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La Grecia vota: SYRIZA seconda, neonazisti al 7%

  • Scritto da  Filippo Ortona
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Alla mezzanotte italiana, con poco più del 70% di scrutini effettuati, i risultati delle elezioni greche annunciano uno scenario inaudito (in senso letterale) per l’Europa della crisi.


PASOK e Nuova Democrazia, rispettivamente centrosinistra e centrodestra, scontano l’appoggio alla trojka con un netto calo di consensi. ND passa al 19,5% dal 33,5% del 2009 (@MichalisFrag, su twitter, ha commentato ironicamente: "per la prima volta in Grecia la percentuale di disoccupati è più alta di quella del primo partito alle elezioni"). Il PASOK, dal 44% di tre anni fa, crolla al 13,5%. Al contrario SYRIZA, la coalizione della sinistra radicale, registra il 16,% di consensi, risultato stupefacente rispetto al 4,5% conseguito alle elezioni del 2009.


Il KKE si ferma all’8% - come nel 2009 – dietro ai Greci Indipendenti (una scissione di ND). Seguono i neonazisti di Alba d’Oro (Chrysi Avyi in greco) al 7%, per la prima volta in Parlamento, davanti a DIMAR (Sinistra Democratica, scissione del PASOK) con il 6% dei voti. Sembra ad ora implausibile che altri partiti superino la soglia di sbarramento del 3% di consensi.


In questo momento, ND otterrebbe 110 seggi, SYRIZA 50, il PASOK 42, Greci Indipendenti 32, il KKE 26, Alba d’Oro 21 e DIMAR 19.


Dopo la pubblicazione dei primi risultati che registravano l’imbarazzante flessione del PASOK, Venizelos (leader del partito socialista) ha invocato un governo di unità nazionale delle forze pro-Europa. Poco dopo, Antonin Samaras (leader di ND) gli ha fatto eco con una proposta simile, incentrata sulla rinegoziazione di alcune condizioni del memorandum ma rimanendone saldamente nella cornice conferitagli dalla trojka.


Il leader di SYRIZA, Alexis Tsipras, ha parlato di “rivoluzione pacifica”. Riferendosi ai consensi più che triplicati del suo partito. Ha anche dichiarato che questo risultato era da ricondurre alla fiducia della gente in un governo che fermasse i diktat della BCE e invertisse la rotta della politica economica greca. Secondo il giovane capo di SYRIZA, le elezioni greche sono state un messaggio ad Angela Merkel che “la politica dell’austerity ha ricevuto una pesante sconfitta”.


“Veni, vidi, vici”: così si è espresso il capo di Alba d’Oro, Nikos Michaloliakos, commentando i risultati del suo partito. “I greci hanno voltato le spalle alla propaganda dei media contro di noi”. Poi si è scagliato contro la “junta del memorandum”, contro cui intende portare avanti la “resistenza nazionale di Alba d’Oro”. Più di un osservatore, tra cui alcuni esponenti di Antarsya (partito anti-capitalista di estrema sinistra), hanno denunciato un’escalation di violenze da attribuirsi ai membri di Alba d’Oro. Tra le altre cose, questi ultimi sono noti ad Atene per aver scatenato diverse caccie all’uomo contro i migranti di alcuni quartieri periferici della capitale.


Nelle prossime ore, verrà affidato a Samaras l’incarico di formare un governo di coalizione, in quanto leader del partito con il maggior numero di voti.


Si prospetta per la Grecia una settimana infuocata. Samaras, alla testa di un partito che ha sostenuto e intende perseguire la politica economica della trojka, avrà serie difficoltà a formare un governo con un parlamento ribelle e inedito. Tant’è che nelle settimane scorse era stato tiepido sostenitore della possibilità di ripetere le elezioni qualora si fosse manifestato un clima politico che rendesse impossibile la formazione di un governo (opzione prevista dalla costituzione greca). Se ND non sarà in grado di formare un governo, l’onere cadrà su Tsipras, che ha promesso di “fare di tutto per creare un governo che fermi la trojka”.


Stamattina i mercati hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per un cambiamento effettivo negli equilibri politici greci (e francesi, con l’elezione di Hollande): la borsa di Atene ha perso il 7,6% da stamattina, mentre l’Euro è sceso a 1,296 dollari.

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