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Il pareggio di bilancio e' in Costituzione, sovrano e' il mercato

wall street transazioni finanziarieAlla fine le modifiche alla Costituzione in materia di pareggio di bilancio sono state approvate. Nel silenzio generale la Carta Costituzionale è stata modificata. Ma, penseranno in molti, si tratterà di una modifica insignificante se nessun giornale prima della sua approvazione ne ha parlato mai diffusamente. E invece quella approvata oggi è il colpo più grave a quel che resta dello stato sociale e della democrazia, il più grave della storia repubblicana. Ed è stato inferto dallo stesso Parlamento, con il benestare e il placet attivo del presidente Napolitano, che della Costituzione dovrebbe essere il custode.

Viene sancito – con la modifica agli art. 81, 97, 117 e 119 della Costituzione Italiana – di vincolare costituzionalmente qualunque governo a mantenere il bilancio dello Stato in pareggio. L'iter di tale provvedimento è cominciato il 30 novembre quando la Camera, sulla spinta dell'insediamento del nuovo governo – avvenuto il 17 dello stesso mese, mentre gli studenti protestavano in oltre 60 piazze in tutt'Italia – aveva votato la proposta quasi all’unanimità, con soli 11 astenuti. Nel corso di questo iter, l'Italia dei Valori ha votato favorevole per le prime tre letture (le due della Camera e la prima del Senato) salvo poi cambiare idea nell'ultima votazione, più per motivi strategico-elettorali che per convinzione. Pierluigi Bersani mesi fa aveva dichiarato a proposito: "non si parli di questioni che non esistono in alcun posto al mondo, come il pareggio di bilancio in Costituzione. Noi non intendiamo nei secoli castrarci di ogni possibile politica economica”. Evidentemente i deputati dell'Idv non sono i soli ad aver cambiato idea per motivi tattici.
L'esito dell'approvazione con una maggioranza così ampia consente di evitare il referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Erano stati in molti nelle ultime settimane a chiedere, in particolare ai partiti di quello che fu il centrosinistra, di astenersi in modo da non raggiungere il quorum dei 2/3 necessario ad impedire tale possibilità.

Il testo della riforma prevede che ‎"lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali". Si cede quindi definitivamente all'Europa dell'austerity e del Fiscal Compact, sancendo in Costituzione l'impossibilità di finanziare la spesa sociale, derubricando alla voce "spreco" quello che è il welfare già carente del nostro Paese, uccidendo definitivamente quel modello sociale che ha reso grande il sogno europeo.
Si uccide la democrazia, perché un governo tecnico, sostenuto da un Parlamento di nominati delegittimato nei fatti da compravendite e da anni di sostegno a un governo corrotto, ha sancito l'impossibilità anche per i prossimi governi di invertire la tendenza nelle politiche di austerity. Il Parlamento italiano diventano i mercati, Piazza Affari, Wall Street; il governo diventa ufficialmente un semplice braccio operativo della Banca Centrale Europea.

Si tratta inoltre di norme inefficaci anche per uscire dalla crisi, frutto delle teorie economiche che quella stessa crisi hanno provocato e l'hanno aggravata con politiche recessive. Sono proprio le politiche di austerità a creare recessione e peggioramento delle condizioni di vita dei più deboli, come spiega bene questa nostra intervista Marco Passarella, autore, insieme a Emiliano Brancaccio, del libro "L’austerità è di destra".

Inoltre bisogna dire che una caduta del PIL – probabile in una fase recessiva come quella che stiamo vivendo – non farebbe altro che aumentare il rapporto tra lo stesso PIL e il debito, anche se invariato, peggiorando ulteriormente la situazione.

Per uscire dalla recessione servirebbero invece politiche espansive che sostengano la domanda. Sarebbe necessario incrementare le risorse in servizi sociali pubblici di qualità, martoriati già da anni di tagli che ne minano l'effettiva accessibilità, a partire dalle risorse per l'istruzione e la ricerca. Farlo sarebbe giusto e necessario.

Negli USA il dibattito su un provvedimento di questo tipo è stato acceso e ha visto scendere in campo numerosi economisti come Kenneth Arrow, Nobel per l’Economia 1972, Peter Diamond, Nobel per l’Economia 2010, William Sharpe, Nobel per l’Economia 1990, Eric Maskin, Nobel per l’Economia 2007, Robert Solow, Nobel per l’Economia 1987, i quali hanno redatto un appello rivolto al Presidente Obama.

In questo appello i premi Nobel per l'Economia scrivono: "Inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, cosa che avverrebbe nel caso fosse approvato un emendamento sul pareggio del bilancio, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose. Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni. […]. Anche nei periodi di espansione dell’economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica perché gli incrementi degli investimenti ad elevata remunerazione – anche quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito – sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa comporterebbe la necessità, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza."

In Italia, mentre si votano tali provvedimenti e si discute la riforma del mercato del lavoro, si dibatte della Lega e del finanziamento pubblico ai partiti. I soggetti sociali e quel che resta della sinistra politica non sono stati capaci di aprire il dibattito nel Paese e imporre neanche un accenno di marcia indietro sulla riforma costituzionale; è un dato di fatto che non si può eludere e che dimostra la crisi profonda della sinistra italiana. Nel nostro Paese, infatti, l'iter di approvazione si è svolto nel silenzio generale con pochi interventi relegati nelle ultime pagine dei principali giornali. Questo silenzio è un dato che è importante analizzare. I poteri forti che per anni hanno sostenuto la "straordinaria bellezza e giustizia del neoliberismo" oggi sanno di non avere più il consenso e usano la paura della crisi, dello spread, del default, per governare la crisi e continuare a fare profitti. 

Questa volta è il caso di dirlo, il pareggio è una sconfitta. Sarà una strada difficile, riappropriarsi della democrazia, poter scegliere su come usare i fondi pubblici, ripensare il welfare e la spesa sociale, contrastare l'austerity e la dittatura dei mercati. Ma bisognerà percorrerla tutta, questa strada. 

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