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Giulia Giraudo

Giulia Giraudo

L'Italia contro diritti umani: l'accusa del rapporto di Amnesty International 2013

logo amnesty italia“I rom hanno continuato a subire discriminazioni, a essere segregati in campi, sgomberati con la forza e lasciati senza casa. Sistematicamente, le autorità non hanno protetto i diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Sono nuovamente falliti i tentativi d’introdurre il reato di tortura nel codice penale e di creare un organismo nazionale indipendente per i diritti umani. Non sono state adottate misure sistemiche per impedire le violazioni dei diritti umani da parte della polizia e garantire l’accertamento delle responsabilità. È rimasta diffusa la violenza contro le donne, in particolare gli omicidi”.

Discriminazione, mancanza di tutela dei diritti umani, falle nel sistema di protezione, abusi da parte delle forze dell’ordine, violenza sulle donne: leggendo un simile bollettino di guerra, presentato dall’annuale Rapporto di Amnesty International (2013), la mia mente immagina Paesi lontani, Paesi dove la democrazia non è ancora conosciuta, Paesi che, sui libri di storia abbiamo studiato per le nefandezze, le violazioni, le dittature militari, il mancato rispetto per gli esseri umani.

CIE e migranti: il punto sulla situazione italiana

Ogni anno in Europa migliaia di migranti sono detenuti in centri chiusi fino a 18 mesi per il solo motivo di non avere il permesso di soggiorno, senza avere commesso alcun reato. Ogni anno il nostro Paese, l’Italia priva della libertà di muoversi migliaia di stranieri colpevoli di essere irregolari e clandestini, ovvero secondo il sistema dominante,  criminali in quanto privi di documenti che certifichino la regolarità sul territorio. Ma come possiamo definire un essere umano  irregolare? Com’è possibile che un sistema reputi criminale un individuo, indipendentemente dalle azioni e dai comportamenti che mette in atto?

Essere clandestini o irregolari (la differenza sappiamo essere sottile, in quanto il clandestino è colui che entra illegalmente all’interno di un paese, mentre l’irregolare entra regolarmente, ma diviene irregolare in seguito alla perdita del permesso di soggiorno) comporta non solo il godimento di un numero ristretto, sempre più ristretto di diritti, bensì presuppone l’idea di una irregolarità insita nell’essere umano, nella persona stessa, come una macchia indelebile, una colpevolezza da criminalizzare, da condannare. 

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