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Soros al Festival dell'Economia: 3 mesi o sarà l'Impero Germanico, once again.

  • Scritto da  gvdr & Paolo Roberti
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sorosDai nostri inviati al Festival dell'Economia di Trento. Sabato 2 giugno.

L'incontro di sabato che non voglio perdermi è quello con George Soros, lo speculatore più famoso al mondo. Da un po' di anni Soros va in giro per il mondo a deridere la teoria economica mainstream con argomenti validissimi. La mia curiosità era capire come mai uno speculatore, che ha sfruttato i meccanismi più perversi del mercato per accumulare un'incredibile ricchezza, possa essere dalla parte di chi critica questo sistema economico e lotta per una società più equa. Beh dopo aver sentito il suo intervento e posto qualche domanda mi consolo: Soros è coerentemente sul fronte opposto.

Giovane ebreo, in Ungheria durante l'occupazione nazista, emigra con la famiglia in Inghilterra nel '47. Si laurea alla London School of Economics con Karl Popper e, dopo un percorso fatto di povertà e intraprendenza, fonda uno dei più grandi Hedge Fund del mondo. E' responsabile nel 1992 dell'attacco speculativo alla sterlina durante il famoso mercoledì nero, nel quale fa guadagnare al Soros Fund Management 1.1 miliardi di sterline. Se la sua attività di speculatore lo ha fatto diventare ricchissimo e gli ha attirato numerose critiche, il suo impegno come filantropo rende questo personaggio molto difficile da delineare.  Le donazioni che Soros ha fatto sono stimate a 4 miliardi di dollari al 2003. Ha contribuito a fondare la Central European University e la finanzia attivamente. Ha scritto tre libri negli ultimi 30 anni per dimostrare che la teoria economica mainstream non è in grado di reggere il confronto con la realtà, e ha previsto la bolla finanziaria scoppiata nel 2008.

Quando arrivo il teatro è già pieno, Soros va sullo scranno e comincia a parlare. Il suo intervento è così dettagliato e pieno di spunti che vale la pena leggerselo tutto.

Soros afferma che l'economia moderna è stata costruita prendendo a modello la fisica newtoniana, dove i fatti hanno valenza oggettiva. Nelle scienze sociali i fatti hanno un effetto di feedback nella realtà, non sono neutri. Soros segue l'approccio di Popper, parla dei concetti di fallibilità e riflessività. La fallibilità è la intrinseca percezione distorta della realtà che gli attori economici hanno. La riflessività invece è questo effetto di feedback che le convinzioni e le aspettative degli attori sociali hanno nella realtà economica.
Soros non spreca del tempo a spiegarci come mai le ipotesi delle aspettative razionali e dei mercati efficienti siano sbagliate perché come attore nel mercato le ha sempre considerate assurde.
Prosegue invece nell'esposizione della sua teoria: l'interazione tra fallibilità e riflessività genera fenomeni economici che la teoria economica mainstream non può prevedere, per esempio le bolle. Le bolle hanno due parti: un andamento (trend) prevalente nella realtà fattuale e una erronea interpretazione teorica di quel trend. La formazione delle bolle può essere fermata in ogni momento, quindi poche riescono veramente a sopravvivere e raggiungere il proprio apice.  Le bolle formatesi nel mercato finanziario hanno tutte generato una risposta regolatoria da parte delle istituzioni politiche. Anche queste ultime subiscono il comportamento circolare tra fallibilità e riflessività: “behind the invisible hand of the market lies the visible hand of politics”.

L'importanza della fallibilità e riflessività nella storia finanziaria è stata sottovalutata dalla teoria economica mainstream. Dopo la crisi del 2008 questo è cambiato. Si è cominciato a parlare di molteplicità di equilibri, ma non ancora di fallibilità degli attori economici, politici, ed economisti.
Soros poi si concentra sulla crisi del debito in Europa. Con un guizzo di genio afferma che la stessa Unione Europea è una bolla. Cominciata per merito di una élite culturale e politica, era all'inizio un “oggetto fantastico”, irreale. Riconoscendo l'impossibilità di crearlo, si limitarono a delinearne una base imperfetta, consapevoli che prima o poi un passo ulteriore sarebbe divenuto indispensabile.  Questo processo si nutrì del suo stesso successo, come una bolla finanziaria. Quando il processo di disintegrazione è cominciato, si è reso evidente che il trattato di Maastricht era fondamentalmente difettoso, dimostrando la fallibilità delle autorità che lo hanno proposto e firmato.

Queste permisero l'acquisto illimitato di titoli di Stato da parte delle banche commerciali, senza l'obbligo di mettere da parte del capitale proprio per diminuire il rischio di investimento. La BCE accettava tutti i titoli di Stato dei Paesi membri alla loro finestra di sconto e alle stesse condizioni. In questo modo le banche commerciali hanno trovato conveniente accumulare i titoli dei Paesi periferici per guadagnare alcuni punti base, garantendo credito molto economico a questi Stati, che invece di attuare le riforme strutturali della Germania in quel periodo, ebbero un boom nelle costruzioni e nel consumo, diventando sempre meno competitivi. Quando la crisi dei mercati finanziari scoppiò i Paesi membri si ritrovarono nella situazione di uno Stato del terzo mondo, indebitati in una moneta che non possedevano. Quando i mercati finanziari hanno realizzato che i titoli di Stato non erano sicuri come pensavano, hanno fatto crescere i loro interessi in modo drammatico.

Quello che sta succedendo con la crisi dell'euro è simile alla crisi bancaria internazionale del 1982, allora le autorità fecero qualsiasi cosa per proteggere il centro sacrificando la periferia, ora gli organismi europei e la Germania si stanno impegnando per salvare i creditori, imponendo il peso della crisi solo sui debitori.
Le autorità europee erano pronte per affrontare una crisi fiscale, ma solo la Grecia si qualificò come tale, le crisi italiane e spagnole sono crisi bancarie e di competitività. Ora le autorità stanno comprando tempo, di solito questo trucchetto funziona nelle crisi finanziarie perché dopo un po' il panico svanisce, ma in questo caso la crisi finanziaria è stata accompagnata da un processo di disintegrazione politica. Tutti quelli che considerano lo status quo intollerabile cominciano ad avere un approccio antieuropeo, e ancora una volta l'idea che la disintegrazione diventi realtà è una profezia che si autoavvera, come nelle bolle finanziarie.

Una prova di questa disintegrazione è la riallocazione dei crediti e debiti su base nazionale, la Long Term Refinancing Operation (LTRO) della BCE ha permesso alle banche italiane e spagnole di ricomprare il proprio debito nazionale a prezzo stracciato. Questa operazione permetterà una separazione meno traumatica, ma lascerà le banche centrali dei Paesi creditori con enormi crediti non riscossi. La Bundesbank sta tentando di riscuotere tutto quello che può prima del crollo, rendendo la disintegrazione ancora più probabile.

Soros crede ci siano solo 3 mesi di tempo a disposizione di Germania e Bundesbank per salvare la zona euro; 3 mesi considerando che un salvataggio poi sarà politicamente insostenibile per il cancelliere tedesco. Bisogna dare sollievo ai Paesi periferici garantendo il loro debito, e questo si può attuare in molti modi diversi.
Soros prevede che la Germania, prima che diventi impossibile, farà tutto quello che è necessario per mantenere in piedi la zona euro, ma niente di più. Lascerà i Paesi periferici con debiti enormi, incapaci di ogni investimento, trasformando l'Unione Europea in un Impero tedesco con una periferia coloniale. Il popolo tedesco giustamente non capisce perché le riforme strutturali che hanno funzionato in Germania negli anni 2000 non possano oggi funzionare nei Paesi periferici. Se il governo tedesco non li convince, l'Unione Europea  non si trasformerà mai in quell'oggetto fantastico cui era destinata.

Finito l'intervento di Soros, ho giusto il tempo per una domanda: “Non crede, come ha scritto Krugman ieri sul NYT, che le élites conservatrici e liberiste europee stiano usando la crisi del debito come scusa per implementare riforme strutturali che smantellano lo stato sociale, non nell'ignoranza della loro inefficacia ma nella consapevolezza della loro inutilità?”
Soros risponde “No”: crede che le riforme strutturali siano necessarie per dare competitività alla zona periferica dell'Unione Europea, ma devono essere accompagnate da un alleggerimento sostanziale del debito di questi Paesi.

Insomma Soros, sicuramente un personaggio rivoluzionario e controcorrente, resta “dall'altra parte”.


Qui il video dell'intervento in inglese.

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