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Expo 2015: ma è davvero lavoro volontario?

  • Scritto da  Alessandra Maggi
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Expo 2015: ma è davvero lavoro volontario?

“Coltiva la tua personalità, condividi i tuoi interessi, diventa protagonista di Expo Milano 2015, l’evento che per 184 giorni catalizzerà l’attenzione del mondo su Milano e sull’Italia. Un evento che è anche un’opportunità di crescita professionale e di formazione.
Expo Milano 2015 vuole entrare in contatto con talenti dalle spiccate capacità di innovazione, creatività e adattamento, che condividano i valori che hanno permesso il successo della nostra candidatura.
Lavorare per Expo significa entrare a far parte di una squadra composta da professionisti e manager con esperienza nazionale e internazionale, che affrontano tutti la stessa sfida: creare valore per la nostra comunità, il nostro sistema Paese e per l’intero Pianeta”.

È così che si vende Expo 2015 a una platea di giovani disoccupati – anche se formati, laureati, preparati o più in generale “talenti dalle spiccate capacità di innovazione”.
Così Milano si appresta a ospitare la fiera del cibo sano sponsorizzato dalle multinazionali, le famose insalate bio made by McDonald's, insomma la sagra dell'ipocrisia per la quale si attendono 20 milioni di visitatori.
Tutti i grandi eventi per essere realizzati hanno bisogno di una grande mole di manodopera, così sono iniziati i grandi proclami sotto la Madonnina. Expo si vende come un'iniziativa con un forte e positivo impatto economico e occupazionale sul territorio – “200.000 posti di lavoro!” ci dicevano –, ma il lavoro atipico non dorme mai.
Nonostante siano questi i numeri annunciati, prospettive di un salario non se ne vedono, grazie all'ennesimo fenomeno di diritto creativo. Da grandi guadagni derivano grandi sfruttamenti: ecco a voi il lavoro volontario!

Ma facciamo un passo indietro:

  • Rapporto di lavoro subordinato o attività di volontariato?

Prima di tutto chiariamo la differenza a livello normativo, in quanto l'attività di volontariato è disciplinata dall'art. 2 della legge quadro sul volontariato (l.n. 226/1991), che al 1 comma recita:
“Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l'organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”.
Inoltre al volontario è fatto divieto di ricevere una qualsiasi forma di retribuzione dalla stessa organizzazione presso cui presta la sua attività, gli sono consentiti solo rimborsi spese.
Niente a che vedere con la definizione di lavoro subordinato prevista dall' art. 2094 del c.c.
“È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell'imprenditore”, anche alla luce del suo legame con l'art. 36 Costituzione.
Differenze abbastanza evidenti tra i due status; come sia stato possibile assimilarli e mescolarli in questo modo, senza reazioni scomposte da parte dei sindacati, rimane un mistero.

  • Quindi l'attività di “volontario” per Expo può qualificarsi come tale?

Il tipo di attività da svolgere sembra essere la tradizionale attività di assistenza fieristica: viene richiesta l'accoglienza dei visitatori all'ingresso, saperli indirizzare verso le biglietterie e le aree di prenotazione, saper dare informazioni e distribuire materiale (fonte: allegato 5 dell'accordo sindacale del luglio 2013).
Inoltre non si spiega come mai accanto al reclutamento di questi “volontari”, sia previsto quello per contratti a termine, e anche il servizio civile, come pure la possibilità per apprendisti e stagisti che otterranno qualifiche di “operatore Grande Evento”, per svolgere tutti le stesse mansioni, con la sottile differenza che un'attività verrà retribuita e l'altra no.
Quanto alle caratteristiche del reclutamento, sembra si tratti di un'attività lavorativa vera e propria: si richiede una certa età e lo status di disoccupato, il saper lavorare in gruppo e la conoscenza dell'inglese, si deve sostenere un colloquio di orientamento con un team di esaminatori, sono previsti turni di 5 ore e mezza e si riceverà una divisa. I termini dell'accordo lasciano pensare a una proposta in tutto e per tutto lavorativa.

  • Expo può essere considerata un'organizzazione di volontariato?

Le organizzazioni di volontariato sono enti privati, che si pongono all'interno del sistema socio-economico ma che sono distinte dallo Stato e dal mercato; da qui la definizione di terzo settore, perché pur avendo questo carattere "economico" hanno come obiettivo quello dell'utilità sociale.
Quindi le attività si realizzano in totale assenza di scopo di lucro e sono orientate a finalità sociali e non imprenditoriali, non distribuiscono utili e profitti, divieto imposto per legge, ma perseguono la pubblica utilità e l'incremento del benessere sociale e collettivo. L'attività della società Expo Spa ha uno scopo molto lontano dall'utilità sociale: è un'attività di tipo imprenditoriale che genera un ritorno economico per se stessa, per i soggetti espositori e per il territorio.
Ricordiamo a latere quanto dichiarò l'ex Presidente del Consiglio Enrico Letta sull'Expo: “sulla base dell'intesa raggiunta a Milano si può pensare a un modello nazionale. L'Expo si conferma un laboratorio per il paese e un volano per la nostra economia”.

  • Ma la libertà del volontario è vera libertà?

C'è chi sostiene che lo sia, insomma se una persona ha voglia di lavorare gratuitamente perché non dovrebbe essere libero di farlo?
In realtà in questo caso ci si rivolge a un'enorme platea di giovani disoccupati, andando a fare leva su quelle che sono le aspettative e le prospettive che vengono loro sventolate in un periodo di dura crisi economica e di aumento della disoccupazione; Expo afferma infatti che “i volontari potranno crearsi una rete di contatti utili per future attività”, definendo questa esperienza come il “vero social network dell'anno”.
Li si convince di avere la possibilità di una reale formazione, utile per il loro futuro lavorativo, da cui possono derivare “grandi opportunità”. 
Expo non è un'organizzazione di volontariato con un fine sociale, il ricorso ai volontari e il richiamo a tematiche legate alla solidarietà sociale sono un modo per umanizzare questo evento, ampiamente finanziato da pubblico e privato e con un fine puramente economico, che probabilmente lascerà, se non ha già lasciato, delle ferite indelebili sul territorio. 
Questa non è un'attività di volontariato. È solo un modo per mascherare una vera attività lavorativa, che consiste in una prestazione continuata nel tempo, diversa dall'attività di volontariato che invece si caratterizza per essere occasionale; il CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) in questo caso sta fornendo a Expo quei lavoratori a costo zero di cui necessita per gonfiare i propri guadagni o coprire i debiti che si produrranno. Tutto ciò con il benestare di Cgil, Cisl e Uil, che hanno firmato l'accordo sui 18.500 volontari per Expo Spa. 

Così mentre il 1 Maggio a Milano si svolgerà la grande festa per l'inaugurazione e a Roma i tre confederali saranno impegnati nell'organizzazione del concerto, per migliaia di lavoratori inizierà una nuova pagina di sfruttamento.

 

 

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