Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

I ragazzi di via Nardones [Quattro giornate di Napoli #2]

  • Scritto da  Alessandro Bonvini e Federico Esposito
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS

Quattro giornate, quattro storie. E’ così che celebriamo una delle pagine più belle della resistenza al nazifascismo in Italia. In ricordo delle ”Quattro giornate di Napoli” pubblicheremo un pezzo al giorno, raccontando la guerriglia di popolo che ha liberato il capoluogo partenopeo. Storie di scugnizzi e ribellioni, di lotta armata, di sassi e di fantasia. Storia di Napoli e di partigiani veri, di madri e figli, di padri che non possiamo dimenticare. Leggi anche la parte 1

I padri erano stanchi. La guerra e la lunga occupazione nazista avevano divorato la città e scalfito le forze, fino al punto in cui la disperazione non incancrenisce più lo spirito ma si rigenera in sussulto d’orgoglio. Il 28 settembre, dal Vomero, la resistenza napoletana era scesa nel resto della città, arrivando nei vicoli più stretti e nelle piazze più antiche. Lì dove da sempre si rincorrevano le voci delle madri: “Pasquà!”, “Antò!”, “Gennarì!”. E tra questi di sicuro c’erano anche i loro nomi. Mario Menichini, Pasquale Formisano, Vincenzo Baiano, Antonio Garofalo, Filippo Illuminato, Gennaro Capuozzo, amici di sempre, la sera del 26 settembre divennero i ragazzi di via Nardones. Giovanissimi, “ninnilli” senza scuola se non la strada, coi più grandi che avevano diciassette anni. Riuniti in una cantina rifornita d’ogni armamentario, laddove i vicoletti di Montecalvario finiscono e si scende giù, fino a piazza Trieste e Trento a fianco di via Chiaia, decisero di agire contro i nazisti, e di farlo insieme per aiutare la città calpestata. Quella notte però Gennaro mancava all’appello.

 

Per organizzare la loro azione, gli scugnizzi di via Nardones avevano chiesto aiuto a don Carlino, il parroco della zona. Fu lui che dettò le direttive della loro prima missione: raggiungere Capodimonte, dove s’erano rifugiati i soldati italiani, e costruire un collegamento col resto della città. Tra le grotte della collina decine di uomini sbandati vegliavano nella spossante apatia della loro impotenza. All’arrivo inatteso dei ragazzi andarono incontro i capitani Mario Orbitello e Vittorio Occhiuzzi. Volevano sapere come essere aiutati e come muoversi. “Vi procureremo noi le armi” gli risposero quelli, svelando il segreto della cantina. Il cammino per tornare indietro si rivelò assai rischioso, le ronde sorvegliano implacabili e i posti di blocco tenevano a guinzaglio i popolosi quartieri dell’Arenella, dei Colli Aminei e dei Camaldoli. Fu su uno di quei muri, che quei ragazzi, scugnizzi nell’anima e nel polso gridarono, a loro modo, la loro rabbia. “Abaso i fascisti!”, “Morte ai tetesci!” scrissero. Anche quella volta Gennaro Capuozzo mancava all’appello.

Al ritorno nella cantina i giovani ragazzi ebbero però un’inaspettata sorpresa: trovarono don Carlino in compagnia di un soldato tedesco. Lo sconforto li assalì. “Come può stare con un tedesco?”, “ma come, proprio don Carlino?”. Decisero di sequestrarli e di tenerli così tutta la notte. Fino all’arrivo del capitano Stefano Fadda. Nel frattempo la resistenza ai tedeschi era scesa in città, nel cuore storico di Napoli. Ormai era lì che si combatteva, vicolo contro vicolo, palmo contro palmo.

E Stefano Fadda capì che era quello il momento di resistere ed invitò la popolazione a requisire le armi conservate nella Prefettura. Subito furono barricate. Con centinaia di napoletani pronti a combattere e i ragazzi di via Nardones in prima linea, a fianco dei più grandi. Pasquale Formisano e Filippo Illuminato scesero sulla barricata a via Chiaia, Antonio Garofalo si spostò a piazza Mazzini, Vincenzo Baiano a Materdei. Stavolta Gennaro non mancò all’appello. Il più piccolo di loro si recò sulla barricata di via Santa Teresa degli Scalzi. Affrontando intrepidamente il piombo dei tedeschi, si fece largo tra il fumo della lotta e lì, lanciando una bottiglia incendiaria ed una bomba a mano contro il carro armato “Tigre”, cadde, senza vita, falciato dai colpi delle mitragliatrici. Così moriva il più piccolo e il più scugnizzo di via Nardones. Il giorno dopo le fucilate naziste uccisero anche Filippo e Pasquale, e la stessa sorte toccò anche a Vincenzo Baiano. A quel punto il capitano Occhiuzzi chiamò all’appello Mario Menichini. Ora lui, il più grande della cantina, non poteva mollare. Il suo compito sarebbe stato quello di raggiungere il capitano Fadda. Morì anche lui, a via Roma dilaniato da una raffica di colpi.

La storia degli scugnizzi nel corso delle “Quattro giornate” è spesso diventata agiografia utile per un racconto che ha voluto, e vuole, nutrirsi dell’idealità dei suoi stereotipi, celebrando l’eroismo che fu. E’ questa sicuramente storia della resistenza napoletana ed indubbiamente ne costituisce uno dei capitoli più belli. Ma ciò che più conta è quanto dello spirito di quelle barricate, fatte di donne, ragazzi e ribelli rimane oggi che quelle barricate non ci sono più. E soprattutto quanto ci resta della rivolta dei suoi figli. “Pè e quatte jurnate chi nun tene o fucile votta e prete. E quanne sta città s'è liberata pe vicule e quartiere e abbascio o puorto ‘nce restano e scugnizze ca so muorte”, così recita la canzone.

 

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info