso nel 2012

Il fotoreporter Abel Lopez Ramon Aguilar, direttore di un portale di notizie sul web, è stato ucciso Lunedì a Tijuana (nel nord-ovest al confine degli Stati Uniti).
Il corpo esanime di Lopez Aguilar, 53 anni, "è stato ritrovato in un terreno abbandonato, con un colpo di pistola alla testa", ha dichiarato ai giornalisti Julián Domínguez, portavoce della polizia di Tijuana. 


Con l'assassinio di López Aguilar, direttore del portale “Tijuana informativo”, salgono ad 8 i giornalisti messicani uccisi nel 2012. Le organizzazioni internazionali sono convinte che la gran parte di questi omicidi sia legata alla criminalità organizzata del Messico.

Secondo le fonti della polizia il reporter si trovava, poco dopo la mezzanotte, ad una festa con la sua famiglia quando un gruppo di persone armate è entrato nell'abitazione per portarlo via con la forza. Il corpo è stato ritrovato alle 5 e trenta del mattino in una zona disabitata di Tijuana, una città con circa 1,5 milioni di persone, confinante con San Diego e gli Stati Uniti. Un territorio dove le operazioni di esportazione della droga assumono un peso rilevante e i cartelli criminali esprimono particolare aggressività nel controllo militare del luogo.
Oggi quel territorio è scenario di guerra tra il cartello di narcotrafficanti di Sinaloa in ascesa, guidati dal “El Chapo” (il narcotrafficante più ricercato degli USA e del Messico), e il cartello Arellano Félix, indebolito dalla cattura del proprio capo.

Il Messico si sta guadagnando il triste primato di paese più pericoloso per i giornalisti e gli operatori dell'informazione. Secondo i dati della commissione dei diritti umani, dal 2000, sono più di 82 i giornalisti che hanno perso la vita.

Spagna, poliziotti infiltrati provocano gli scontri e arrestano manifestanti

articolo apparso su un blog spagnolo e tradotto dal Corsaro - Tutti i media spagnoli hanno seguito in diretta le cariche della polizia contro i manifestanti che assediavano il Congresso. La tesi esposta nei propri servizi, collegamenti e articoli si fonda sul fatto che la polizia era stata costretta a intervenire in seguito alla provocazione di qualche incappucciato. Ovviamente non dicono che la gran parte di questi siano agenti infiltrati, pronti tanto a lanciare una bottiglia quanto a compiere arresti. Lo si evince con chiarezza dalle immagini della manifestazione.

Sabra e Chatila, la Pompei agghiacciante del Libano

Caffè e cornetto sono dieci dollari, al mattino, nella Beirut che veste Prada e ancora parla francese. A cinque minuti di distanza, è quanto un palestinese riceve ogni tre mesi dalle Nazioni Unite.
Sessant'anni dopo, Sabra e Chatila è un groviglio di cavi, in inverno con la pioggia sembrano stelle filanti. Rubano corrente alla rete libanese, la prima causa di morte, qui, è la folgorazione, tra case che all'interno sono topi, un televisore una lampada a pile, nient'altro, nell'angolo materassi e coperte. Una donna sbuca all'improvviso, urla che gli israeliani sono alle porte, urla di correre via – fa così dal 18 settembre 1982, è l'unica sopravvissuta, della sua famiglia. La trovarono sotto i fratelli, i corpi squarciati, aveva undici anni. Il padre collassò di infarto mentre un falangista la stuprava. Catene di altalene cigolano nel vento, sono i resti di un luna park, il carretto del gelataio, una piccola ruota panoramica – dal mozzicone di un edificio bruciato un ragazzino sniffa benzina. Sono tutti negozi di usato, vecchie scarpe, vecchi elettrodomestici, quei negozi che neppure capisci cosa vendono, perché vendono tutto quello che capita a tiro – e questi bambini che sembra sempre abbiano otto anni, poi chiedi e ne hanno quindici, è l'effetto della malnutrizione, uomini senza denti a quarant'anni, la pelle arata dalla rughe. Fadi Abdelrahim abita un interrato insieme a moglie e tre figli. Gli hanno amputato una gamba. L'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite che assiste i rifugiati palestinesi, non aveva i 200 dollari per le medicine. Anche se ne ha 9mila al mese per lo stipendio del suo direttore.

 

Spagna: vietate le cure ai migranti irregolari, ma i medici si ribellano

In Spagna non sembra conoscere soste l'arretramento sul fronte dei diritti. Come spesso accade in tempi di crisi sono gli "stranieri" i migranti ad essere utilizzati come capro espiatorio del disagio sociale. Le nuove disposizioni del Ministero della Salute spagnolo contenute nella riforma sanitaria, infatti, prevedono il divieto per i medici di fornire assistenza sanitaria agli immigrati privi di documenti regolari. 

Cile: scuole occupate, la polizia arresta 139 studenti

La giornata dì giovedì 16 agosto, in Italia caratterizzata da mare e ombrelloni, è stata per il Cile l'ennessima giornata di imponenti proteste studentesche. Da più di un anno prosegue la grande mobilitazione degli studenti cileni per l'istruzione pubblica e una società più equa, e nei giorni scorsi sono partite le occupazioni delle scuole, in particolare ci sono state numerose occupazioni delle scuole di Santiago.

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