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Prodam, l'italico genio e le malevoci

  • Scritto da  gvdr
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Il geniale ProdamRiccardo Prodam dice di avere inventato un modello matematico che gli permette di leggere la mente. Lo racconta in televisione, sui giornali, su youtube, davanti ai giornalisti e davanti ai suoi famigliari. Ciò che stupisce è che nessun, ad ora, abbia avuto la curiosità, o la bontà, di chiedergli: Riccardo, ma cosa stai dicendo? Spiegaci meglio, argomentaci, mostraci i numeri, gli studi, le prove.

Si perché le male voci già son nate, e circolano. Affermano che il Prodam sia null'altro che un ciarlatano, un imbonitore, un venditore di false speranze. Dicono che, agendo sulla leva delle emozioni, stia cercando finanziatori per un progetto senza nulla di scientifico, su di una materia di cui né lui né i suoi sodali sono né esperti né alfabetizzati. Affermano che la lettura della mente non sia altro che una pagliacciata organizzata con trucchetti da prestigiatore, e la mancanza di pubblicazioni scientifiche indice della sua infondatezza. Dicono che ci vuole poco a trovare uno o più complici, spiegargli che un caschetto con un po' di elettrodi è in grado di avvertire se e quali muscoli facciali sono in tensione, e dunque far reagire un computer di conseguenza. Che anzi questa cosa è già stata fatta millanta volte e non c'è nulla di nuovo. Dicono, le malevoci, che sia uno scandalo tale imbonitore sia ospite presso una struttura del Politecnico di Torino e trovi spazio sulla televisione pubblica e sui giornali. Dicono le malevoci, insomma, che si tratta di una bufala.

Ma le malevoci non posson affermare con sicurezza, perché quel che'l Prodam dice è tanto nebuloso ed impalpabile da risultare difficilmente verificabile o confutabile, così è il genio italico. Il Prodam ci racconta una favola, doviziosa di particolari personali, assolutamente lacunosa di qualsivoglia fattezza definita laddove sarebbe dai più triviali ricercata. Sappiamo dunque della drammatica vicenda del padre, della coraggiosa promessa del figlio, della tenera assistenza della sorella, del disinteressato coinvolgimento dei suo capitani coraggiosi, il neurohacker team.

Dove sono dunque le patrie confraternite di scienziati? Dormono, invece di sorreggere il nostro? Confabulano per nasconderne la gloria, temendo l'ingrato confronto? O piuttosto tramano per oscuri interessi? Con scatto di reni si redimano, e pubblicamente innalzino le glorie del nostro! Cosa fa il CIMEC, cosa il CNR, cosa la Fondazione Ebri, cosa l'Istituto Nazionale di Neuroscienze cui pur il Prodam è vicino di stanza? Taccion pavidi? Ma no, ma no! Parlino! Sicuro di interpretare il pensiero del mastro pensatore invito quegli istituti a esplicitare il loro pensiero a riguardo delle ricerche del DreamBrain Prodamiano. Senza tema, credo di poter affermare che il ricercatore è più che pronto a chiarire financo il più piccolo dubbio circa la sua invenzione, così da rasserenare detti instituti.

Nulla, manco mezzo articolo, un abstract piccolo piccolo, una partecipazione ad un convegno, un poster in cui il Prodam, genio italico, abbia messo per iscritto le promesse che fa in televisione e alle conferenze. Chiaramente il Prodam è genio del popolo, col popolo, per il popolo, non della insensibile accademia. Dato che nulla di concreto è stato da lui, o dai suoi, pubblicato su una rivista accademica, dovremmo rifarci a quel che lascia trapelare ai giornalisti. Purtroppo i giornalisti, in inchino adorante, pendono giustamente dalle labbra del novello Marconi ma perdono la capacità di porre domande.

Il Prodam dice che, grazie ad un modello matematico da lui personalmente inventato, in modo autonomo da tutta la ricerca che, miserrima, lo circonda, il Prodam dunque dice di riuscire a leggere il pensiero. Della ricerca, il Prodam, se ne frega: l'ignora, non è per lui, ma per i pigri compilatori di oziosi volumi. Ma noi, che siamo umili e pigri, chiediamo al Prodam: che vuol dire leggere la mente? Leggerla come si legge un libro, parola per parola di quello che un pensa? O leggerla permettendo di discernere fra due alternative, laddove il soggetto sia stato accuratamente allenato, grazie all'associazione di due stati mentali diversi, onde poter porre domande con risposta A/B? Ma quest'ultima è l'invenzione d'un pigro compilatore di oziosi volumi americano, e sappiamo invece dal Prodam che la sua invenzione è Originale.

Il Prodam poi va oltre, asserendo di star progettando un macchinario, vanto dell'italico ingegno, in grado di registrare la memoria visiva d'un soggetto in modo ch'esso possa riviverla con calma. Dice il nostro su twitter:

I ricordi di una persona non andranno mai più persi. Potrà riviverli quando vuole e con chi vuole. Ecco il futuro che sto creando!

La macchina meravigliosa ha anche un nome, sempre da twitter:

Verrà presentato in esclusiva il DreamWorld 34, il primo prodotto per fare storage dei ricordi visivi e riviverli!

E noi che siam umili chiediamo: ma come? Su un dvd? Ad alta definizione? Blue-ray? Dolby-sorround? O, di nuovo come altri triti detrattori sostengono, in modo simile a quello fatto da quelli studiosi che a malapena son riusciti a ricostruire l'immagine distorta e sgranata e debilitata d'una semplice scritta? Ma no, che il genio italico è originale, non copiativo.

Sempre umili, andiamo a chiedere: che razza di modello matematico è quello in grado di penetrare nei più profondi meandri d'un cervello? Un modello di tutto il cerebro, come quegli oziosi degli Isvizzeri cercan invano di ricreare? Che brillante, il genio italico, che in barba alle accidiose puntigliosità degli elvetici riesce con piglio creativo a inventare il modello definitivo! E di quali strumenti finemente matematici si avvale il modello? Parla, il nostro, di Neuro algebra, di spazi di Banach (e io, che pure c'avevo fatto una tesi sugli spazi di Banach, non posso che vergognarmi per non aver visto il cervello in essi), di Gaussian Symplectic Ensemble, e aggiungiamo, probabilmente seguendo quell'altro genio italico che tanto diede alla scienza, che se il matematico fusse capace di reintegrare il proprio subiettivismo alla genesi delle concomitanze, allora egli rappresenterebbe senza dubbio l'autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca!

E di che strumenti ha scelto d'avvalersi il Prodam per indagare il pensiero? Ci dica, ci indichi, ci illumini il geniale Prodam! Aspettiamo, umili.

In attesa d'una gradita risposta, facciamo tesoro di quanto abbiamo.

Partiamo dunque dall'esibizione del Prodam su Rai1, degna d'un Faraday nel suo gabinetto d'esperimento. Di fronte a due presentatori, l'un maschio l'altra fanciulla, il Prodam suggerisce ad un suo apostolo, sul quale è applicato un caschetto con qualche sondino del valor totale d'un centinaio di euro (pensate al genio, che non necessita di apparecchiature costose, perché vede dove per altri è buio), di pensare talora alla presentatrice – ecco che appare a monitor il nome di lei – talora al presentatore – ecco apparire il nome di lui. L'apostolo, di fronte alla celeste visione, o meglio prefigurandola sul tempo, del nome sullo schermo, non riesce a trattenere contrarie e opposte espressioni facciali, sì che il vile scettico è spinto a pensare che a queste e non al pensiero sia attribuile il miracolo. Vile, pusillanime, chi così dubita!

V'è poi la testimonianza video in cui il neurohack team, i migliori ingegni di quest'Italia, che non han bisogno di titoli di studio, d'esperienze lavorative, di pratica con la materia, ma si contentano dell'intuizione, testano un brandello di biotessuto. Esso, miracolo, si piega con l'impulso elettrico. Subito i geni pensano ad applicazioni, ad un guanto comandato dal pensiero, e non nascondano il loro entusiasmo fanciullo, il loro parlottare bimbesco e bimbesco stupirsi delle qualità del materiale. Non sappiamo che razza di guanto abbiano in mente, ma di sicuro qualcosa di nemmeno paragonabile con gli attuali aborti, indegni anche solo d'essere noti a nostri.

Infine, vari giornali lo chiamano 'matematico'. Ma il Prodam matematico non è, al più ingegnere, a meno che tali giornali, e i loro perfidi giornalisti, non alludessero all'accezione che di 'matematico' da Sant'Agostino nel Adversus Mathematicos, ivi chiamando matematici gli astrologi ciarlatani. Preghiamo, a scanso di equivoci, che il Prodam stesso faccia chiarezza su questo: chi è lui? E chi i suoi sodali? Di sicuro inventori di successo, lustro delle nazionali accademie. Di nuovo, ci conceda lumi il Prodam, affinché le male voci si sciolgan come neve al sole.

Ultima modifica ilDomenica, 15 Luglio 2012 22:30
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