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Quella stretta di mano tra l'Esercito e i Nazisti

  • Scritto da  Filippo Ortona; Strelnik
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Quella stretta di mano tra l'Esercito e i Nazisti

Il 17 maggio il parlamento greco si è riunito per la prima volta dopo le elezioni del 6. La camera rinnovata (e provvisoria, poiché si rivoterà il 17 giugno) è stata teatro di inediti scenari su cui si sono spesi fiumi d’inchiostro. In particolare, ha destato scalpore l’ingresso tra i banchi degli eletti del partito neonazista Alba d’Oro, che hanno varcato la soglia dell’Aula marciando inquadrati dietro al loro capo, Nikolaos Michaloliakos. Molti parlamentari hanno ignorato apertamente i loro nuovi e inquietanti colleghi. Alcuni non si sono presentati in segno di protesta. Ma il neo-ministro della Difesa del governo provvisorio, Frangos Frangoulis, ha accolto il leader neonazista con una calorosa stretta di mano.

 

Frangoulis è un generale di vecchia data, membro delle forze armate dal 1970, con una lunga carriera nelle forze speciali e ai vertici delle forze armate greche. Generale dal 2004, è stato fino al 2011 capo delle forze terrestri dell’esercito. Nel 2011 venne improvvisamente destituito insieme ad una serie di generali e comandanti su iniziativa dell’ex-premier Papandreou, nei giorni concitati e sospetti del referendum contro il memorandum e poche settimane prima delle dimissioni dell’ex-leader socialista a favore del governo tecnico (anch’esso, ormai, “ex”) presieduto da Lucas Papademos. Sino a poche settimane fa, Frangoulis era un ex-generale in pensione.

Il 17 maggio 2012, a sorpresa, è stato chiamato dal presidente della Repubblica Karolos Papoulias a ricoprire l’incarico (civile) di ministro della Difesa e delle Forze Armate, nell’ambito del governo “provvisorio” (con scadenza il 17 giugno, data delle nuove elezioni) di Panagiotis Pikrammenos.

La stretta di mano tra il leader di Alba d’Oro e Frangoulis ha suscitato un certo clamore. D’altronde, il ministro non è nuovo a singolari liaisons con settori dell’estrema destra greca.

Il 25 marzo 2010 un battaglione di militari appartenenti al corpo di marina militare sottomarino, l’”O.Y.K.”, veniva sorpreso a scandire slogan razzisti e fascisti nel bel mezzo di una parata militare. Il fatto destò scandalo, e il battaglione fu denunciato al tribunale militare competente. Il processo ai 39 militari si svolse nel dicembre del 2011, nella sede della Corte Navale del Pireo. Nel piazzale antistante si tenne un presidio di alcuni militanti della “comunità dei riservisti delle forze speciali” (K.E.E.D.). Il ministro Frangoulis si recò a testimoniare a difesa dei militari accusati. Ma prima, arrivando al tribunale, si fermò a ricevere doni ed elargire apprezzamenti all’intruppato gruppo di presidianti, che lo acclamarono con un virile e corale “kalimera!” (minuto 6.45; il video, girato da un membro dei KEED, risulta piuttosto esemplificativo del tratto intimidatorio di questo tipo di organizzazioni). Gli avvocati dell’accusa denunciarono aggressioni nei propri confronti.

Qualche mese prima, nell’indifferenza dell’UE, la Grecia aveva avviato il maestoso progetto di un fossato anti-migranti lungo 120 chilometri a ridosso del fiume Evros, al confine tra Grecia e Turchia. Il fiume è noto alla stampa greca per essere uno di più gettonati luoghi di ingresso di sans-papiers in arrivo dalla Turchia. Nell’agosto 2011 Frangoulis, all’epoca ancora generale, fu uno dei primissimi personaggi a recarsi in visita al fossato in costruzione, suscitando l’ammirazione dell’estrema destra greca.

Ma la lista non finisce qua. In appena tre giorni Frangoulis è riuscito a organizzare lo spostamento di 400 carri armati. Nel 2010 gli Stati Uniti avevano donato 400 ABRAMS A1M1 usati all’esercito greco, nell’ambito di una riorganizzazione della dotazione militare americana. La trattativa era stata gestita dal predecessore di Frangoulis alla Difesa. Tuttavia, i tanks erano rimasti in America sino ad oggi a causa dell’eccessivo costo del trasporto transoceanico. In tre giorni il neo ministro è riuscito a sbloccare gli svariati milioni necessari (sembra siano 10) per portare il prezioso carico fino in Grecia, riuscendo in 72 ore a completare ciò che il precedente governo non era riuscito a fare in un anno. Una spesa insolita per un paese in profonda crisi finanziaria.

Ultimo sviluppo (ancora da verificare) sembra essere la cancellazione dell’accordo per la salvaguardia delle foreste a rischio di incendio al confine tra Grecia e Turchia. Secondo alcune fonti (1; 2), Frangoulis avrebbe cestinato il contratto di collaborazione che legava Ankara ed Atene nella sorveglianza antincendio della regione. L’accordo implicava – a detta del neo-ministro – la possibilità per gli elicotteri turchi di volare in territorio greco. Un accordo valutato dal ministro come un’innecessaria (e forse pericolosa) concessione agli odiati vicini turchi.

In queste settimane, chi ha scritto della situazione greca ha spesso sottolineato il pericolo di un’ondata autoritaria, sospesa a metà tra la violenza urbana e il golpe militare. Molti osservatori hanno enfatizzato il peso dell’estrema destra greca, trascurando il forte legame che essa conserva con gli apparati dell’esercito e della polizia. Secondo To Vima, un giornale greco, circa un poliziotto su due avrebbe votato Alba d’Oro alle ultime elezioni.

La junta dei colonnelli, al potere per sette anni dal 1967 al 1974, fu tra le altre cose l’espressione di quel pezzo di Grecia che faceva riferimento, per un motivo o per l’altro, all’apparato poliziesco e militare del paese. I colonnelli impiegarono molte risorse per garantirsi il sostegno dei militari e della polizia. Durante il regime, poliziotti e soldati godevano di condizioni di vita più agevoli del resto della popolazione: sicurezza, scuole, case, terre. Quel retaggio, quel circolo strutturale-istituzionale che proteggeva, tutelava e promuoveva carriere e vite all’interno dell’apparato militare-poliziesco, non si è dissolto con il 1974. Tutt’ora, è ben presente nello Stato: latente, ridimensionato, ma saldamente organizzato e soprattutto popoloso.

L’esercito è (e continuerà ad essere) un punto nevralgico delle vicende politiche greche (senza che questo significhi un automatismo autoritario). Tant’è che il 1° novembre 2011, per ragioni tutt’altro che chiare, l’allora primo ministro Papandreou destituì con un singolare coup de théâtreun’intera generazione di generali e comandanti, nel mezzo della temperie finanziario-politica che lo avrebbe travolto di lì a pochissimi giorni. Ad oggi, nonostante i sospetti e le congetture (tra chi asserisce che sia servito a parare un possibile tentativo di golpe, e chi invece sostiene che i personaggi silurati fossero “moderati”, troppo poco inclini alla repressione di piazza), nessuno conosce il perché di quell’ultimo gesto del vecchio leader del PASOK.

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