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Arresti del 19 ottobre, L'Unione Camere Penali contro il P.M. Palamara

Arresti del 19 ottobre, L'Unione Camere Penali contro il P.M. Palamara

"Le violenze subite in passato dai manifestanti rendono palesi le ragioni di cautela che inducono gli stessi – e tra loro proprio quelli meno animosi e più vulnerabili - ad assicurarsi di avere un avvocato al fianco nel caso di coinvolgimento in retate indiscriminate conseguenti a possibili disordini". Per questo motivo, l'Unione delle Camere Penali ha manifestato il proprio dissenso contro le motivazioni riportate dal pubblico ministero Luca Palamara nella richiesta di convalida e di applicazione di misura cautelare nei confronti delle sei persone arrestate durante la manifestazione tenutasi a Roma il 19 ottobre scorso.

Aveva sostenuto Palamara: "Tutti i fermati avevano a seguito contatti (appunti manoscritti e prestampati) utili a reperire eventuali difensori di fiducia. Il dettaglio, prima facie scevro ed insignificante, in realtà risulta fondamentale per la completa interpretazione del profilo dei fermati, i quali, presumibilmente intenzionati fin dal principio a commettere azioni illecite, accettando il rischio di poter eventualmente essere fermati dalle FFPP, avevano già pre-individuato avvocati/strutture utili a sostenere la propria difesa". L'evidente responsabilità degli arrestati starebbe proprio in questo: "L'elenco dei difensori, numeri telefonici e siti web per il supporto legale evidenziano la previsione di eventuali azioni di violenza poi poste in essere dagli arrestati che avevano già individuato tutti gli strumenti idonei a sostenere la difesa in caso di fermo/arresto". Il gip ha respinto la richiesta di convalida dell’arresto e non ha emesso alcuna misura cautelare. Così Massimo, Rafael, Giovanni, Sara, Celeste, Raffaele sono potuti tornare a casa e riabbracciare i loro compagni e le loro compagne.

L'Unione Camere Penali ricorda che "è oramai consuetudine che determinate manifestazioni di piazza siano seguite da avvocati pronti ad intervenire ove i dimostranti siano fatti oggetto di palese violenza o di atti illegittimi da parte delle forze dell’ordine", tant'è che "è operativo un 'Legal Team' nel quale detti avvocati, anche stranieri, sono organizzati". Sono poi ricordati alcuni episodi della storia recente italiana come il G8 di Genova, in cui sentenze passate in giudicato documentano soprusi nei confronti dei manifestanti e si sostiene che "l'Unione valorizza tale dovere degli avvocati, dispiegando peraltro la propria attività politica nella raccolta di firme per una legge ad iniziativa popolare ed in audizioni parlamentari affinché il reato di tortura sia inserito nel nostro codice penale". L'associazione sostiene che il P.M. "si è avventurato nella congettura di ragioni opposte ed implausibili, approfittando per ammantare di sospetti la relazione tra cittadino ed avvocato, così finendo per trasformare quello che è un rapporto professionale molto delicato, e funzionale a rendere operativo il diritto costituzionale di difesa, in un opaco patto di connivenza".

"Tale metodo argomentativo accusatorio" - prosegue l'Unione Camere Penali - "appare offensivo e peraltro applica alla funzione difensiva un metro di giudizio opposto rispetto ad altre normali attività precauzionali, quali l’aver predisposto ambulanze ai fianchi del corteo o la decisione del questore di liberare i posti letto degli ospedali per fronteggiare eventuali ricoveri massicci di manifestanti". In conclusione l'Unione "viva protesta per le argomentazioni usate dal P.M. di Roma negli atti sopradescritti, con riferimento alle citate considerazioni che denotano un pregiudizio negativo di fondo verso la funzione difensiva" e si riserva "ogni iniziativa nel caso in cui tale inaccettabile atteggiamento dovesse persistere".

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