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Se scioperano anche i pediatri: martedì specializzandi in piazza a Roma

  • Scritto da  Anna Fabbri
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Nel 2007, solo grazie ad uno sciopero continuativo con punte di adesione intorno al 95%, i medici in formazione specialistica vedevano finalmente riconosciuto il diritto all’adeguamento contrattuale agli standard europei, passando da uno stipendio netto di 966 euro al mese ad uno stipendio di 1700 euro circa mensili, senza tredicesima, a cui vanno detratte le tasse universitarie, i contributi obbligatori Empam e la quota annuale per l’iscrizione all’ordine professionale; non fu facile però opporsi ai direttori ed ai primari che minacciavano ritorsioni, né pensare ai tanti pazienti che vivevano forti disagi per l’astensione totale da tutta l’attività clinica, ordinaria e d’urgenza.

Gli specializzandi  attualmente firmano con le università contratti di formazione specialistica che, sulla carta, li impegnerebbero a fornire trenta ore di attività assistenziale a settimana, supervisionata strettamente da uno specialista, ed otto ore da impiegarsi in studio, lezioni e ricerca. 

Nella realtà lo specializzando spesso rappresenta l’ossatura del sistema sanitario, coprendo i vuoti d’organico e l’inevitabile burn out dei medici strutturati, arrivando a lavorare fino a 12 ore al giorno, guardie notturne e festive comprese. A Padova, ad esempio, alcuni specializzandi sono stati ripresi perché, lavorando più di dodici ore al giorno, rischiavano di non essere più coperti dall’assicurazione ospedaliera. La formazione frequentemente è approssimativa e lasciata alla buona volontà del singolo, con lezioni infrequentabili perché studiate sulle esigenze dei docenti e non sulle esigenze (lavorative) del medico in formazione, mentre lo studio personale e la ricerca vengono svolti nel poco tempo libero a disposizione, quando possibile.

Una recente sentenza della Cassazione ha poi sancito la piena responsabilità del medico specializzando in ogni sua pratica clinica, affermando che lo specializzando deve astenersi laddove non ritenga di essere in grado di agire con perizia, come se l’imperizia non fosse una tautologica caratteristica di un soggetto in formazione e come se, ad esempio, un chirurgo potesse imparare ad operare solo osservando, per non parlare poi dell’inevitabile sudditanza psicologica che rende, per il medico in formazione, molto difficile valutare e rifiutare compiti fuori dalla sua portata.

Da ultimo, in un emendamento al testo della legge di conversione del cosiddetto Decreto fiscale n.16 del 2 marzo 2012, approvato dal Senato e pertanto incluso nel testo ora passato alla Camera per l'approvazione definitiva, si propone che le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale concorrano a formare il reddito per la parte eccedente gli 11.500 euro, disposizione che sembra tagliata ad hoc per colpire in particolare i medici in formazione specialistica. Gli specializzandi si vengono così a trovare studenti per pagare le tasse universitari e lavoratori per pagare l’irpef, ma non comunque abbastanza lavoratori per quanto riguarda straordinari, diritti sindacali e inquadramento salariale, seppure parificati ad uno specialista nelle responsabilità civili e penali.

Fiduciosi di essere presto riportati agli 800 euro da cui erano partiti appena nel 2007, gli specializzandi tornano in piazza e in sciopero a partire da lunedì 16 aprile, con manifestazione nazionale martedì 17 aprile a Roma. Si tratterà di uno sciopero “bianco”,  visto che il contratto di formazione non regolamenta il diritto allo sciopero né prevede trattenute dallo stipendio, ultima beffa che il pagamento dell’Irpef non riuscirà ad emendare, lasciando gli specializzandi nel limbo dei non-lavoratori-non-studenti-della-sanità, almeno quelli che non decideranno di emigrare, portando con se l’enorme investimento fatto dallo stato in ogni professionista in formazione.

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