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Rampolli bizzarri detestano il Computer

  • Scritto da  Eugenio Scalfari ???
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1918 gioia del colle scavi archeologiciLa spedizione geologica de IlCorsaro è da mesi impegnata negli scavi esplorativi per i lavori della TAF (trattazione ad alta frettolosità). La avveniristica linea permetterà la diffusione di gonfiature mediatiche e l'esplosione di gossip da "colonna destra" senza precedenti fra le principali redazioni italiane. Durante gli scavi i nostri geologi hanno rinvenuto un inedito editoriale a firma di Eugenio Scalfari. Pulitolo dalle macchie di cappuccino, il raro reperto è stato decifrato dai nostri archeologi e ora, con orgoglio, ve lo riproponiamo. Unica avvertenza: non fatelo leggere a chi crede sia giusto lottare per le proprie idee.

Rampolli bizzarri detestano il computer.

Negli ultimi mesi il grido di condanna contro la Apple – ch'io mi ricordo quando ancora la mela non era morsicata – è risuonato negli Stati Uniti e in Europa, a Roma e a Pechino, a Chiasso, a Chicago, a Parigi come a Trebaseleghe, ad Alessandria, a Washington, ad Avellino e in molti altri luoghi urbani e universitari. Non si registrano proteste nelle risaie della Lomellina, che io frequentavo prima che venisse conquistata dai Savoia. Gli studenti sono infatti molto impegnati e la Apple – cioè la Apple inc. che fa ben i computer – è diventata l'obiettivo su cui puntare i fucili della polemica, la sfida alla politica e al governo, alle banche e al capitale, agli Stati Uniti dei tecnocrati e ai "media" servi dei padroni.

Però i cortei di questi mesi sono stati colorati e anche festosi. Qua e là qualche incidente e qualche occupazione stradale ma per fortuna nulla di grave, la mia automobile non è stata toccata e Repubblica non ha una sede occupied a New York. 
 
Resta pur sempre il problema di come sbloccare la situazione negli Stati Uniti. L'idea d'una moratoria (lanciata dal NYTimes) è bizzarra: i lavoratori delle ditte fornitrici sono vessati da anni e tutte le indagini che dovevano esser fatte sono state fatte, e chissenesbattesega dei risultati delle indagini; le modifiche all'orario, per venire incontro ad alcune lamentele dei sindacati e delle popolazioni con gli occhi a mandorla che rappresentano, sono state effettuate, forse, almeno in parte… credo. Non mi ricordo. Cappuccino.
 
L'idea avanzata d'una migliore condizione lavorativa solleverebbe una quantità di questioni molto più spinose di quelle che in teoria dovrebbe risolvere. Anzitutto: a chi dovrebbe spettare quella migliore condizione? Ai lavoratori negli Stati Uniti o anche ai lavoratori dell'indotto Apple diretto e indiretto?
 
O addirittura a tutti i lavoratori, se si sta discutendo d'un interesse generale che confligge con alcuni interessi particolari? Per questo c'è un il metodo Marchionne che piace tanto negli Stati Uniti, mi hanno detto. Lo sciopero non è previsto né prevedibile, specie quando c'è di mezzo una economia globale e la possibilità che si alzi il costo dell'iPhone – che io mi ricordo quando ancora andava a gettone.
Infine, una migliore condizione lavorativa creerebbe un precedente che sarebbe certamente invocato per ogni azienda. Capisco le buone intenzioni, ma in questo modo si sfascerebbe definitivamente la suddivisione in classi di un Paese che è già troppo sfasciato. 
 
Mi stupisce in particolare la posizione degli studenti, ostili ai calcolatori elettronici. I computer stanno accrescendo le loro "performance" in tutto il mondo. Sono palesemente in gara con le pascaline – inventate da quella lenza del mio amico Pascal. Le linee internet "dorsali" consentono la costruzione di nuove reti che sviluppino il traffico dati locale e "pendolare". Cinquant'anni fa un meccanismo analogo e un'analoga rete furono creati per i trasporti su gomma. Non c'entra niente ma è per far vedere quanti nomi importanti ricordo. Comunque oggi la tecnologia consente di produrre il computer e gli ecologisti dovrebbero essere in festa ai cortei favorevoli alla Apple. E i giovani insieme a loro.
 
Perché sono contrari? Ho letto che tra i più contrari ci sono gli studenti dell'Università della Calabria. Sono di origini calabresi e conosco bene quei territori. Le amministrazioni locali non avevano mai raggiunto un livello di degrado organizzativo e morale come adesso. I giovani dell'Università della Calabria ne avrebbero di problemi da affrontare, anche senza rompere i maroni agli altri. Invece si mobilitano contro l'Apple. Ma non possono farsi gli affari propri? 150 anni addietro qualcuno ha scritto che la Calabria non stava tanto bene, per cui, visto come va il mondo, è meglio accontentarsi. 
 
Si temono condizioni di lavoro tremende e sfruttamento ai limiti dello schiavismo per la costruzione dei prodotti Apple. Questo sì, è un problema assai grave che va affrontato; non per impedirlo ma per farlo con tutti i crismi di legalità. Se il movimento e i sindacati degli Stati Uniti si mobilitassero per garantire questi obiettivi; se gli studenti, i giovani, i lavoratori, lottassero per consimili risultati in tutto il Paese: questa sì, sarebbe una battaglia che potrebbe rappresentare un salto in avanti di tutta la società e l'inno per quei cortei è già bello e pronto: "When the Saints / go marching in / I want to be in that number". Coraggio, studenti del Duemila. I vostri padri e i vostri nonni avrebbero voluto qualche cosa di simile, ma rimasero a mezza strada e le loro speranze furono riassorbite dagli interessi delle "lobby". Oggi si può tentare una spallata a quegli interessi, ma bisogna stare dalla parte giusta, non da quella sbagliata.
 
[Il testo è in larga parte, ora, illeggibile. Decifriamo l'intento dell'autore di ingraziarsi, con modi quasi sfacciati, i monti. Probabilmente un rito propiziatorio nella stagione della raccolta pubblicitaria.]
 
Eugenio Scalfari
Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 00:40
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