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Dopo 153 anni, a rischio chiusura la Biblioteca provinciale di Campobasso

  • Scritto da  Carmine Aceto
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Dopo 153 anni, a rischio chiusura la Biblioteca provinciale di Campobasso

Oramai non passa giorno senza che il brillante ingegno dei politici nostrani mostri tutto il suo sfavillare coniando dal nulla nuove prospettive gestionali in merito alla cultura e, in particolar modo, alle biblioteche pubbliche. 

Decisamente tra le più originali l’idea, chiamiamola così, del sindaco di Roma, partorita non si sa bene come e perché, qualche mese addietro. Per sopperire a ciò che accadrà nei prossimi mesi alla rete bibliotecaria romana, che già da quasi un anno per il deficit del comune ha dovuto tagliare di molto i servizi e che vedrà andare in pensione circa un 15% del personale bibliotecario, il sindaco Marino non ha trovato di meglio che proporre come sostituti o appoggi per le mansioni bibliotecarie i clochard romani, sostenendo che in questo modo si risolvevano due problemi: il reinserimento sociale dei senza tetto e i problemi di personale delle biblioteche.

La prima risposta sensata a questa farneticante commistione di problematiche sociali e culturali, fatta, non dimentichiamolo, dal sindaco della città capitale d’Italia, l’ha data direttamente un clochard in faccia a Marino, chiedendogli un tetto, una casa, un ricovero, ovvero chiedendogli la soluzione reale dei suoi problemi primari.

Questo episodio però è purtroppo sintomatico di come le amministrazioni e le istituzioni intendano affrontare, nel prossimo futuro, un problema non solo di competenze ma di servizi di base da offrire ai cittadini nell’ambito della cultura e dell’istruzione. Un metodo di lavoro, si fa per dire, che si sta applicando con una carta noncuranza e senza intenti di sviluppo, alle sorti delle istituzioni bibliotecarie nazionali a vario livello.

Come già ampiamente previsto da quasi un anno da chi nel settore bibliotecario opera professionalmente da decenni, la situazione delle biblioteche provinciali sul territorio nazionale, con il nuovo riassetto delle amministrazioni provinciali frutto della riforma Delrio che toglie la competenza del settore cultura agli enti amministrativi provinciali, diventa un caso urgente e improrogabile da affrontare.

Infatti, dopo le difficoltà avute nei mesi scorsi dalla Biblioteca provinciale di Foggia, “La Magna Capitana”, un’altra autorevole biblioteca provinciale si avvia al capolinea, o così sembrerebbe stando ai fatti, i soli che veramente contano alla fine di tutto.

Si tratta della Biblioteca provinciale di Campobasso “P. Albino” che, dopo 153 anni di attività al servizio della collettività, si è vista costretta, lunedì 23 giugno, ad annunciare la chiusura dei servizi al pubblico a partire dal 1° luglio. Un atto che nasce dall’impossibilità di risolvere la questione dei rinnovi dei lavoratori, circa quattordici persone, delle due cooperative operanti nella strutture da anni e dalla mancanza di nuovo personale provinciale da destinare a tale servizio, oltre alle unità lavorative già in ruolo presso la biblioteca anche loro da decenni.

Si farebbe un torto all’intelligenza dei cittadini molisani definendo questo stato delle cose come un colpo di fulmine a ciel sereno, visto che già da mesi, come detto, era segnalata la difficoltà in cui si sarebbe ritrovata la biblioteca provinciale di Campobasso a partire dalla fine del mese di giugno, piuttosto c’è da constatare con amarezza e senza nessuna vena polemica, di come una situazione di protratta apnea amministrativa ha prodotto, da febbraio ad oggi, solo uno sterile tavolo istituzionale di confronto, aperto dalla Regione Molise, sulla situazione della stessa Biblioteca provinciale, un tavolo al quale poco si è potuto dibattere e progettare soluzioni condivisibili, viste le perpetue assenze, durante questi incontri, non di certo dei lavoratori delle due cooperative della struttura né dei sindacati o dei dipendenti provinciali della biblioteca, rappresentati dal Direttore della struttura.

Il 27 giugno, a soli tre giorni dalla scadenza dei contratti, la Provincia ha disposto una proroga di 30 giorni, rimandando la chiusura della biblioteca al pubblico ma senza tuttavia individuare una soluzione definitiva. Se si considera che proprio l’ultima riunione attorno a questo tavolo istituzionale, in data 14 maggio 2014, si era chiusa con roboanti comunicati stampa nei quali si sottolineava di aver trovato il bandolo della matassa e che, in vista di una successiva riorganizzazione dei servizi da ottimizzare in termini di costi e benefici, non ci sarebbero stati problemi, da parte della Regione Molise, a garantire la prosecuzione dei servizi della Biblioteca “P. Albino” fino almeno a tutto settembre 2014 se non addirittura fino a dicembre 2014, si può capire perché allora, sia i lavoratori della biblioteca che i cittadini molisani, al danno facilmente tendano ad associare, in questo specifico caso, anche la beffa. 

Ultima modifica ilGiovedì, 17 Luglio 2014 17:50
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