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Ministeri occupati e gesti eclatanti: la Primavera Araba arriva in Marocco?

  • Scritto da  Alessandro Martines
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proteste in Marocco

All’indomani della rivoluzioni tunisina ed egiziana, che hanno segnato l’inizio della “Primavera Araba”, una considerevole parte dell’opinione pubblica europea e, più in generale, occidentale, individuò subito nel Marocco, e nel monarca “illuminato” Mohammed VI, una sorta di “oasi felice”, senza dubbio di auspicabile emulazione da parte dei propri vicini di casa.

Nella primavera del 2011, persino le severissime agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch tessevano le lodi del Paese “leader del Maghreb”, definendolo come quello con minor possibilità di “contagio eversivo”.

Tuttavia aumentano notizie di proteste e gesti eclatanti. Due giovani marocchini si sono dati fuoco questa mattina a Rabat durante un sit-in di protesta davanti un ufficio del Ministero dell’istruzione occupato da due settimane. Uno dei due manifestanti è stato ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Casablanca. Mouhammed Zeidoun, laureato e con "master" universitario, ha riportato ferite molto gravi ed è in rischio di vita, come ha indicato un suo parente. L'altro giovane manifestante, Mohammad Houass, è in condizioni meno gravi.

Il 19 gennaio cinque universitari marocchini, disoccupati, si sono dati fuoco sempre nel centro di Rabat, e, sempre nella stessa città, migliaia di persone si sono radunate di fronte al Parlamento e alla sede del principale sindacato locale, l'Unione Marocchina del Lavoro. I cinque stavano partecipando alla protesta, per chiedere ulteriori posti di lavoro.

La giornata di ieri rappresenta un’ulteriore tappa di una mobilitazione giovanile che è decollata nelle ultime settimane, con l’occupazione del Ministero dell’Istruzione, ed è diretta nei confronti del governo e delle sue promesse, sino a questo momento non mantenute, in materia di occupazione.

Dalle valutazioni delle agenzie di rating alle proteste di piazza di questi giorni, il Marocco ha conosciuto una nuova Costituzione ed elezioni politiche, che hanno visto, per la prima volta in questo Paese, l’affermazione di un partito islamico, il PJD.

La nuova Costituzione, “comunicata” alla nazione nel Giugno del 2011, è ben lontana dall’essere il prodotto finale di una partecipata e condivisa concertazione con le forze politiche e sociali del Paese. Pur contenendo alcune, limitate, novità, è stata predisposta, nell’arco di poche settimane, da una commissione di giuristi, nominata unilateralmente dal re. L’esito naturale di questo percorso, sarebbe dovuto essere il passaggio ad una monarchia parlamentare. Al contrario, il re ha mantenuto sostanzialmente inalterato, nelle proprie mani, il potere sostanziale all’interno del Paese, continuando, nello stesso tempo, a “regnare” e a “governare”.

L’inquietante anomalia, rispetto ad esempio alla percorso seguito dalla vicina Tunisia, è rappresentata dal fatto che la Costituzione ha preceduto la tornata elettorale, e non viceversa. In un clima di questa natura, anche le elezioni, che hanno visto un’affluenza del 45% (di gran lunga più bassa rispetto agli altri Paesi), rischiano di concludersi con l’affermazione di un partito politico destinato a ricoprire il ruolo della opposizione “di comodo” rispetto al re, di partito al governo ma privo di poteri reali. Il sentimento generale di disillusione, e di mancanza di fiducia, nei confronti dei partiti e delle forze sociali, è, in particolare nelle giovani generazioni, altissimo.

Se a quanto detto, si aggiunge che la famiglia reale, secondo la rivista inglese Forbes, è l’ottava al mondo in termini di ricchezza, e gestisce, spesso in maniera tutt’altro che lecita e con una forte impronta clientelare, un’ampia fetta dell’economia nazionale in settori come l’industria mineraria, alimentare e i servizi finanziari, senza considerare la spregiudicata politica estera in materia di flussi migratori, ci rendiamo conto che è ancora prematuro, oltre che superficiale, ritenere il Marocco un modello di riferimento per tutti i Paesi dell'area.

Più ragionevolmente, potrebbe essere il nuovo capitolo di questa grande storia che ha preso il nome di "Primavera Araba".

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