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Le pagelle del governo Monti

  • Scritto da  Cinzia Longo
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Per chiudere questo 2011 la redazione de il Corsaro vuole regalarvi una prima valutazione del governo tecnico. Ogni fine anno è tempo di bilanci, per questo non potevamo farci sfuggire questa ghiotta occasione per valutare l'operato nel primo mese di vita del “governo dei professori”:

Antonio Catricalà voto 6: solo contenimento per il maggiordomo di Arcore. Dall'Antitrust – che l'ha visto presidente per 6 lunghi anni di inattività – al sottosegretariato della Presidenza del Consiglio. Nel governo tecnico è gli occhi e le orecchie di Berlusconi, soffre in forma di psicosi l'eredità con impareggiabile predecessore Gianni Letta. Un ruolo sicuramente di second'ordine che gli regalerà tanti inciuci di palazzo ma un sostanziale anonimato. Spia!

Andrea Riccardi voto 9: non perde occasione per rimarcare discontinuità con il vecchio governo. Allineato con Napolitano bacchetta la Lega quotidianamente su temi di responsabilità civile, come l'integrazione e l'accoglienza dei migranti. La visita alla tomba di Jerry Masslo gli vale un punto in più in pagella. Tanta buona volontà ma sostanziale isolamento per il fondatore della comunità di Sant'Egidio, che nonostante tutto resta un ministro senza portafoglio. Da rivedere in una stagione politica a lui più favorevole. Ritorno al futuro!

Piero Giarda voto 5: Chi? Piero Giarda! Chi? Piero Giarda! Sì, Piero Giarda è il ministro titolare dei rapporti con il Parlamento, anche se nessuno se ne è accorto. Rappresenta la componente vulcaniana nel governo, ha di poco vinto la competizione con il signor Spock, passato immediatamente all'IdV. Voci di corridoio raccontano che Giarda comunichi con Monti grazie alla forza del pensiero, per questo nessuno di noi l'ha mai sentito parlare nelle tante conferenze stampa del governo che l'hanno sempre visto comparsa e mai protagonista. Alieno

Milanesi, Gnudi, Barca, Catania, Padroni Griffi s.v. : mai scesi in campo anche se tutti ministri. Dalla Lega Calcio ci informano che non è ancora arrivato il transfert. Riempilista!

Giulio Terzi di Sant'Agata sv: per recuperare la credibilità persa da Berlusconi e Frattini e riallinearsi sotto l'ombrello americano, Monti non poteva scegliere di meglio. Il primogenito della titolata famiglia nobile Terzi di Sant'Agata ha un curriculum pesante, anzi pesantissimo: console in Canada, vice segretario generale della Farnesina, ambasciatore a Tel Aviv, a New York presso l'ONU e infine presso gli USA. Il titolo nobiliare è solo la ciliegina sulla torta per ricucire le vecchie alleanze continentali e non. Non ci siamo ancora accorti della sua esistenza, ma del resto non è questo il segreto della diplomazia? Giramondo!

Anna Maria Cancellieri voto 5: Un giorno con Maroni, l'altro contro, un giorno con Maroni, l'altro contro. È un turbinio di dichiarazioni contrastanti il primo mese di operato della signora Cancelleri, nuova inquilina del Viminale. Dai casi spinosi di Bologna e Parma, alla patata bollente del Ministero degli Interni, un ruolo in cui il superprefetto si trova perfettamente a suo agio. Commissario Winchester!

Paola Severino voto 7: Il superavvocato dell'Eni, della Telecom, del crack Cirio e del caso Priebke ha sin da subito marcato una distanza dagli ultimi – e meno titolati – guardasigilli. Sostituire Angelino Alfano e Nitto Palma non è impresa da titani e Paola Severino lo sa! Dopo anni di leggi ad personam e processi brevi si cambia registro. Subito dichiarazione sulla necessità di riformare gli istituti penitenziari, la giustizia civile e attaccare la corruzione. Ora alle parole seguano i fatti, per noi semplicemente Perry Mason!

Giampaolo Di Paola voto 5: merita un voto più per i minuti giocati che per le palle toccate, al momento ancora non pervenuto. Custode delle forze armate ha un unico mandato: marcare una distanza “estetica” nei confronti di La Russa che aveva sconvolto le alte gerarchie militari per aver presenziato incontri istituzionali in pullover. Per il resto, citofonare Nato. Dandy!

Renato Balduzzi voto 4: Nell'ultimo mese si è parlato di Italia malata, di governo tecnico come medicina, ma il vero assente è proprio il ministro della Salute. Titolare di un dicastero che negli ultimi anni è passato troppo in secondo piano dovrebbe affrontare, per quanto possibile, il dramma di una sanità pubblica che affonda tra il disimpegno a livello nazionale e la ghigliottina dei tagli degli enti locali. Malato terminale!

Corrado Clini voto 5: è riuscito a farsi odiare al primo giorno di mandato, con l'incredibile gaffe sul nucleare a pochi mesi dal referendum, per i rifiuti di Napoli ha proposto l'inedita soluzione degli inceneritori, ha assistito inerte allo smantellamento del servizio ferroviario. Potrebbe essere il peggior ministro del governo Monti, ma sa come corromperci: le sue dichiarazioni contro i privilegi fiscali della Chiesa gli valgono almeno 3 punti di bonus. Ruffiano!

Lorenzo Ornaghi voto 5,5: deve essere triste essere il rappresentante del Vaticano in un governo che non lascia spazio a scandali sessuali e pederastia. Ci sarebbe bisogno di cultura in questo paese ma la sua designazione sembra proprio lanciare un messaggio opposto, e cioè: serve sempre più lottizzazione in questo paese. Speriamo che il mercato di riparazione porti un sostituto degno del suo dicastero. Chierichietto!

Corrado Passera voto 2: Il super ministro dello sviluppo economicodelude le aspettative di chi vedeva nella sua presenza una garanzia di successo. E invece il governo non è un istituto bancario nel quale gonfiare i bilanci e vendere fumo. Al momento i provvedimenti per lo sviluppo rischiano di essere la solita minestrina riscaldata: liberalizzazioni, privatizzazioni e qualche incentivo qua e là. Chissà se da qui a poco rimpiangerà i lauti compensi bancari o sarà già lanciato verso mirabolanti avventure neocentriste. Inconcludente!

Francesco Profumo voto 6-: dopo la Gelmini anche Topo Gigio avrebbe raggiunto la sufficienza. Addio ai tunnel per i neutrini, qui si fa sul serio. Fatti se ne sono visti pochi: le scuole cadono ancora a pezzi, le università aumentano le tasse e i precari perdono il posto. Ma a chi importano i fatti, nella politica di oggi? Competenza, confronto e merito, fanno di Profumo il ministro meno professore e forse quello destinato a durare di più, magari con un prossimo governo meno tecnico e più politico. Lungimirante!

Elsa Fornero voto 1: le lacrime di coccodrillo le valgono cinque punti di penalizzazione, il dibattito sull'articolo 18 un meno due e i provvedimenti sulle pensioni un altro meno due. Alla luce dei provvedimenti sul mercato del lavoro che saranno presentati da qui a qualche giorno rimane ben poco. La signora si presentava bene ma paga l'accanimento terapeutico sul tema del precariato e del contratto unico. È stata capace nei dibattiti televisivi di partire da punti opposti a quelli Sacconi, per poi arrivare costantemente alle medesime considerazioni che hanno inquinato il dibattito negli ultimi vent'anni. Holliwoodiana!

Mario Monti voto 5,5: se l'avesse saputo, prima la lista dei ministri l'avrebbe fatta lui senza farsela passare sottobanco dal presidente della Repubblica. Non vuole competere con il suo predecessore, e questa è una buona notizia anche per l'ultima isola caraibica. Sobrio, robotico (per citare Crozza), dispensa pillole di umorismo come se fossero contraccettivi. Mai fuori dalle righe, mai in difficoltà, risponde a tutte le domande dei cronisti, glissa con sarcasmo e humour britannico le domande sgradevoli. Rimarrà nella storia il suo “commuoviti ma correggimi” alla Fornero elargito con voce ferma e insensibile. Il nostro Mario è in realtà un SuperMario, un eroe chiamato in causa per salvare il capitalismo dalle sue storture. Paladino dei poteri forti ha messo subito le cose in chiaro: un paio di banchieri là, un paio di cattolici di qua, i confindustriali non mancano, ed ecco fatta la nuova Santa Alleanza del bene (il capitalismo!) contro il male (il capitalismo?!?). Ma, per ora, la politica è rimasta quella dei tagli. Più che SuperMario ci sembra Edward mani di Forbici!

Governo Tecnico voto 5: avete mai visto un governo tecnico fatto da politici e un governo politico fatto da tecnici? Benvenuti in Italia. Tutti si sono affrettati a chiarire che sono stati chiamati per “servire il paese”, si sono accattivati la simpatia della gente comune (che non ne poteva più di Berlusconi) ma hanno subito usato questa popolarità come clava sui più deboli infliggendo nel giro di un mese colpi efferati alle già magre casse di chi non arrivava a fine mese. Alla fine pagano sempre gli stessi, in più il governo tecnico sembra essere uno strumento di autoconservazione della classe politica che sottraendosi alle proprie responsabilità, potrà ritrovare una nuova verginità e ripresentarsi tra qualche mese come se nulla fosse successo. Per chiudere queste pagelle – ironiche ma non troppo – ci vuole un bel Tutti a casa!

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