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Ornaghi dimissioni: parte la protesta a difesa dell'arte

  • Scritto da  Redazione
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Ornaghi dimissioni: parte la protesta a difesa dell'arte

Ornaghi dimissioni. Ecco il grido che rimbalza per il web dell'arte contemporanea in Italia. Il motivo di questa richiesta è chiaro: la decisione assurda di voler commissariare il MAXXI, non solo il danno di averlo sotto finanziato per gli ultimi 2 anni ma anche la beffa di voler azzerare questo percorso e dare tutto in mano ad un commissario.

Per questo occupiamoci di contemporaneo ha lanciato una petizione: Per chiedere le dimissioni del ministro Ornaghi e per lanciare un tavolo insieme agli altri soggetti dell'arte, obbiettivo nemmeno troppo celato: rilanciare la protesta contro l'austerity nell'arte.   

Ma Ornaghi si difende: "Tale decisione - si legge nel comunicato del Mibac - si è resa necessaria per la mancata approvazione del bilancio per l'anno 2012 da parte del consiglio di amministrazione. Il precedente resoconto ha infatti registrato un forte disavanzo che rischia di aumentare sensibilmente nel 2012".

Un buco di bilancio dunque, ma chi l'ha creato? Pio Baldi, il presidente della fondazione MAXXI lo spiega bene: "Il disavanzo dell'esercizio 2011 dovuto in parte ai tagli lineari effettuati durante l'anno dal precedente governo, è stato coperto grazie all'attivo dei bilanci 2009 e 2010, pari a 2.384.278 euro. Questo significa buona gestione per garantire continuità e livello dell'offerta. Chi parla di una previsione di perdite pari a 11 milioni di euro nel triennio confonde deficit con fabbisogno futuro. Temo - conclude - che i veri danni al museo li porterà questa decisione del Mibac".

Roberto Grossi, altro membro del Cda del museo rincara la dose: "C'è un mancato investimento dello Stato sul Maxxi come in tutto il mondo della cultura. Il Mibac ha effettuato un taglio del 75% dei suoi finanziamenti al Maxxi nell'arco di due anni, creando incertezze che ci hanno impedito di approvare il bilancio. In merito abbiamo già scritto al ministro Ornaghi per chiedergli un incontro urgente. Non c'è stata alcuna risposta, ed è scandaloso come sia stata diffusa la notizia del commissariamento e il fatto che nessuno se ne sia assunte le responsabilità in prima persona".

"Il problema è politico. Lo Stato è l'unico azionista, la fondazione non può andare avanti con 2 milioni di euro. Ci sarebbe bastato aggiungere altri 3 milioni di euro". Grossi conclude seccamente: "Se c'è un rapporto di fiducia con il ministero bene, altrimenti me ne vado. Questa è una politica bassa. Spingeranno per farci dimettere e poi usciranno fuori i soldi e metteranno un super manager. Se c'è una realtà da commissariare - chiude grossi - io credo che sia il ministero"

E l'austerity oggi dimostra tutto il suo strabismo politico: costruire un museo con 15 milioni di euro e successivamente non finanziarlo a sufficienza per permettere in funzionamento procedendo con tagli lineari con buona pace di quella bandiera logora e ideologica chiamata meritocrazia. Se il museo, nonostante i tagli, riesce a coprire il 50% dei costi grazie alle proprie attività, questa questione andrebbe incentivata invece che commissariata.  

Su questa vicenda il Senatore Vincenzo Vita ha presentato una interrogazione parlamentare.

Ma questo dimostra anche molto altro: è miope pensare di comprare varie macchine di lusso senza poi essere in grado di metterci la benzina. Così ad oggi ci troviamo vari musei, dal Macro a Roma al Madre a Napoli, per finire al museo nazionale come il MAXXI completamente sotto finanziati e con la pretesa assurda che i privati debbano farsi carico di ciò che lo stato vuole dismettere.

La cultura non può essere sostenuta esclusivamente dai privati è insostenibile dal punto di vista politico anche nella più estremista dottrina liberista. Nemmeno alla scuola di Chicago hanno mai teorizzato questo. E ancora più masochista è spendere svariati miliardi per costruire musei che vengano successivamente svenduti ai privati. É semplicemente autolesionista. 

Fanno un deserto e lo chiamano Futuro. Così si potrebbe riassumere la politica di austerità che questo governo sta portando avanti, combinata con il disprezzo per le competenze e con l'assoluta non curanza per il futuro. É chiaro che chiudere i musei d'arte non porta per il paese un danno immediato (rilevante in termini di PIL) ma un impoverimento più profondo che le nuove generazioni pagheranno nei prossimi 30 anni. Ma i giovani lo hanno detto molto chiaramente: dobbiamo vincere oggi per avere un domani. Per questo la battaglia per il MAXXI non può limitarsi all'opposizione nei confronti del commissariamento ma deve porre il problema politico generale dell'impegno dello stato nella cultura, impegno economico in prima istanza.

Così, discutendo di mettere il pareggio di bilancio in costituzione, approvando il “fiscal compact” che prevede tagli alla spesa pubblica per i prossimi 20 anni almeno, il governo sbatte la porta in faccia a qualunque speranza di futuro culturale per il nostro paese.

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