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Rossano e Corigliano: la vittoria di una coalizione civica e della mobilitazione popolare

Chi ritiene di avere dei profondi valori di sinistra spesso si sente fuori posto in questo momento storico. 
Essere di sinistra ti fa partire svantaggiato in ogni discussione, ti obbliga a dover fare tutto un lungo preambolo in cui chiedi scusa per le colpe di almeno 3 generazioni prima della tua e ti costringe a dover provare a far riemergere uno spirito di umanità e solidarietà che tu pensavi fosse scontato ed invece non è più così. 
 
Chi ritiene di avere dei profondi valori di sinistra, poi, ha anche un altro problema serio e, ormai, storico: non si sente rappresentato. 
Non solo, quando si illude che ci possa essere un piccolo progetto nazionale che, con più ombre che luci, magari possa far rinascere una speranza, lo vede nascere e naufragare nel tempo di una breve e anonima campagna elettorale.
 
Ecco perché in questa riflessione non voglio dilungarmi troppo sulle analisi di ciò che è la sinistra in Italia ma voglio raccontare una storia: la storia di un gruppo di donne e uomini, per lo più giovani e giovanissimi, di uno di quei posti in cui tutto scorre e niente cambia, un gruppo di pazzi con un sogno enorme e, si sa, quando sognano i pazzi non bisogna mai sottovalutarli. 

Curami! O del conseguimento della felicità in accademia

“[...] I am firmly of the conviction that the psychological brutality of the post-doctoral system played a strong underlying role in Francis’ death. [...]”. Così scriveva Oliver Rostan in un articolo apparso su Europhysical Journal C qualche anno fa, dedicandolo al suo collega ed amico Francis Dolan, morto suicida qualche tempo prima. Per questa annotazione finale, il paper fu rifiutato da due riviste e provocò un certo dibattito all’interno della comunità scientifica.

Non si parla molto di salute mentale nelle facoltà e nei centri di ricerca in cui lavoriamo e studiamo. Eppure, per rompere il ghiaccio e far emergere una vera e propria epidemia di ansia e depressione, basta davvero pochissimo. Sono discorsi che rimangono nel recinto dei dialoghi privati: una parola davanti alla macchinetta automatica del caffè, spesso soffocata dalla paura di mostrarsi deboli. E dopo quelle parole iniziali e uno scambio sommario delle rispettive esperienze, spesso fatte di ipocondria e vertigini, in qualche modo ci si sente meglio. Ci si sente meglio perché si realizza allora che non si è i soli ad affrontare l’ansia e la miriade di somatizzazioni che ne conseguono. E ci si sente peggio, perché quel brivido nella schiena ci segnala che quell’ansia che si pensava di aver finalmente superato è ancora lì. Non si è i soli, ma si è comunque soli.

Il nuovo sindacato di Landini: cosa fare "in quel paese qui"

Nella mattinata del 9 febbraio i sindacati confederali hanno sfilato a Roma in una delle prime mobilitazioni nazionali nell’era giallo-verde. Al di là delle legittime richieste di ascolto e di apertura di un tavolo di confronto tra il sindacato e il governo sulle insufficienti politiche sociali messe in campo, ci auguriamo che questa mobilitazione sia stato un primo segno di vitalità per la costruzione di un’opposizione sociale che possa non solo occupare un importante spazio politico, ma anche trovare la strada di rinnovarsi e uscire definitivamente dalle contraddizioni che hanno inciso in questi dieci anni di crisi sociale e politica.

Scienze politiche inutile? No: lo sono imprese e governi

"La laurea in Scienze Politiche? Non serva a niente". Così esordisce un articolo pubblicato ieri su The Huffington Post, che riporta le parole di Alberto Giacomo Forchielli, imprenditore, il quale, a “Non è l’Arena”, rispondendo a Francesca Sardella, con due lauree e due master in Scienze Politiche e in Relazioni Internazionali, afferma che i tali titoli di studio non servono a niente: infatti, per anni l’imprenditore avrebbe suggerito agli studenti di non studiare né Scienze Politiche né Giurisprudenza, in quanto, a suo parere, studiando tali discipline “si rimane a casa”.

La città contro i poveri, il turismo contro il riuso: difendiamo il Balôn di Torino!

Riprendiamo un articolo uscito nei giorni scorso sul sito del Movimento per la Decrescita Felice.

A Torino c’è un luogo speciale. Un luogo di marginalità, di povertà, ma anche di vita, di colori e di speranza per il futuro: il Balôn. È lo storico mercato delle pulci della città che dall’800 si svolge ogni sabato nel centro della città. Qui, nei vicoli di Borgo Dora, accanto all’enorme mercato di Porta Palazzo, centinaia di persone vendono quello che hanno trovato sgomberando soffitte e cantine e frugando nei cassonetti. Per loro, migranti come italiani, è questione di sopravivenza racimolare un po’ di soldi per pagare le bollette e i libri per i loro figli (potete trovare alcune delle loro storie qui: http://www.ecodallecitta.it/notizie/388648/leconomia-del-cassonetto/). Allo stesso tempo permette a migliaia di trovare oggetti rari o di vestirsi spendendo poco e concretizza una delle pratiche più sostenibili che ci possa essere: il riuso. Ogni sabato tonnellate di beni ancora di qualità vengono salvati dalla discarica.

Precari dell'università, ennesimo atto del governo del tradimento

Lascia esterrefatti la notizia dell’introduzione del comma 208-bis nel Maxiemendamento di Legge di Stabilità 2019, dopo la negoziazione con i tenutari dell’austerity europeo: per l’anno 2019 le Università, in relazione al loro potere autonomo di reclutamento, hanno il divieto della loro facoltà di bandire concorsi ordinari per le assunzioni a tempo indeterminato con decorrenza giuridica ed economica fino a venerdì 15 novembre 2019. Il sabato e la domenica, come è noto, gli uffici e i dipartimenti non sono attivi istituzionalmente.

Stesso lavoro, stessi diritti: i ricercatori precari si mobilitano

Sale un certo imbarazzo quando gli studenti si rivolgono a te dandoti con naturalezza del prof. In fin dei conti sono abituati a vederti dietro la cattedra, dove stai da anni, magari con qualche capello bianco. Non sanno e neanche possono immaginare che tecnicamente tu non sia ancora un vero e proprio prof, con la tua docenza a contratto pagata 25 euro lordi l’ora (8 netti in media) da rinnovare, quando va bene, di anno in anno.

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