Lettura della Evangelii Gaudium, la prima esortazione apostolica di papa Francesco
Papa Francesco: oltre la svolta mediatica, la proposta evangelica
- Scritto da Ettore Bucci
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L'esortazione apostolica Evangelii Gaudium chiude l'anno della Fede proclamato dalla Chiesa Cattolica per tutto il 2013. Con questo documento, idealmente connesso all'elaborazione collettiva della tredicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2012), il papa venuto “dalla fine del mondo” pone alcuni elementi di riflessione e organizzativi che influiranno sul pontificato in maniera molto pregnante.
Potremmo attestarci all'analisi superficiale proposta da principali mezzi d'informazione: galvanizzarci per la figura del novello Papa buono che predica la vicinanza ai poveri, giunto dall'Argentina per parlare con la lingua dei più semplici dopo i rigorosi anni del Papa teologo. Opporre al rigido e “conservatore” Benedetto XVI il più sorridente e “progressista” Francesco: è questa l'operazione mediatica meglio riuscita nell'informazione italiana. Frutto delle ansie e delle speranze di una società in crisi economica, politica e morale, desiderosa di nuovi (o rinnovati) punti di riferimento. Quale miglior riferimento dell'a-temporalità del cattolicesimo, che esprime nella Santa Sede Romana l'istituzione più stabile del continente, emblema della grande capacità della Chiesa Cattolica di leggere i “segni dei tempi” e usare gli strumenti d'intervento sulla realtà più coerenti con la sua visione del mondo?
Leggere la prima esortazione apostolica di papa Francesco implica l'analisi della provenienza culturale delle sue linee guida e, soprattutto, l'inserimento della dichiarazione nel contesto più ampio della Chiesa Cattolica contemporanea. Senza la pretesa di una vasta disamina teologica, una lettura non superficiale della Evangelii Gaudium può consentire una puntuale comprensione dei cardini del pontificato dell'ex metropolita di Buenos Aires.
Il testo individua sette priorità: la riforma della Chiesa in uscita missionaria; le tentazioni degli operatori pastorali; la Chiesa intesa come la totalità del Popolo di Dio che evangelizza; l’omelia e la sua preparazione; l’inclusione sociale dei poveri; la pace e il dialogo sociale; le motivazioni spirituali per l’impegno missionario.
Al contempo, il documento precisa i limiti della guida del Papa: “Non credo [neppure] che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo. Non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione” (Evangelii Gaudium, 16). Un tratto essenziale del ministero di Francesco, ossia la responsabilizzazione delle conferenze episcopali e di vescovi, incaricati in prima persona di custodire la fede sul proprio territorio.
Il Papa segnala la necessità di “uno stato permanente di missione” da costruire nei termini già espressi dall'importante documento di Aparecida elaborato dalla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-americano e dei Caraibi il 31 maggio 2007 (documento poi “ritoccato” dalla Curia Romana). Rivolgendosi ai vescovi latino-americani nel luglio 2013 a Rio de Janeiro, lo stesso Francesco aveva rimarcato il bisogno di missione, inteso in una prospettiva “programmatica e paradigmatica”: atti di carità missionaria da accompagnare col rinnovamento interno delle Chiese particolari e col dialogo col mondo moderno. Un esempio pratico del “rinnovamento interno” viene offerto dallo stesso Pontefice nei consigli laicali, “spazi reali per la partecipazione laicale nella consultazione, organizzazione e pianificazione pastorale”. Partecipazione, non più mera consultazione.
Il segno della missionarietà della Chiesa deve avvenire nel solco indicato da Paolo VI, ossia in quella del profondo discernimento interno, come già ribadito dal Concilio Vaticano II: « Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione […] La Chiesa peregrinante verso la meta è chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno » (Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, 6).
Strutture portanti di questo rinnovamento interno possono essere le parrocchie, unità minime presenti sul territorio, e movimenti ecclesiali. Sotto il coordinamento del vescovo e la comunione (organizzata) delle Conferenze Episcopali, di cui papa Francesco preconizza uno statuto giuridico che ne attesti i livelli di concreta autonomia dalla Santa Sede.
Da qui l'opzione preferenziale di Francesco: “preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (EG, 49).
È il cuore della modernizzazione operata dal Papa: la disamina critica della società del benessere, le contraddizioni del capitalismo, le diseguaglianze. Paragrafi particolarmente taglienti, che rifiutano una visione pauperistica autoreferenziale, superano il corporativismo e il consociativismo caratteristico di una certa parte della dottrina sociale cattolica -già parzialmente riletti dal magistero sociale di papa Paolo VI- ed esprimono “l'alternativa cristiana” offerta dalla Chiesa del pontefice gesuita. “Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è iniquità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare” (EG, 53).
Francesco rifiuta anche l'opzione delle “ricadute favorevoli” dello sviluppo economico, indicando un baricentro nella qualità della vita e nell'uguaglianza sociale. Crescita e mercato non producono, di per sé, equità e inclusione sociale. Torna la critica alla “globalizzazione dell'indifferenza” impostata dall'idolatria del mercato, del successo, della concorrenza che esclude chi non può condividere la cultura del benessere. La speculazione finanziaria è il nucleo implacabile che costruisce una nuova forma di feticismo e mercificazione della persona, sostituendo i bisogni col consumo.
Significativa anche la critica all'ansia delle società del benessere di mettere in sicurezza i propri beni col paradigma della sicurezza: “fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione” (EG, 59). In questi termini, la critica alla secolarizzazione e al relativismo già fatta propria dal pontificato di Benedetto XVI torna ad essere elemento distintivo contro l'individualismo postmoderno. Non è un caso la ripresa delle dichiarazioni sul valore intrinseco del matrimonio fatte dall'episcopato francese ai tempi del dibattito sui “mariage pour tous”. Elementi di dibattito che, senza dubbio, non emergeranno sui media mainstream: ad un occhio superficiale, non contribuiscono a smarcare l'immagine pia di papa Francesco, ideologicamente ed erroneamente opposta alla tempra di papa Benedetto XVI, del cui magistero Jorge Mario Bergoglio è un accorto prosecutore.
Papa Francesco offre agli operatori pastorali, dunque, le chiavi più intelligenti per fuggire le “tentazioni” della Chiesa del suo tempo e scampare “l'accidia pastorale”: preghiera individualista, crisi d'identità e calo del fervore. È da un preconcetto senso di sconfitta che sorge la desertificazione interna del cattolicesimo, che si traduce anche nell'ostentata cura della liturgia.
Un passaggio significativo rispetto al ruolo delle donne: “Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignità, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere. Il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo Sposo che si consegna nell’Eucaristia, è una questione che non si pone in discussione, ma può diventare motivo di particolare conflitto se si identifica troppo la potestà sacramentale con il potere” (EG, 104). La condizione gerarchica del sacerdozio, dunque, si esercita ad una podestà affidata, una funzione.
I paragrafi successivi del Terzo Capitolo sono interessati agli strumenti dell'evangelizzazione: l'omelia, la pastorale giovanile, il contesto liturgico, la predicazione quotidiana, la lectio divina.
È nel Quarto Capitolo che viene approfondita la dimensione sociale dell'evangelizzazione, in cui risalta la richiesta di promozione e integrazione dei poveri (EG, 186 – 216): viene ribadita l'opzione preferenziale, da esercitare anzitutto con l'ascolto, quindi con la solidarietà attiva, che si traduce in una visione dell'economia (“Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato”, EG 204) e della politica, luogo privilegiato in cui esercitare la carità. “La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune. Dobbiamo convincerci che la carità « è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici ». Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri! È indispensabile che i governanti e il potere finanziario alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive, che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione e assistenza sanitaria per tutti i cittadini” (EG, 205). La definizione delle micro-relazioni segnate dall'amore divino è esplicitamente quella di Benedetto XVI, enunciata nel secondo paragrafo dell'enciclica Caritas in Veritate (giugno 2009). Solidarietà e dialogo sociale sono il fulcro della pace e dei percorsi di unità fra i cristiani: ricordiamo che al sinodo dei Vescovi erano presenti il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I (il “primo” fra i vescovi ortodossi) e l'arcivescovo di Canterbury, pastore spirituale della comunione anglicana, Rowan Douglas Williams.
Staccare l'esortazione di papa Francesco dal contesto teologico della Chiesa contemporanea per darne una configurazione pauperistica sarebbe alquanto approssimativa: il pontificato si riconosce con forza nella matrice dottrinaria che ha segnato la Santa Sede fin dal 1981, anno dell'elezione del cardinale Joseph Ratzinger a prefetto della congregazione della dottrina della Fede. È indubbia, tuttavia, la caratterizzazione sempre più profonda per una dimensione sociale di cui il Papa domanda l'applicazione in ogni articolazione particolare della Chiesa. Saranno trasformati dunque gli strumenti di relazione con la società: ruolo delle parrocchie, dimensione femminile, responsabilità individuale e collettiva dei vescovi, interlocuzione con la politica e con l'economia.
Un primo passaggio sarà la modifica del meccanismo elettivo del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che a differenza dei collegi nazionali prevedeva la nomina da parte della Santa Sede: al termine della deroga concessa all'attuale presidente, il vescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco, quasi certamente ai vescovi italiani sarà demandato l'onere della scelta del proprio portavoce.
Non sarà la svolta rivoluzionaria di cui amano parlare i media, ma è molto, per la Chiesa.
Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, novembre 2013
Allocuzione di papa Francesco all'episcopato latino-americano, luglio 2013
