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Legge 40 ed eugenetica, ignoranza e ideologia

  • Scritto da  gvdr
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bagnascoI difensori della legge 40, sedicenti "pro life", affermano che la sentenza della corte europea è una sentenza eugenetica. Più cautamente il governo accampa, per giustificare il ricorso contro tale sentenza, motivi di ordine legislativo - l'aver scavalcato i nostri giudici. A noi, candidamente, sembra che la sentenza sia laica.

    

Parlare di eugenetica e di selezione della specie, difatti, significa ignorare il significato di queste parole. O, conoscendone il significato, usarle con fini di propaganda ideologica, sperando nell'ignoranza dell'opinione pubblica.

    

Piccolo compendio: l'evoluzione umana si basa su tre principali meccanismi, immigrazione di popolazioni, deriva genetica e selezione naturale. Come funziona quest'ultima? Individui con particolari caratteristiche che rendono la loro probabilità di riprodursi minore, avranno meno possibilità di trasmettere i propri geni alla generazione successiva, determinando così la scomparsa di certi alleli (certe varianti di un gene). Caratteristiche particolari, ma non sempre  negative. L'anemia falciforme è una malattia ereditaria grave. Una coppia di portatori sani di quelle varianti  ha una certa probabilità di avere figli malati, che non faranno in tempo a riprodursi, e ci si potrebbe aspettare la progressiva eliminazione della malattia per selezione naturale. Ma non è scomparsa nelle zone malariche perché il portatore sano è più resistente alla malaria.

    

Anche i fattori culturali - divisioni di ceto, preferenza per certi fenotipi, ... - incidono sull'evoluzione delle popolazioni umane. La selezione naturale e culturale non cessa mai. La mettiamo in atto, senza sensi di colpa, ogni qualvolta preferiamo avere prole con persone che riteniamo "belle" piuttosto che "brutte": preferendo un certo fenotipo (il "lato visibile" di un determinato corredo genetico) ad un altro, aumentiamo (o diminuiamo) la presenza di certi alleli nella generazione successiva, curiamo embrioni e neonati che la selezione naturale eliminerebbe senza pietà.

    

L'eugenismo si prefigge invece di migliorare una razza, od una popolazione, attraverso tecniche basate sulle leggi dell'ereditarietà genetica in modo controllato e programmato. Scegliendo, cioè, le caratteristiche da promuovere od eliminare in base ad astrazioni ideologiche come “superiorità”, “purezza” o “normalità”. Come? Impedendo che chi ha queste caratteristiche si riproduca. Poco conta, dal punto di vista della specie, se lo si fa con screening preimpianto, con aborti, con la castrazione o con una legge che vieti il matrimonio con certi individui.

    

L'eugenismo si è anche accompagnato con dittature brutali, a nessuno interessa difenderlo. Dal punto di vista evolutivo il rischio più forte dell'eugenetica (e dell'impedire immigrazioni, se mai diventasse possibile) è quello di ridurre drasticamente la varianza genetica di una popolazione e di renderla così più fragile e vulnerabile ad epidemie.

    

Ma quando parliamo di Legge 40 e di Legge 194 non parliamo di eugenetica né tantomeno di eugenismo. Nessun partito sta prefigurando di migliorare la razza italica per renderla conforme agli stereotipi da imporre una volta al governo. E per quanto sia per alcuni impensabile, l'aborto terapeutico e la diagnosi preimpianto non hanno alcun peso sull'evoluzione della nostra specie perché sono previsti per malattie incompatibili con la riproduzione. Per chi non crede più alla cicogna, l’implicazione è chiara; niente figli, niente trasmissione dei propri geni.

    

Invocare l’eugenetica è pura propaganda. Da un lato, nessuno sta cercando di eliminare dalla popolazione le persone con i capelli rossi o “l'etnia padana”. Dall’altro, i difensori della Legge 40 sono spesso creazionisti, non credono né alla varianza genetica della specie e né a un qualche eugenismo. Colmo di ipocrisia, tutti si proclamano difensori del diritto alla vita e in nome di tale diritto esigono l’applicazione di una legge omicida:  infatti, in violazione della deontologia più elementare, costringe all’impianto di tutti gli ovuli fecondati con il rischio di condannare a una morte prematura più “concepiti” equiparati a “persone” e la madre stessa.

Ultima modifica ilGiovedì, 30 Agosto 2012 18:58
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