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Federico Esposito

Federico Esposito

Sono nato nel 1987 a Pagani, in Campania, con la camorra sotto casa e la Costiera Amalfitana a quattro passi. Sono gli anni della caduta del Muro, di De Andrè e Troisi ancora vivi e del Pino Daniele furioso che spara reef ribelli dal giradischi di papà. Cresco bene negli anni Novanta, ma li ho odiati e li odio ancora; come odio il 2001 e il mio sguardo di ragazzino impaurito davanti alla tv e ai massacri di Genova. Dopo un’adolescenza da capellone rivoluzionario, a 19 anni divento calvo. Non mi laureo da troppo tempo in scienze della comunicazione. Dal 2010 collaboro col quotidiano “La Città di Salerno” e da un anno sono giornalista pubblicista. Dicono di me che tiro fuori il peggio delle persone che incontro: non provate a dirmi che sono panciuto.

La Francia in piazza: tutti insieme per il grève générale

Le manifestazioni che si sono svolte in Francia segnano l'ingresso nella quarta settimana di mobilitazione contro la Loi Travail, legge sul mondo del lavoro che ricalca i principali capisaldi neoliberisti che ci siamo ritrovati anche in Italia con il Jobs Act.

“Sognando l'Avana” torna Peppe Lanzetta e la Napoli del bronx minore.

Ritorna Peppe Lanzetta e le periferie di una Napoli minore riprendono voce. “Sognando l'Avana” è l'ultimo romanzo dello scrittore, attore e drammaturgo napoletano che a due anni di distanza dal suo ultimo libro “Infernapoli” si tuffa nel passato dei suoi primi scritti e confeziona duecento pagine di periferia, a sud, tra il rione Incis di Ponticelli e il sogno di una fuga dal pantano di miserie e speranze interrotte.

Antonio Esposito Ferraioli: a 35 anni dall'omicidio si lotta ancora per la verità

Antonio Esposito FerraioliPagani è un agglomerato di chiese e cemento che segna il confine tra le province di Napoli e Salerno. Un paesone che non sa scegliere a quale periferia aderire in quella terra di mezzo che è l’agro nocerino-sarnese. Laggiù, nel ventre della Campania, neanche i morti di camorra hanno la gloria che solitamente gli si riserva.

È il 30 agosto del 1978. L’accozzaglia di abitazioni popolari a due passi dal centro è il rione palazzine. Alle due di notte una A112 blu con i fari spenti si ferma all’angolo di via Zito. È un attimo. Due colpi di lupara alla schiena e Tonino si accascia a terra in una pozza di sangue. L’auto scappa, le finestre restano mute nel caldo umido di agosto, nessuno pare accorgersi di niente. Lei ha visto tutto. Angela è affacciata, urla di disperazione. Tonino stava rientrando a casa dopo la solita serata trascorsa insieme. Lei lo accompagnava dall’alto con lo sguardo verso la sua Citroen. Avrebbero dovuto sposarsi di lì a breve ma il sogno di una vita si frantuma in quegli istanti, con quei colpi secchi risuonati nel silenzio della città. La corsa all’ospedale serve a poco. Dopo un’ora Tonino muore ammazzato a 27 anni.

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