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Elezioni amministrative, i partiti al banco di prova

  • Scritto da  Cinzia Longo
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elezioni comunali amministrativeNon saranno importanti come quelle francesi, ma dalle prossime amministrative passa la definizione del prossimo scenario politico italiano. La tenuta dello schema ABC, il destino del governo Monti, certo, ma anche e soprattutto le geometrie variabili delle prossime alleanze elettorali verso le politiche. Dibattito elettorale in tono minore, schiacciato dall'intenso lavoro del governo Monti, che continua ad egemonizzare il dibattito a livello nazionale.

Ciò non deve far dimenticare che saranno circa mille i consigli comunali da rinnovare, trenta i capoluoghi di provincia alla prova del voto. Spiccano tra questi sicuramente Palermo e Genova, il primo logorato dall'infinita querelle sulla legittimità delle primarie, che hanno visto l'affermazione di Ferrandelli per un pugno di voti su Rita Borsellino e il conseguente strappo di Leoluca Orlando, principale contendente di Ferrandelli nella sfida al centrodestra. Il secondo, la città della lanterna, si confronta con un passaggio molto delicato. Il sindaco uscente Marta Vincenzi, dopo l'exploit della scorsa tornata elettorale con la vittoria al primo turno, è uscito sconfitto dalle primarie, pagando a caro prezzo i disastri prodotti dall'alluvione che ha colpito la città. A spuntarla è stato il prof. Marco Doria, indipendente vicino a Sel, altro rappresentante di quel movimento civico (Milano e Napoli insegnano) capace di risvegliare i migliori sentimenti del popolo della sinistra. Palermo e Genova: due tornate primarie con esiti diametralmente opposti, entrambe banchi di prova fondamentali per gli equilibri nazionali. In Sicilia in molti chiedono la testa dei leader nazionali che hanno provato ad imporre la Borsellino, nel Pd si discute del rapporto con Lombardo (recentemente rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio), di un laboratorio centrista da mettere alla base delle prossime alleanze in vista delle politiche. In Liguria, al contrario, il riscatto del popolo della sinistra invita i partiti – determinante sarà il risultato di Doria – ad imboccare la strada dell'autocritica, smontare le geometrie elettorali predefinite e lasciare spazio alla partecipazione popolare e al protagonismo civico. Palermo e Genova, ma non solo. A Taranto il vendoliano Stefàno, impegnato nella difficile opera di risanamento delle casse di un Comune che nel 2007 ereditò in default, cerca la riconferma in passaggio elettorale fondamentale per gran parte della Puglia meridionale. Infatti, oltre Taranto, al voto vanno Brindisi e Lecce, altro laboratorio di relazioni trasversali da Sel all'Udc.

Ma a tenere banco sono anche i comuni che sarebbero dovuti andare al voto e che invece hanno subito il commissariamento da parte del Ministero degli Interni per infiltrazioni mafiose; è il caso di Casal di Principe, dove l'ex sindaco Renato Natale – figura storica della antigomorra casertana e di nuovo candidato con un'ampia coalizione civica – contesta da settimane la scelta di impedire le elezioni, parlando di occasione sprecata, ma troppe sono le ombre per un comune sciolto per voto di scambio nell'ambito dell'inchiesta che ha coinvolto anche Cosentino. Si vota anche a Corleone, motivo del ritardo nella celebrazione dei funerali di Stato per Placido Rizzotto. Si vota anche a L'Aquila: il sindaco uscente Massimo Cialente cerca la riconferma, sembra essere l'unico politico uscito indenne dal disastro della (non) ricostruzione, che ha visto cambiare equilibri politici a livello regionale e provinciale. Cialente è dato favorito vista anche la frammentazione del centrodestra, con una piccola curiosità: a L'Aquila l'Udc e l'Mpa sono alleate con Casapound. Gli equilibri nazionali, però dipendono anche da altre due questioni fondamentali: il possibile insuccesso del Pdl e della Lega, entrambe alla prima prova elettorale dopo la caduta del governo Berlusconi e dopo gli scandali che hanno coinvolto il Carroccio.

Al nord si rischia un auspicabile tracollo; il vero dubbio è su chi erediterà il bacino elettorale, ma diffusa è la percezione che i grillini siano pronti a raccogliere parte dell'elettorato populista berlusconiano e leghista. Tra le quasi cento le liste presentate, decine di candidati sindaci, alleanze e contenuti che vanno nella stessa direzione del vento, Beppe Grillo sogna infatti di sbancare. Da un lato i grillini nel loro programma chiedono l’abolizione della legge Biagi, dall’altro l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Confusione sotto il cielo, ma il nostro – e questo si sa – è un paese profondamente confuso, che rischia di uscire da questa tornata elettorale con i principali partiti (Pd e Pdl) che insieme rischiano di non superare il 50% delle preferenze. In definitiva, legge elettorale o no, sembra insomma essersi radicata la consapevolezza della sconfitta del modello bipolare.

La crisi fa paura e fomenta, in Italia e in tutta Europa, protezionismo, nuovo autonomismo e movimenti reazionari. Forse in questo senso va letta la frammentazione del corpo elettorale, la proliferazione di nuove liste d'ispirazione autonomista (Mpa, Noi Sud, varie leghe territoriali) o populista (Movimento 5 Stelle) che rischiano di contendersi circa il 25-30% dell'elettorato. Una versione in salsa italiana di quel voto di protesta, recentemente registrato nel primo turno francese, che rischia di diventare l'ago della bilancia della prossima stagione elettorale. Non sarebbe male, invece, che in Italia arrivi l'altro vento d'Oltralpe, quello che ha portato le sinistre francesi al massimo storico dai tempi di Mitterand.

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