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Oggi sciopero generale in Brasile: ecco un'intervista approfondimento sui motivi della protesta

Oggi sciopero generale in Brasile: ecco un'intervista approfondimento sui motivi della protesta
Il popolo si ribella: contro la speculazione da grandi eventi per una società più equa.
Mentre continuano azioni di rivolta e il dibattito infiamma il paese, si racconta Il Brasile attraverso le parole di Livio, 16 anni, attivista del movimento di queste settimane.

I. Presentati un poco e spiegaci un attimo cosa ti ha portato a partecipare a questo movimento, come è nato il Movimento Passe Livre (movimento per il biglietto gratis)?

L: Io alla fine del 2011 ho cominiciato a partecipare ai movimenti sociali proprio è cominciata una mobilitazione contro l’aumento del biglietto degli autobus. Le persone hanno cominciato ad unirsi, parlare, discutere, organizzarsi. Abbiamo fatto della manifestazioni inclusa un’occupazione della Fedetransport (l’azienda di gestione della mobilità), pero poi la cosa è morta, non siamo riusciti a ravvivarla. Ciò che riuscivamo a fare era mettere insieme per strada 100, 200 persone, quando arrivavamo al terminal degli autobus li fermavamo, aprivamo tutte le porte di dietro e facevamo entrare la popolazione dal retro senza pagare (In Brasile a Rio de Janeiro le persone entrano in autobus dal lato davanti, solo dopo aver pagato un tornello rotante libera l’ingresso)..

 

I: Tipo un atto di disobbedienza civile?

L. Sì , il movimenrto però poi è morto è sempre andata così, facevamo diffusione su facebook e ci ritrovavamo per strada.

I: È stato quindi un movimento autorganizzato dal basso? Non c’erano dei gruppi definiti?

L: Infatti è próprio cosi, il Brasile, se vai a cercare nella storia dei movimenti sociali, è pieno di rivolte contro l’aumento dei biglietti. Nel 1986 le persone sono scese per strada bruciando 189 autobus!

A Brasilia e San Paolo il movimento passe livre era già radicato da un pezzo e hanno ottenuto la gratuità per studenti e disoccupati. In questo contesto del 2011 con l’ausilio di queste persone venute da Brasilia abbiamo formato questo movimento passe livre a Rio de Janeiro. Inzialmente era la pagina di facebook. Poi all’inzio del 2012, un anno dopo, c’è stato un altro aumento del biglietto dell’autobus e ci siamo organizzati. Solo che questa volta c’è stata una forte influenza dei partiti. Allora abbiamo fondato un forum de luta contra o aumento da passagem (forum di lotta contro l’aumento del biglietto) per unire tutte le organizzazioni, è stato un fracasso totale, perché abbiamo fatto tre manifestazioni e poi il movimento è morto di nuovo. Abbiamo cominciato a litigare per problemi interni. Alla fine del 2012, inizio Del 2013 c’è stata una grossa mobilitazione attorno all’aldeia marcanã, era l’università indigena c’era questo progetto culturale. Questo spazio che era occupato fino al 2006 sotto la pressione dello stato in vista delle opere per gli eventi sportivi è stata disoccupata con la forza. Si è deciso quindi di rioccuparla e di non cedere di fronte al’ondata repressiva, questa occupazione è diventata simbolo di resistenza in tutto Il Brasile e ovviamente a Rio. Qui stiamo vivendo um processo di trasformazione forte della città: rivitalizzazione del centro, rimozione delle case delle persone, questo processo in generale ha caratterizato e sta caratterizzando tutto Il Brasile a causa della coppa delle confederazioni, della coppa Del mondo e delle Olimpiadi. L’aldeia Maracanã costituiva quindi il simbolo di questa resistenza sociale contro queste trasformazioni in cui non è coinvolta la popolazione. È successo che la polizia è arrivata due tre mesi fa e ci ha mandati via. C’era quindi gruppo di persone che si conosceva anche di persona, per aver condiviso um percorso, c’era inoltre un comité popular da copae das olimpíadas (comitato popolare della coppa del mondo e delle olimpiadi) e o frente nacional dos torcedores (fronte nazionale dei tifosi). Queste organizzazioni nell’ambito della coppa del mondo si sono organizzate per fare delle critiche e si sono ritrovate tutte insieme nel momento in cui è stato aumentato il costo del biglietto. Ci siamo organizzati per scendere in piazza e alle prime due manifestazioni c’erano poche persone, improvvisamente alla terza 10.000 persone!

I: Tra l’altro laumento è stato esponenziale, l’ultima volta che ero in Brasile nel 2011 costava 2,50 reali e in meno di un anno è aumentato quasi di 50 centesimi, per non parlare del fatto che in um anno solare è aumentato di due quarti del vecchio costo (2 reali).

L: Una cosa importante è che il mese scorso a Porto Alegre (Rio Grande do Sul) c’è stata uan forte mobilitazione. È scesa un sacco di gente in strada, lì sono riusciti a fermare l’aumento del biglietto. Siamo scesi in piazza anche sotto La spinta di questo esempio. Di fronte a queste 10.000 persone abbiamo riattivato il forum, da quel momento in poi alle manifestazioni i partecipanti sono lievitati sempre di più: diecimila, cento mila e poi due milioni una cosa assurda. Anche a San Paolo, dove il MPL è più rganizzato e strutturato, è andata per strada molta gente e l’unica rispsota dello stato è stata violenza.

I: Questa è la fase iniziale del movimento, sin dall’inzio ci sono state varie dichiarazioni da parte varie persone, politici e non, che dicevano che per 20 centesimi si stava mettendo su un caso, secondo te la persone sono state portate in piazza dai 20 centesimi? Sarà che la questione centrale sono davvero questi 20 centesimi?

L: C’è in ballo tutto questo processo di trasformazione che stiamo vivendo a Rio, a cui si è aggiunto uma cosa diretta, una cosa caduta dall’alto direttamente sulle nostre teste. È stato come uno dei tanti spazi invasi, stanchi dell’oppressione, non siamo scesi in piazza solo per i 20 centesimi, questi sono stati la miccia che ha fatto maturare e incendiare il dibattito politico. Poi volendoci concentrare sui trasporti: già non funzionano, si aumenta pure il biglietto di 20 centesimi! Alla fine posso dire che non siamo scesi per i 20 centesimi, ma per i diritti. Un sacco di gente ha molti motivi per scendere in strada,. Si è aperto um dibattito politico.

Movimento Passe Livre I: Pensi che questo aumento dei prezzi sia legato agli eventi che stanno concentrando l’attenzione su Rio, all’ attenzione che il Brasile sta ricevendo? Che tipo di Brasile si sta tentanto di presentare all’esterno, a livello di immagine Internazionale, e che Brasile vi ritrovate a vivere voi oggi?

L: L’aumento del biglietto è solo una difficoltà in più per chi ha pochi soldi di dislocarsi in tanti posti della città. Il traffico caotico, la segregazione spaziale. La gente viene letteralmente segregata, costretta a vivere nelle proprie case, nei propri quartieri. Immaginiamo chi vive nella zona ovest o nella zona nord (le aree più povere di Rio de Janeiro) e si muove per andare a lavorare nella zona sud: si sveglia alle 5 per andare a lavoro, finisce di lavorare alle 6, torna a casa alle 10, non ha più tempo né voglia di fare niente, eccetto arrivare a casa accendere la globo (il maggiore monopolio di informazione e trasmissione televisiva in Brasile) e vedersi la telenovela. In questo ci ritrovi la furia e la volontà di mantenere la gente occupata e di non farla pensare.

I: Perché sencondo te, adesso che il movimento è cresciuto, anche se non è direttamente collegato alla questione dell’aumento dei prezzi, gira lo slogan não vai ter copa (la coppa del mondo non si fará)?

L: La forza di questo movimento che si è diffuso in poche settimane in tutto il Brasile affonda le radici in un malcontento diffuso, legato alle questioni della coppa del mondo. In tutto il paese si vive un periodo in cui si rimuovono le persone, perché si costruirà un parcheggio o perché serve lo spazio per un centro commerciale. La gente viene mandata via dalle case, si investono milioni in stadi che saranno utilizzati una volta sola, questa situazione ci fa infuriare molto. Não vai ter copa (la coppa del mondo non si farà) vuol dire: impediremo che ci sia un coppa del mondo come si sta strutturando. Il nostro slogan è anche Da copa eu abro mão: eu quero mais dinheiro para saúde e educção (Alla copa ci renuncio, voglio più denaro per salute e istruzione). Un paese che ha tanti problemi come il Brasile non può avere come priorità investire in uno stadio che sarà usato solo una volta.

I: Dilma nel suo discorso ha detto che i soldi che il governo sta investendo in queste opere pubbliche per mondiali e olimpiadi non vengono detratti dalle casse del Brasile, bensì sono investiti dai governi e dalle istituzioni che parteciperanno alla costruzione dell’evento della copa do mundo e delle olimpiadi, pensi che questo sia vero e in che misura?

L: Penso che questo possa essere vero in parte. Pensiamo però ad esempio alla “sicurezza”, qui c’è un apparato poliziesco e militare. Qui a Rio abbiamo la polizia militare, totalmente finanziata dallo stato, quindi possiamo dire tranquillamente che il finanziamento che la polizia riceve viene dallo stato. Lo stato investe massicciamente in cavalli con maschere antigas, carri da guerra, elicotteri, lacrimogeni, pistole. Questi sono o non sono investimento dello Stato? Per la costruzione del Maracanã è stato indetto il bando di gara, il maracanã prima era dello Stato, l’hanno venduto ad un’impresa che era di Haike Batista.1 Ovviamente chi ha fatto le regole dell’appalto era sempre Eike Batista e guarda caso ha vinto lui. C’è una certa indignazione stanno giocando con il patrimonio pubblico. Anche questo è giocare con le risorse pubbliche.

I: Altra cosa, in relazione alla copa e alle olimpiadi che stanno attirando l’attenzione su Rio, c’è stata anche questa operazione di immagine della pacificazione delle favelas, vorrei qualche pensiero su questo.

L: E già da un po’ di tempo che si sta portando avanti questa operazione. È inziata nel 2012 una grossa operazione di invasione della polizia in alcune favelas. Tra la fine degli anni ’80, inizio anni ’90 è nato un fermento dal contato tra i prigionieri politici e i prigionieri normali durante la dittatura militare. A rio ci sono un sacco di favelas, all’inzio degli anni ‘90 c’è stato questo fenomeno di formazione di gruppi chiamati le falange rosse, in verità la polizia li chiamava crimine disorganizzato. Si trattava di abitanti delle favelas muniti di armi che si si organizzavano per assaltare banche e ridistribuivano il tutto dove vivevano.

I: Tipo Robin Hood?

L: Tipo Robin Hood e forse in vista di questo possiamo dire che si è insediato uno stato di paura, la formazione di gruppi di poveri armati è stata avverita come pericolosa. D’altra parte i poveri armati sono sempre un rischio. C’è stata quindi probabilmente da parte dello Stato, la volontà di controllare questo rischio, siamo sempre nell’ambito delle speculazioni. Quello che realmente è successo che questi gruppi da disorganizzati si sono definiti sempre più, diventando “Comando rosso” con una figura centrale. Si è cominciato ad utilizzare il traffico di droga come principale fonte di guadagno. Nelle favela di Rio si spacciavano tutti i tipi di droghe, chi vi prendeva parte era armato fino ai denti. A volte la polizia entrava nelle favelas sparando a destra e a manca, i trafficanti anche sparavano su di loro, si configurava una vera e propria situazione di guerra. È sempre morta un sacco di gente a Rio, soprattutto innocente, queste sono le storie delle persone che vivono nelle favelas, gente miserabile, povera senza futuro e può succedere che si lascino coinvolgere nel traffico, per potere, per adrenalina, un po’ come la mafia in Sicilia.

I: Anche per i soldi no? Per sostenersi?

L: Sì, ovvio. Fino a poco tempo fa camminando per la zona sud potevi sentire gli spari delle lotte tra gang. Qui ci sono le principal gang di spaccio e traffico. Quindi in tutto questo processo di copa e olimpiadi si è montata una grande offensiva militare, forse, altra speculaizone che si fa, accordata. Io personalmente non credo che sia stato un processo o un’azione senza accordo, è stato troppo facile! Un traffico organizzato come era, banditi che facevano piovere batterie antiaere, che hanno già buttato a terra elicotteri della poliza, all’improvviso non si sa perché né per come, arrivano quattro camioncini bilndati e si arrendono.

I: Oltretutto si può dire che già da prima che una parte del corpo dello stato fosse conivente col traffico e i banditi, no?

L: Sì certamente. Inoltre tutto questo processo di “pacificazione” ha portato alla formazione di un crimine organizzato più sottile, perché ricordiamoci che in questo traffico di droghe chi comanda non è chi sta nelle favelas, bensì negli appartamenti di Leblon. Sempre. Adesso il sistema è fatto di mafia, con infiltrazioni politiche forti, uno spaccio non fortemente armato, con gruppi paramilitar, soprattuto di poliziotti, quelli che noi chiamiamo milizie, e che oltre allo spaccio di droghe sono legati al trasporto alternativo delle van, con cui il nostro governatore Sérgio Cabral ha un rapporto amichevole. La polizia mette in atto offensive, occupa favelas con UPP (Unidade de polícia pacificadora – Sede della polizia di pacificazione), solo che in realtà non c’è nessun progetto sociale di fondo, semplicemente la polizia va lì a controllarei poveri.

I: Secondo te lo spaccio viene fermato o semplicemente si sposta da un’altra parte? Il problema è risolto con l’occupazione delle favelas, quello che tu chiami il controllo dei poveri?

L: lo spaccio continua, le milizie continuano. Come ho giàa detto la differenza è che non si tratta più di un traffico pesantemente armato, è un traffico silenzioso e che se ne ha bisogno può arrivare a casa di qualcuno senza necessariamente ammazzare. Fin dalla ribellione degli stati ad Haiti, c’è una paura di avere questa grossa massa di oppressi che si possono ribellare. Pensa che il Brasile è uno degli esponenti della missione ad Haiti e i militari che erano lì sono andati ad occupare le favelas, hanno scelto loro, perché loro sanno esattamente cosa fare. In definitiva quello che succede oggi è che parte della popolazione crede che si meglio avere lo stato di polizia puttosto che il traffico armato incontrollato che fa quello che gli pare e ogni volta che ci sono degli scontri muoiono persone. Anche se è meglio per alcuni, la realtà è ben altra: c’è un coprifuoco, la polizia razzista criminalizza constantemente la povertà. Fermano, rivistano e uccidono i giovani delle favelas, soprattuto neri.

I: Poi tra l’altro molte favelas hanno delle viste molto particolari, per questo sono diventate terreno di speculazione turistica. Ancora una volta al servizio del consumo. Hanno proibito ad esempio le feste dove si suona il funk carioca, che comunque, per quanto non possano essere condivisibili alcuni testi machisti e violenti, resta l’espressione di una cultura suburbana.

L: Ci sono testi e testi.

I: È stato aperto lo spazio per queste feste rivolte ai turisti, si tratta di posti in favela dove ci sono viste fantastiche e l’ingresso costa sui 40/50 reali, quindi è caro. Ancora uan volta è una questione di gestione degli spazi, ancora una volta lo spazio dei poveri può essere invaso dai ricchi e non vice versa.

L: E in più i poveri si devono adattare e farsi zitti buoni e non farsi vedere, altrimenti possono dannificare l’immagine artefatta della città meravigliosa. Devono restare lontani e in molti casi andare via. Al morro della providência, una favela verso il centro, molta gente è rimossa, tu immaginati una sera vai a dormire e il giorno dopo ti alzi e ti trovi un cartello che ti dice che devi abbandonare la tua casa SMH secretaria municipal humanização una cosa strana, vuol dire che tu devi andare via, ti dicono semplicemente: smamma!

I: Si è capito cosa succede in termini di immagine e operazioni politiche, ma ritornando al movimento di questi giorni si è parlato molto della violenza o comunque degli atti di vandalismo, vorrei capire da chi vive il movimento dall’interno come vengono interpretati questi atti, se c’è una differenziazione tra alcuni atti e degli altri. Soprattuto come si giudicano alla luce di alcune dichiarazioni tra cui quelle della vostra presidentessa, la quale ha annunciato che un movimento può essere ascoltato solo se pacifico e che se quindi se il movimento dovesse prendere un’onda violenta lei non lo ascolterà, non lo legittimerà. Ci sono ancora altre dichiarazioni di persone che potrebbero fare parte di un’area pià intellettuale (professoressa della USP), secondo le quali il movimento deve defluire, non si deve più scendere in piazza perché l’ondata di violenza che sta arrivando può portarei il paese al collasso. Ho bisogno di una visione interna di questo, per me che osservo dall’esterno è molto complicato capirne le dinamiche: da un alto ci sono persone che politicamente scelgono di usare la forza contro l’oppressione, dall’altro lato potrebbe esserci una speculazione degli atti di violenza, qualcuno che li determina apposta per dividere il movimento e dall’altro lato potrebbero esserci dei gruppi che semplicemente amano forzare la barra senza nessun intento o significato politico ben preciso. Che ne pensi?

L: In italia avete vssuto questo dibattito dei Black Block, qui i Black Block non ci sono, qui questi atti non sempre hanno un obiettivo politico preciso.

I: Tipo le banche per esempio.

L: Sì, nulla di simbolico del tipo noi andremo lì e faremo quell’azione, perchè vorremmo dire questo. Quello che succede semplicemente è che mentre siamo per strada pacificamente, come garantito da tutte le leggi, la polizia carica con estrema violenza e aggredisce pesantemente i manifestanti e quando questo succede è rabbia, paura, odio perchè stanno attaccando. Quindi siccome non c’è una preparazione fisica e non si riesce a sostenere uno scontro fisico per più di alcuni minuti con la polizia, la gente scappa e alcuni mentre si ritirano per rabbia prendono l’immondizia, la buttano per strada, spesso si appicca il fuoco a simboli del governo e banche. Abbiamo già fatto delle discussioni all’interno del movimento, molta gente è critica perché dice che così perdiamo la ragione e i media parleranno solo di questo. Per me e per altre persone è molto chiaro: non ce ne frega niente di quello che i media diranno di noi perché hanno sempre criminalizzato i movimenti sociali, quindi non ci importa. La nostra paura delle cariche della polizia non può impedire che altre persone lancino molotov, bombe, pietre. La polizia fa parte di certi simboli e ognuno reagisce in questi momenti come meglio crede, è vero che certa gente compie certi gesti per l’adrenalina e quindi si rompono cose di piccoli proprietari, piccoli negozianti e questo è un problema. Come quando si rompe la fermata dell’autobus, si rompono le panchine e nessuno ha la sedia per sedersi. In aggiunta alla sete di adrenalina di alcuni manifestante, e per giustificare ovviamente l’azione della polizia, ci sono gli infilitrati, non a caso i media portano avanti tutta questa campagna sui vandali. Si provoca in maneira pianificata proprio per generare un azione violenta della polizia.

I: Anche quando sono i vandali a distruggere, il problema è che si accumula un odio sociale tale da non capire la differenza tra obiettivo politico ideologico (differenza piccolo proprietario e banca ) e vandalismo. Se si perde il senso del pubblico ci sarà una ragione. Mi sembra di vedere che i governanti non diano delle risposte in termini di alternative sociali, si tratta in qualche modo di rabbia repressa.

L: A Barra (quartiere di Rio), la polizia ha caricato, è successo un finimondo: fuoco e pietre. A Barra è scesa in piazza un sacco di gente dalle favelas, nelle favelas la polizia entra, invade e uccide le persone, proprio laddove c’è una misera assurda. Dopo la manifestazine sono girate tantissime immagini tra cui una apparsa a ripetizione: un tipo esce da un negozio con una tv più grande di lui. Allora via il grido: i banditi ecco i banditi! In questo paese c’è gente con un sacco di soldi e gente che non ha niente, credo che questa sia una forma di violenza ben più grande di un vetro rotto, poi, sai in un paese dove governo e capitalismo ti passano l’idea che per essere una persona, un essere umano devi avere una tv di 40 pollici, dopo non puoi criticare una persona che pur non avendo i soldi per comprarsela si sente realizzato rubandola!

I: La tv è come se fosse la base per l’inclusione sociale, la base per essere no?

L: È molto facile il governo dice che non negozierà con i vandali, ma i veri vandali sono loro. Ogni pallottola di gomma che lanciano, ogni lacrimogeno è pagato con i nostri soldi, quindi sono risorse del patrimonio pubblico. Non possono dire non negozieremo con i vandali, perché tutto questo continuerà finché loro non avranno capito che stanno sfruttando troppo la popolazione.

I: Pensi che questa questione della violenza stia dividendo il movimento o c’è una spinta propulsiva per andare avanti, questa è una domanda fondamentale in questo momento: che cosa farete?

L: Questa questione della violenza mi ricorda un momento di uno dei meetig del forum: una ragazza ha detto a ma noi dobbiamo fare solo manifestazioni pacifiche e un’altra ragazza ha esclamato ma che pacifica qui è la lotta di classe no?

Inzialmente questa cosa della la violenza aveva diviso il movimento e anzi si era deciso che non si sarebbe fatta nessuna critica a chi avesse reagito violentemente, anche perché un milione di persone non si possono controllare.

Al contempo però c’è stata una campagna dei media per portare la gente per strada, criticando però il vandalismo, tanto che l’ultima manifestazione dei due milioni e rotti, quando qualcuno rompeva un vetro altri scappavano come se fosse stat la polizia a caricare cominciando a gridare senza violenza senza violenza. Ciò che veramente sta divendo il movimento non è il da farsi, faremo questo o quello, bensì la mancanza di unità politica perché purtroppo, almeno qui a Rio de Janeiro, i movimenti social sono divisi da vecchie dispute ideologiche e per questo sono miopi. Per quanto riguarda i partiti non ne parliamo neanche: incapacità totale di gestire la situazone perchè noi si era preparati a questo boom di indignazione della popolazione. Quindi anche quello che è sucesso con la stampa e la tv è stato sintomático di questa impreparazione, subito hanno cominciato a dire dobbiamo protestare però pacificamente, cercando di manipolare il movimento e portano la protesta sui temi della corruzione e contro il governo del PT (partido dos trabalhadores – partito del lavoratori). Ma l’intenzione reale non è lanciare con questo movimento una campagna contro la corruzione, il problema alla base è un sintomo del sistema capitalistico che viviamo. Poi c’è questa cosa degli infilitrati di destra, che più che di destra sono proprio apolitici che non riportano la discussione su un piano politico e addirittura sono arrivati a picchiare chi portava bandiere dei movimenti sociali.

I: Tu pensi che ci possa essere una strumentalizzazione della stampa e di persone più vicine alla destra o persone più apolitiche, come dicevi tu, per causare una caduta del governo?

L: Non credo che sia un pericolo. Però sicuramente c’è una parte di strumentalizzazione, si vedono persone con striscioni “fuori Dilma,” una parte della media borghesia che scende in piazza si dipinge il viso di verde e giallo, porta le bandiere del Brasile e intona l’inno nazionale. In parte si delinea questa possibilità di cui parli, ma solo in parte. Forse per questo la professoressa della USP ha detto di fermare le proteste, perché il governo da un giorno all’altro ha cominciato a barcollare. Si parla del rischio di un colpo di stato non con i militari per strada ma attraverso i media, l’ambasciatrice degli stati uniti che è qui è la stessa che era nel Paraguay quando c’è stato il colpo di stato. Poniamoci una domanda chi può volere la caduta di Dilma? Si tratta di una parte delle forze armate di estrema destra, una parte della borghesia indignata per la corruzione e i vari sussidi. Ai banchieri, invece, ai proprietari dei grandi monopoli finanziari, ai latifondisti sicuramente non gli frega niente della caduta dle governo Dilma, perché tanto il governo Dima non ha mai ostacolato niente, non credo che ci sarà un colpo di stato.

I: Ultima cosa come giudicate, voi del movimento, la risposta o non risposta del governo. Che tipo di atteggiamento stanno assumendo, stanno ascoltando?

Da quel che si può vedere hanno già abbassato il prezzo del biglietto dell’autobus! Tra latro la mattina della manifestazion più grossa, è stato un chiaro tentativo di far defluire il movimento.

L: Tutti, dal sindaco al governatore, finendo con la Presidenta hanno detto: non negozieremo con i vandali perché il movimento deve essere pacifico! Solo chi è il sindaco Paes per parlare di pacifismo e non violenza, se lui ha ordinato ai suoi bodygard di tener fermo un contestatore che gli urlava che il suo governo era una merda per dargli un pguno in faccia? Chi è questo sindaco per parlare di pacifismo e non violenza, chi è il governatore Sérgio Cabral per dire che i msnifestanti vandali distruggono il patrimonio pubblico, quando è lui che rimuove edifici storici, è lui che ordina le rimozioni dell’aldeia maracanã? Con che autorità possono dire questo? E a Dilma il movimento rilancia: siamo noi che non negozieremo finché non libereranno i nostri prigionieri politici.

I: Prigionierei di questo movimento? Io non ne ho sentito parlare, ma davvero?

L: Sì, di questo movimento, alcuni sono in carcere, altri sono scomparsi perché non sono nelle liste di nessun carcere e nessun ospedale. Questa Presidentessa chef a uso della polizia militare, che dispone l’esercito e che reprime le manifestazione nonostante lei sia stata una guerrigliera durante la dittatura militiare, per giunta arrestata e torturata, chi è lei per dirci questo? Che potere è questo che dice che non negozierà con i vandali e i violenti quando lo stato manda la polizia a caricare, crea miseria e arresta a casaccio le persone!

I: Secondo voi l’abbasaamento del biglietto non è la risposta?

L: É un problema ben più grande, quello che è abbastanza chiaro è non si torna più in dietro. Il problema classico del Brasile è la miseria, la mancanza di partecipazione politica, qui non c’è partecipazione politica, siamo solo chiamati a votare di due in due anni, partecipazione è un’altra cosa.

1 Eletto il terzo uomo più ricco del Brasile, imprenditore affermato che ha le mani in pasta in tutti i settori.

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