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Veneto: nero e pistola

  • Scritto da  AndRag + gvdr
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Immagine 15Luca Manzato ha le idee chiare: "de umano quei no ga gnente" (di umano quelli non hanno niente). Chi sono quelli ce lo spiega la giornalista Cristina Genesin: quelli sono predoni "incappucciati", "carne da macello come i suoi compagni arruolati in Moldavia o in Romania da qualche gruppo criminale, pronto a organizzare batterie di ragazzini da mandare sul territorio per far razzie".

E ancora: "peccato che ne ha ucciso solo uno tutti 4 dove l'asciarli x terra.." risponde Paolo Zanella a Enrico Rigato della tabaccheria Fratelli Rigato, che aveva proposto una medaglia per Franco Birolo, il tabaccaio che nel padovano ha ucciso a colpi di pistola un rapinatore "ha fatto bene ha difeso il suo negozio" rilancia Claudio Barison. Son quasi tutti come questi i commenti pubblicati in calce all'articolo online de Il Mattino di Padova, in cui si racconta il terribile caso di cronaca.

L'elenco dei commenti in cui si giustifica quando addirittura non si esalta il gesto del tabaccaio – ora accusato di omicidio volontario – fa venire i brividi.
Particolarmente inventivo è Marco Bazzato: "Tolto del letame dalle strade, per sempre…ora, sottoterra, farà il suo vero lavoro: concimarla". Un commento che piace e riceve ben 24 like.

La lista potrebbe continuare, ma quello che riportiamo è già sufficiente. Scorrere velocemente questi commenti ci restituisce un'immagine devastante dell'Italia. Non possiamo sapere quante persone la pensano così: ma sappiamo che ormai è sdoganata l'idea in cui lo stato diritto è carta straccia mentre si esalta il mondo del far west, dove farsi giustizia da soli non solo è un diritto, ma addirittura un vanto.
C'è ormai, in una parte di popolazione italiana, un sentimento che rende sgomenti: il gesto del tabaccaio non è semplicemente compreso, in quanto le forze dell'ordine non fanno il loro dovere: è idolatrato. È idolatrato perchè è riuscito a uccidere.
Non mancano alcuni, pochi e isolati, commentatori che tentano di riportare alla ragione, ad una dignità civile, il discorso ma sono subito inchiodati ad una seducente, pervasiva e violenta bugia: "noi stiamo per colpa loro, e dobbiamo diffenderci". A poco valgono, allora, i ragionamenti: vent'anni di leghismo e berlusconismo hanno giocato con la xenofobia per coprire le pecche di un sistema economico scricchiolante. Ancora da prima, nella terra del miracolo economico, nel "veneto operoso", sono cadute inascoltate le voci di chi vedeva i pericoli insiti nel miracolo: l'erosione dell'ambiente e del vivere civile, l'indebolirsi dei rapporti di mutuo sostegno, l'abdicazione al cemento ed al profitto (meglio se in nero). Ora che tutto crolla, gli argini sono deboli: la violenza su di sé e sugli altri acquista credibilità, è logica conseguenza.

È un sentimento che fa paura perchè è pericoloso. Se non lo fermiamo subito può portarci alla distruzione. Letteralmente: uno dei motivi per cui 20 anni fa scoppiò la guerra in Jugoslavia fu proprio l'aver sottovalutato i pericoli connessi ai vari nazionalismi. Viviamo in un paese normale, gli estremisti sono una minoranza, non sono pericolosi, pensava la gente comune. Si ritrovarono con la guerra in casa, senza nemmeno accorgersene.
Può accadere ancora, in qualsiasi parte del mondo. Per evitarlo dobbiamo agire quotidianamente nelle piccole azioni quotidiane e banali, come redarguire chi si permette commenti razzisti ad alta voce nei bar, dando voce a pensieri che forse vent'anni fa non avrebbe avuto il coraggio di esprimere pubblicamente.
A differenza di coloro che esultano per i morti degli altri noi dobbiamo ricordare coloro che sono morti per dare anche a queste persone la libertà di parola. Se lo faremo, renderemo omaggio al loro sacrificio è il 25 aprile vivrà in ogni giorno dell'anno.

Ultima modifica ilSabato, 28 Aprile 2012 14:44
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