Paul Wilmott: lo 'special QUANT' e la crisi scientifica della finanza
- Scritto da Matteo Polettini
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[Oltre a essere un contributo appassionato, questo post è anche un'interessata promozione degli eventi di Festivaletteratura cui partecipa Paul Wilmott, Mantova 4-9 settembre 2012.]
Questo articolo trae spunto da alcuni post sui blog ospitati da Il Fatto Quotidiano (qui e qui) sul ruolo di matematici e fisici nella crisi dei mutui subprime e sull'attuale stato della disastroso finanza, il cui ruolo nell'attuale crisi è evidente pur essendo ancora difficilmente decifrabile. Una tematica peraltro piuttosto sviluppata sulla stampa anglosassone.
Piuttosto che accusare una specifica categoria, bisognerebbe addebitare le responsabilità alla diffusa classe dirigente che consapevolmente ha dato forma all'apparato, ad un'istruzione superiore che non fornisce le qualità per uscire dagli schemi e ad un sistema scientifico connivente. Partecipa al collasso un sistema finanziario stratificato che dall'inizio degli anni '90 ha trovato nella matematizzazione una tecnica per accelerare la trasformazione della finanza da “scienza” dell'allocazione di patrimonio, reddito e credito in tecnica di creazione alchemica del denaro. E' quello il periodo in cui i trader dei grandi operatori finanziari hanno cambiato profilo, da scafati “barrow boys”, spesso senza formazione (pensate a Will Smith in La ricerca della Felicità), ai "geeks bearing formulas" da cui metteva in guardia Warren Buffet, chiamato "l'oracolo di Omaha" per l'istinto viscerale negli investimenti. Sempre Buffet definiva "armi di distruzione finanziaria di massa" i prodotti derivati, che nelle mani dei QUANT (analisti quantitativi) sono cresciuti per complessità e volume, superando di un ordine di grandezza il prodotto interno lordo mondiale (i dati vanno però interpretati con attenzione).
Un derivato è una combinazione di titoli che teoricamente permette di coprire un investimento da fluttuazioni dei mercati (hedging), oppure di esporsi a rischi maggiori per ottenere maggiori guadagni (leverage). Vengono solitamente stipulati da due contraenti in un mercato over the counter deregolamentato. Il più semplice, il plain vanilla swap, promette di assicurarsi dalle fluttuazioni dei tassi di interesse. Nel 1994 un simile prodotto mise in ginocchio la società americana Procter & Gamble. Questa, ritenendosi ingannata, decise di fare causa al contraente Bankers Trust, arrivando a patteggiamento. Gli investitori di P&G non erano allora in grado di leggere tra le righe (e le formule) i termini di quella che per molti era una scommessa scellerata, piuttosto che un investimento ragionevole.
L'inglese Paul Wilmott nell'articolo del 2000 The Use, Misuse and Abuse of Mathematics in Finance, mostrò come i termini della scommessa di P&G fossero comprensibili con semplici “back-of-an-envelope calculations” ed un po' di buonsenso. Nello stesso articolo metteva in guardia da un collasso dei mercati finanziari guidato dai matematici, che puntualmente si verificò otto anni dopo, concludendosi con il fallimento di Lehmann Brothers. Oggi Paul Wilmott è tra i più rispettati dei QUANT. All'attivo alcuni dei più influenti manuali sulla finanza quantitativa, scritti con rimarchevole chiarezza; un sito che ospita una vivace comunità specializzata, un bimestrale, The Wilmott Magazine, di satira e finanza; una prolifica attività come consulente finanziario e come Chairman di fondi speculativi di successo.
Bisogna superare una falsa dicotomia per capire come Wilmott sia al contempo un valido operatore finanziario ed il più autorevole critico del modo in cui viene praticata ed insegnata la finanza matematica. Sul banco degli imputati sono i modelli e le formule con cui viene assegnato un prezzo ai prodotti derivati, che lui smonta nel dettaglio durante il corso Certificate in Quantitative Finance, nel cuore distretto finanziario di Londra, con lo scopo di “riabilitare” i QUANT. A seguito della crisi del 2008, con il collega Emanuel Derman, Wilmott ha steso il Manifesto of Financial Modellers (la traduzione in italiano è disponibile qui) sulla falsariga del Manifesto del Partito Comunista (incipit: “Uno spettro si aggira per i Mercati”). Tono ironico, contenuto grave. Si conclude con il Giuramento d'Ippocrate:
- Non ho fatto il mondo, e il mondo non soddisfa le mie equazioni.
- Anche se userò i modelli per fare stime, non sarò eccessivamente impressionato dalla matematica.
- Non sacrificherò la realtà per l'eleganza senza spiegazioni.
- Non darò false aspettative sull'accuratezza del mio modello. Invece, renderò esplicite le sue assunzioni e approssimazioni.
- Mi rendo conto che il mio lavoro può avere effetti enormi sulla società e l'economia, molti dei quali al di là della mia comprensione.
Wilmott è tra i protagonisti del bel documentario QUANTS: The Alchemists of Wall Street, in cui si lascia andare ad una fugace autocritica: “Forse avremmo potuto fare di più”.
Un esempio di matematica finanziaria selvaggia contro cui si scaglia Paul Wilmott è l'applicazione della “copula gaussiana” ai CDO, una tipologia di prodotto derivato. Nei primi anni del millennio i CDO crebbero a dismisura, in quanto ritenuti sicuri e vantaggiosi. In realtà nella loro pancia marcivano i famigerati mutui subprime di famiglie americane che sognavano una casa, senza avere i mezzi per permettersela, spesso sedotte da avidi traders. La formula era stata proposta da David X. Li, il quale aveva timidamente messo in guardia dal suo uso scellerato, il che a posteriori non lo salvò dall'irrisione della stampa. Il meccanismo perverso con cui la formula produsse il disastro è spiegato bene nel blog This is the Green Room: il parametro che doveva tener conto dell'insolvibilità di tante famiglie non veniva misurato in base dati reali (calcolo peraltro difficile se non impossibile da effettuare), ma veniva sintonizzato in base al valore di mercato del prodotto stesso. I trader delle banche d'affari, forzando l'utilizzo di una formula di per suo “neutra”, avevano creato un meccanismo circolare, offrendo un prodotto di scarsa qualità il cui valore era sostenuto soltanto dalla momentanea euforia degli investitori. Le agenzie di rating, incoscientemente, certificavano. Conosciamo il finale... Ancora oggi i matematici non sanno come trattare i CDO in maniera soddisfacente. Perché allora sono stati confezionati e venduti con tanta disinvoltura?
Se le responsabilità delle banche sono cristalline, più difficile stabilire le responsabilità di un sistema accademico di produzione scientifica che è spesso indulgente con risultati vendibili ma modesti, e troppo severo con i risultati complessi o negativi, che non trovano spazio nelle riviste di maggior impatto. La valutazione della ricerca in base alle citazioni, il meccanismo quasi clientelare del peer-review, e l'emulazione dei colleghi possono trasformare un piccolo risultato in una grande verità e nasconderne i limiti per molti anni. Questi fenomeni si osservano anche nelle scienze naturali, dove esiste un limite ultimo (talvolta superato) che dà decenza al sistema e riordina le cose: il protocollo sperimentale. Non esiste protocollo sperimentale per una formula di finanza, anzi spesso l'evidenza viene trascurata. Per esempio, il modello di Merton-Black-Scholes che ha inaugurato l'era della matematizzazione della finanza fu applicato nel 1994 al Long Term Capital Management, un fondo spculativo nel cui board figuravano figure di spicco dell'economia americana. Il fondo fallì disastrosamente, richiedendo l'intervento della FED nel 1998. L'anno precedente era stato assegnato il premio Nobel a Merton e a Scholes, essendo Fischer Black deceduto prematuramente.
Quando scrisse il suo articolo sulla copula gaussiana, David Li era impiegato alla Canadian Imperial Bank of Commerce, per poi passare a Citigroup e poi a Barclays. Questa è la regola in un sistema che ha sempre visto una contiguità disarmante tra ricerca scientifica e ricerca di dividendi, fin da quando il primo dei QUANT, Ed Thorp, probabilista e professore universitario, iniziò a fondare vari hedge funds di successo. Impossibile stabilire quanto è responsabile il sistema accademico che ha prodotto e incentivato l'uso di formule matematiche e quanto il sistema d'affari che le impiega oltre i loro limiti fisiologici, anche perché le due realtà si sovrappongono.
In una conversazione via mail, ho avuto il piacere di raccogliere gli anatemi sarcastici di Paul Wilmott. Contro i matematici delle università, che non capiscono la realtà e producono modelli scemi, cambiandoli a piacimento quando falliscono. Contro il loro pubblico, che non si rende conto che ad un fallimento ne seguirà un altro. Contro la maggior parte dei QUANT, che hanno scarsa immaginazione e senso critico. Contro gli economisti, una categoria inutile a cui si affida la politica in cerca di spiegazioni che non ha. Contro i laburisti che hanno reso sciatta l'istruzione universitaria. Contro i conservatori che non regolamentano la finanza. Contro le grandi banche d'affari che speculano su cifre completamente distaccate dalla realtà produttiva. E la gente, che se non ha fatto una rivoluzione per questo, non la farà mai più. Da un luminare, ci si potrebbe aspettare una visione più olistica del sistema cui appartiene. Nella logica di un matematico puro prestato al business, tutto è smembrato in fattori primi. “D'altra parte” - mi confessa - “di economia non ci capisco niente. Eppure conduco varie imprese di successo”.
Wilmott è ospite di Festivaletteratura di Mantova. Venerdi 7 alle 10.45 presso il teatro Ariston converserà con il filosofo Armando Massarenti di matematizzazione della finanza nell'incontro I Numeri Mentono. Giovedi 6 alle 18.00 in piazza Mantegna farà una breve lezione alla lavagna sulle analogie e differenze nell'uso della matematica tra fisica e finanza. Sabato mattina in piazza Sordello descriverà la sua rivista The Wilmott Magazine.
Lo “special QUANT” e la crisi scientifica della finanza
[Oltre a essere un contributo appassionato, questo post è anche un'interessata promozione degli eventi di Festivaletteratura cui partecipa Paul Wilmott, Mantova 4-9 settembre 2012.]
Questo articolo trae spunto da alcuni post sui blog ospitati da Il Fatto Quotidiano (qui <http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/12/derivati-tossici-fisici-a-wall-street/324168/> e qui <http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/16/navigando-nella-follia-dei-mercati-finanziari/326528/>) sul ruolo di matematici e fisici nella crisi dei mutui subprime e sull'attuale stato della disastroso finanza, il cui ruolo nell'attuale crisi è evidente pur essendo ancora difficilmente decifrabile. Una tematica peraltro piuttosto sviluppata sulla stampa anglosassone.
Piuttosto che accusare una specifica categoria, bisognerebbe addebitare le responsabilità alla diffusa classe dirigente che consapevolmente ha dato forma all'apparato, ad un'istruzione superiore che non fornisce le qualità per uscire dagli schemi e ad un sistema scientifico connivente. Partecipa al collasso un sistema finanziario stratificato che dall'inizio degli anni '90 ha trovato nella matematizzazione una tecnica per accelerare la trasformazione della finanza da “scienza” dell'allocazione di patrimonio, reddito e credito in tecnica di creazione alchemica del denaro. E' quello il periodo in cui i trader dei grandi operatori finanziari hanno cambiato profilo, da scafati “barrow boys”, spesso senza formazione (pensate a Will Smith in La ricerca della Felicità), ai "geeks bearing formulas" da cui metteva in guardia Warren Buffet, chiamato "l'oracolo di Omaha" per l'istinto viscerale negli investimenti. Sempre Buffet definiva "armi di distruzione finanziaria di massa" i prodotti derivati, che nelle mani dei QUANT (analisti quantitativi) sono cresciuti per complessità e volume, superando di un ordine di grandezza il prodotto interno lordo mondiale (i dati vanno però interpretati con attenzione <http://www.dailyfinance.com/2010/06/09/risk-quadrillion-derivatives-market-gdp/>).
Un derivato è una combinazione di titoli che teoricamente permette di coprire un investimento da fluttuazioni dei mercati (hedging), oppure di esporsi a rischi maggiori per ottenere maggiori guadagni (leverage). Vengono solitamente stipulati da due contraenti in un mercato over the counter deregolamentato. Il più semplice, il plain vanilla swap, promette di assicurarsi dalle fluttuazioni dei tassi di interesse. Nel 1994 un simile prodotto mise in ginocchio la società americana Procter & Gamble <http://www.nytimes.com/1994/04/14/business/worldbusiness/14iht-procter.html>. Questa, ritenendosi ingannata, decise di fare causa al contraente Bankers Trust, arrivando a patteggiamento. Gli investitori di P&G non erano allora in grado di leggere tra le righe (e le formule) i termini di quella che per molti era una scommessa scellerata, piuttosto che un investimento ragionevole.
L'inglese Paul Wilmott nell'articolo del 2000 The Use, Misuse and Abuse of Mathematics in Finance <http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&ved=0CDkQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.wilmottwiki.com%2Fwiki%2Fupload%2Fe%2Fe1%2FMillennium.PDF&ei=-NRDULinPMXXsgbaloDYDQ&usg=AFQjCNHnV-VwchjjOkStTqeJdkZmCBxQQg>, mostrò come i termini della scommessa di P&G fossero comprensibili con semplici “back-of-an-envelope calculations” ed un po' di buonsenso. Nello stesso articolo metteva in guardia da un collasso dei mercati finanziari guidato dai matematici, che puntualmente si verificò otto anni dopo, concludendosi con il fallimento di Lehmann Brothers. Oggi Paul Wilmott è tra i più rispettati dei QUANT. All'attivo alcuni dei più influenti manuali sulla finanza quantitativa, scritti con rimarchevole chiarezza; un sito <http://www.wilmott.com> che ospita una vivace comunità specializzata, un bimestrale, The Wilmott Magazine, di satira e finanza; una prolifica attività come consulente finanziario e come Chairman di fondi speculativi di successo.
Bisogna superare una falsa dicotomia per capire come Wilmott sia al contempo un valido operatore finanziario ed il più autorevole critico del modo in cui viene praticata ed insegnata la finanza matematica. Sul banco degli imputati sono i modelli e le formule con cui viene assegnato un prezzo ai prodotti derivati, che lui smonta nel dettaglio durante il corso Certificate in Quantitative Finance, nel cuore distretto finanziario di Londra, con lo scopo di “riabilitare” i QUANT. A seguito della crisi del 2008, con il collega Emanuel Derman, Wilmott ha steso il Manifesto of Financial Modellers <http://www.wilmott.com/blogs/eman/index.cfm/2009/1/8/The-Financial-Modelers-Manifesto> sulla falsariga del Manifesto del Partito Comunista (incipit: “Uno spettro si aggira per i Mercati”). Tono ironico, contenuto grave. Si conclude con il Giuramento d'Ippocrate:
- Non ho fatto il mondo, e il mondo non soddisfa le mie equazioni.
- Anche se userò i modelli per fare stime, non sarò eccessivamente impressionato dalla matematica.
- Non sacrificherò la realtà per l'eleganza senza spiegazioni.
- Non darò false aspettative sull'accuratezza del mio modello. Invece, renderò esplicite le sue assunzioni e approssimazioni.
- Mi rendo conto che il mio lavoro può avere effetti enormi sulla società e l'economia, molti dei quali al di là della mia comprensione.
Wilmott è trai protagonisti del bel documentario QUANTS: The Alchemists of Wall Street <http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CCMQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3Ded2FWNWwE3I&ei=sepDUNbUDMqUswaMwoEg&usg=AFQjCNG2X2Gs0L1nCz07wp7_7w6gkRHNLA>, in cui si lascia andare ad una fugace autocritica: “Forse avremmo potuto fare di più”.
Un esempio di matematica finanziaria selvaggia contro cui si scaglia Paul Wilmott è l'applicazione della “copula gaussiana” ai CDO, una tipologia di prodotto derivato. Nei primi anni del millennio i CDO crebbero a dismisura, in quanto ritenuti sicuri e vantaggiosi. In realtà nella loro pancia marcivano i famigerati mutui subprime di famiglie americane che sognavano una casa, senza avere i mezzi per permettersela, spesso sedotte da avidi traders. La formula era stata proposta da David X. Li, il quale aveva timidamente messo in guardia dal suo uso scellerato, il che a posteriori non lo salvò dall'irrisione della stampa <http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/17-03/wp_quant?currentPage=all>. Il meccanismo perverso con cui la formula produsse il disastro è spiegato bene nel blog This is the Green Room <http://www.thisisthegreenroom.com/2009/deconstructing-the-gaussian-copula-part-i/>: il parametro che doveva tener conto dell'insolvibilità di tante famiglie non veniva misurato in base dati reali (calcolo peraltro difficile se non impossibile da effettuare), ma veniva sintonizzato in base al valore di mercato del prodotto stesso. I trader delle banche d'affari, forzando l'utilizzo di una formula di per suo “neutra”, avevano creato un meccanismo circolare, offrendo un prodotto di scarsa qualità il cui valore era sostenuto soltanto dalla momentanea euforia degli investitori. Le agenzie di rating, incoscientemente, certificavano. Conosciamo il finale... Ancora oggi i matematici non sanno come trattare i CDO in maniera soddisfacente. Perché allora sono stati confezionati e venduti con tanta disinvoltura?
Se le responsabilità delle banche sono cristalline, più difficile stabilire le responsabilità di un sistema accademico di produzione scientifica che è spesso indulgente con risultati vendibili ma modesti, e troppo severo con i risultati complessi o negativi, che non trovano spazio nelle riviste di maggior impatto. La valutazione della ricerca in base alle citazioni, il meccanismo quasi clientelare del peer-review, e l'emulazione dei colleghi possono trasformare un piccolo risultato in una grande verità e nasconderne i limiti per molti anni. Questi fenomeni si osservano anche nelle scienze naturali, dove esiste un limite ultimo (talvolta superato) che dà decenza al sistema e riordina le cose: il protocollo sperimentale. Non esiste protocollo sperimentale per una formula di finanza, anzi spesso l'evidenza viene trascurata. Per esempio, il modello di Merton-Black-Scholes che ha inaugurato l'era della matematizzazione della finanza fu applicato nel 1994 al Long Term Capital Management, un fondo spculativo nel cui board figuravano figure di spicco dell'economia americana. Il fondo fallì disastrosamente, richiedendo l'intervento della FED nel 1998. L'anno precedente era stato assegnato il premio Nobel a Merton e a Scholes, essendo Fischer Black deceduto prematuramente.
Quando scrisse il suo articolo sulla copula gaussiana, David Li era impiegato alla Canadian Imperial Bank of Commerce, per poi passare a Citigroup e poi a Barclays. Questa è la regola in un sistema che ha sempre visto una contiguità disarmante tra ricerca scientifica e ricerca di dividendi, fin da quando il primo dei QUANT, Ed Thorp, probabilista e professore universitario, iniziò a fondare vari hedge funds di successo.Impossibile stabilire quanto è responsabile il sistema accademico che ha prodotto e incentivato l'uso di formule matematiche e quanto il sistema d'affari che le impiega oltre i loro limiti fisiologici, anche perché le due realtà si sovrappongono.
In una conversazione via mail, ho avuto il piacere di raccogliere gli anatemi sarcastici di Paul Wilmott. Contro i matematici delle università, che non capiscono la realtà e producono modelli scemi, cambiandoli a piacimento quando falliscono. Contro il loro pubblico, che non si rende conto che ad un fallimento ne seguirà un altro. Contro la maggior parte dei QUANT, che hanno scarsa immaginazione e senso critico. Contro gli economisti, una categoria inutile a cui si affida la politica in cerca di spiegazioni che non ha. Contro i laburisti che hanno reso sciatta l'istruzione universitaria. Contro i conservatori che non regolamentano la finanza. Contro le grandi banche d'affari che speculano su cifre completamente distaccate dalla realtà produttiva. E la gente, che se non ha fatto una rivoluzione per questo, non la farà mai più. Da un luminare, ci si potrebbe aspettare una visione più olistica del sistema cui appartiene. Nella logica di un matematico puro prestato al business, tutto è smembrato in fattori primi. “D'altra parte” - mi confessa - “di economia non ci capisco niente. Eppure conduco varie imprese di successo”.
Wilmott è ospite di Festivaletteratura di Mantova. Venerdi 7 alle 10.45 presso il teatro Ariston converserà con il filosofo Armando Massarenti di matematizzazione della finanza nell'incontro I Numeri Mentono. Giovedi 6 alle 18.00 in piazza Mantegna farà una breve lezione alla lavagna sulle analogie e differenze nell'uso della matematica tra fisica e finanza. Sabato mattina in piazza Sordello descriverà la sua rivista The Wilmott Magazine.
