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Bari: il decoro di Decaro

Bari: il decoro di Decaro

In questi giorni, nella centralissima corso Cavour, la Rai sta girando alcune scene della fiction "Il sistema", in particolare quelle che narrano gli intrecci di affari tra "Mafia Capitale" e le mafie baresi.

Finanziata con 200.000 euro dalla Apulia Film Commission, "il sistema" è solo una delle innumerevoli produzioni che hanno trovato ospitalità nella nostra città, celebrata dalla stampa italiana ed estera come nuova allettante meta turistica, ormai lontana dall'immagine anni '80 di borgo decadente e in preda alla criminalità. Un recentissimo articolo del sole24ore esemplifica alla perfezione il nuovo corso: "Bari, gaudente città del Sud, un tempo pericolosa, dove la vita si vive per strada".

Eppure è la stessa città in cui appena lunedì scorso, in via Valona, a poche centinaia di metri da quello stesso set, una coppia di residenti di nazionalità romena è stata minacciata di morte con annesso pestaggio e colpi di pistola di avvertimento. Alle 11 del mattino. Accanto ad una scuola elementare. Naturalmente nessuno, a parte gli aggrediti, ha visto o sentito nulla, nonostante la strada sia molto piccola, affacciata sulla centralissima piazza madonnella (recentemente riqualificata con tanto di fontana e telecamere a infrarossi) e costellata da numerosi esercizi commerciali.

L'otto marzo una maratona organizzata da radio Deejay ha coinvolto più di 5000 persone accorse da tutta la provincia (e oltre), riversando sul lungomare barese una moltitudine di gente che ha celebrato in una domenica soleggiata la bellezza e l'ospitalità della città. Quella stessa notte una bomba, l'ennesima, faceva saltare in aria il negozio di un parrucchiere a Japigia a scopo verosimilmente estorsivo.

Viene da chiedersi quale sia, dunque, la vera Bari: quella illustrata dalla stampa straniera e dagli happening nazionali o quella che si cela nella cronaca nera dei quotidiani locali? E se  una città è lo specchio dei suoi abitanti, quanto è deformata l’immagine semplificata che ci restituisce la sequenza di eventi così contraddittori? Ci sono davvero due città, una "Bari per bene" e una "per male"? o verosimilmente la realtà è più complessa?

Bari, la nostra città, è diversa per ognuno di noi, dipende da come la viviamo, è fatta delle nostre relazioni, delle nostre condizioni materiali, del modo in cui attraversiamo i luoghi del nostro quotidiano. È impossibile ricostruire un racconto unico e altrettanto complicato trasformarlo in narrazione collettiva, soprattutto per un’amministrazione chiamata a rappresentarla.

Eppure la politica avrebbe tra i suoi compiti proprio quello di indicare una strada, di disegnare un progetto largo e complesso in grado di coinvolgere i cittadini; una buona amministrazione non può essere confusa con una gestione emergenziale dell’esistente, navigando a vista, puntando i riflettori solo su ciò che è più piacevole illuminare. Una visione limitata non può che dare vita ad una politica mediocre, deresponsabilizzata.

Negli ultimi anni, tra messaggi ipersemplificati e narrazioni tossiche, la televisione prima e i social network poi hanno ulteriormente amplificato il peso che la retorica e la costruzione di elementi simbolici hanno nell’immaginario comune e nel dibattito pubblico.

Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, fin dalla sua recente elezione aggiorna costantemente i cittadini di Bari sulla propria attività mediante la propria pagina facebook. Da buon ingegnere e padre di famiglia, alterna post sui lavori in corso a parentesi di vita familiare, passando per ospiti illustri che visitano la nostra terra: tutti messaggi positivi e concreti. Grandi assenti sono i gravi problemi che assillano il nostro territorio: povertà, degrado, emarginazione. Anche i nodi politici legati ai tagli del governo centrale agli enti locali non vengono quasi mai affrontati.

In particolare, negli ultimi giorni il nostro Sindaco si è concentrato sulla bella mini-maratona di Radio Deejay, sulla sacrosanta pulizia del lungomare assaltato dalle alghe marine, sulla raccolta differenziata e sull’ormai immancabile battaglia contro le scritte sui muri.

In queste stesse settimane si è aggiunta “l’imponente” campagna "Bari Per Bene", nata per sensibilizzare e informare la cittadinanza sulle buone pratiche volte a garantire il decoro urbano, tenendo al centro del proprio impegno escrementi animali, raccolta dei rifiuti, portacenere pubblici, scritte sui muri. La campagna è partita proprio da Madonnella, rione multietnico storicamente esempio di convivenza e accoglienza: un quartiere con una complessa stratificazione sociale, che ospita baresi benestanti e fasce popolari, immigrati e studenti, ricchi e poveri, e, secondo qualcuno, cittadini "per bene" e "per male”. È lo stesso quartiere in cui si trova via Valona, teatro dell’aggressione del 10 marzo.

Nella settimana appena trascorsa il bilancio social di Antonio Decaro è il seguente:

- 10 post sulla mini-maratona organizzata da Radio Deejay a Bari
- 6 post sul decoro urbano
- 2 post sulla visita dell’Ambasciatore Americano a Bari
- 2 post sull’arredo urbano (giostrina di Torre a Mare e aiuole di Madonnella)
- 2 post su progetti strategici per la città: Manifattura Tabacchi e progetto Teatri di Bari
- 1 post su Expo
- 1 post sulla raccolta differenziata
- 0 post sulla bomba esplosa in un parrucchiere nel quartiere Japigia
- 0 post sulla sparatoria in Viale della Resistenza in cui è stato ferito un pregiudicato di 21 anni
- 0 post sull'aggressione ai due rumeni a Madonnella
- 0 post sugli sfratti degli indigenti


È evidente che le priorità nell’azione politica non si misurano con i social network, e non crediamo che questa graduatoria corrisponda alle priorità dell’amministrazione Decaro. Sappiamo bene che interventi come quelli legati ai Teatri di Bari e all’ex Mercato del Pesce, così come il progetto di un centro per l'impiego nella ex Manifattura dei Tabacchi - per citare due interventi degli ultimi giorni - non sono elementi secondari, e ne siamo contenti. Ma, ci chiediamo, quale messaggio si sta lanciando ai cittadini baresi? Quale visione di città si trasmette?

Il fatto che di fronte ad avvenimenti così gravi le istituzioni comunali non abbiano espresso la benché minima opinione è un fatto che denuncia e nasconde altri tipi di problemi. Quel che preoccupa è la rinuncia, da parte del Sindaco e delle forze politiche, a una presa di posizione non solo formale, ma soprattutto di fatto, per scuotere una cittadinanza da tempo sopita, indifferente o incapace di reagire anche dinanzi a episodi come quello di Florian, giovane albanese ucciso nel quartiere Libertà per aver osato frapporsi in una lite tra ragazzini.

Invitiamo i cittadini a denunciare chi scrive “ti amo piccola mia" su un muro incrostato, ma da quanto non dedichiamo le stesse energie a chiedere ai commercianti di denunciare il racket delle estorsioni? Vogliamo che Bari sia bella per i baresi o per tutti?

Il decoro della città è importante, ma serve a poco creare isole felici se a venti metri di distanza prosperano emarginazione e guerra tra poveri.

È vero, i poteri dei sindaci sono limitati, ancor di più a causa dei tagli agli enti locali. Ma il Sindaco ha il potere di usare le parole, di fare appello alla cittadinanza: vuole usare questo potere solo per ottenere marciapiedi più puliti o per avere una città più giusta?

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