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Breve guida ai terremoti: come e perché la terra trema in Italia

  • Scritto da  Ivan Crivellaro
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sismogramaLo scopo di questo articolo è spiegare con parole semplici come si verificano i terremoti e qual è il rischio sismico nel territorio italiano (soprattutto a fronte degli ultimi eventi sismici occorsi nella provincia di Modena e dintorni).

La superficie terrestre è divisa nelle cosiddette placche tettoniche, che possono essere immaginate come delle gigantesche navi che galleggiano su di un oceano di lava (il mantello terrestre). Le rocce di cui sono composte queste placche sono sottoposte ogni giorno a un continuo stress causato dalla costante collisione tra le varie placche. Quando le rocce accumulano troppo stress, si frantumano liberando una grande quantità di energia che provoca appunto le scosse di un terremoto. C'è da sottolineare che esistono tre tipi di scosse (o onde) sismiche: le onde P, le onde S e le onde di superficie. Le onde P (che causano un movimento di compressione della roccia) e le onde S (che causano un movimento di oscillazione nella roccia) sono onde che si trasmettono all'interno della terra. Una volta che esse arrivano in superficie generano le onde di superficie, che sono quelle che causano i maggiori danni di un terremoto.

Il punto all'interno della terra in cui si origina un terremoto è detto ipocentro, mentre il suo corrispondente sulla superficie terrestre è detto epicentro. L'ipocentro può essere a varie profondità (terremoti profondi sono anche stati rilevati a oltre 300 km di profondità).

Per misurare i terremoti si utilizza la scala Richter, che non ha un termine massimo, e indica l'intensità di un terremoto. La particolarità di questa scala è che è logaritmica quindi un terremoto di grado 5 è circa trenta volte più forte da uno di grado 4, però uno di grado 6 è circa mille volte più potente di uno di grado 4. Ad oggi il terremoto più potente regustrato è stato quello avvenuto in Cile nel 1960, di grado 9,5 Richter.

Un'altra scala ora in disuso è la scala Mercalli che invece misurava i danni prodotti da un terremoto, e aveva 12 gradi. Ad oggi per misurare gli effetti di un terremoto si usa la Scala Mercalli Modificata, ed è usata soprattutto negli Stati Uniti.

Nel caso specifico dell'Italia, essa si trova al confine di due placche, quella euroasiatica (che corrisponde circa ai continenti di Europa e Asia) e quella africana. La placca africana sta premendo verso quella euroasiatica in direzione Nord quindi verso la penisola italiana. Questo continuo premere della placca africana su quella euroasiatica provoca delle fratture nel territorio italiano (chiamate faglie), localizzate negli Appennini e in misura minore nella pianura padana. Questo è evidente sia dalla carta sisimica italiana (le zone rosse e viola sono le zone a maggior rischio sismico), sia dalla lista dei terremoti che quotidianamento avvengono nel territorio italiano e spiegano i forti terremoti avvenuti in Italia, come quello dell'Abruzzo del 2009 (6,3 della scala Richter). Un altro fattore è che di norma i terremoti che avvengono in italia sono molto superficiali (l'ipocentro si trova di solito entro i 20km di profondità), il che li rende particolarmente pericolosi per i danni che possono causare alle strutture. Per quanto riguarda gli ultimi terremoti avvenuti in Emilia, il più potente per ora è stato quello avvenuto il 20 maggio 2012, di 5,9 gradi Richter. Anche in questo caso l'ipocentro è di 6,3 Km di profondità. Il fatto che la zona interessata è a rischio sismico si evince anche dalle carte di storicità sisimica della zona.

A questo punto salta subito all'occhio una domanda: come mai un terremoto di 5,9 gradi Richter ha causato molti meno danni che il terremoto avvenuto in Abruzzo di 6,3 gradi Richter, pur sembrando di intensità quasi uguale? Principalmente per due motivi:
1) Come già detto prima la scala Richter è logaritmica, quindi anche differenze minime nella scala possono corrispondere in realtà a intensità molto marcate.
2) La conformazione del territorio: le onde di superficie, a causa di leggi fisiche e di come si propagano, causano maggiori danni in zone montuose che nelle zone di pianura.

Si possono prevedere i terremoti? NO. Al momento non esiste una teoria che spieghi come prevedere i terremoti. Esistono degli studi che dimostrano come prima di un terremoto ci sia un aumento dell'emissione dal terreno in atmosfera di gas Radon, ma non si è mai stabilita una reale correlazione tra la quantità di gas emesso e l'intensità di un terremoto (ad alte quantità emesse può corrispondere un terremoto rilevabile solo dagli strumenti). Si sanno però le zone dove è più probabile il verificarsi di un terremoto, e in queste zone dovrebbero essere impiegate delle tecniche di costruzione antisismiche per gli edifici nuovi e la messa in sicurezza degli edifici più antichi.

Le ultime righe voglio dedicarle a una fantomatica teoria del complotto che si sente ormai da vari anni. Questa teoria prevede che il governo americano abbia causato alcuni terremoti – come l'ultimo del Giappone (9,1 Richter) e altri – impiegando uno strumento chiamato HAARP. Non intendiamo qui parlarne approfonditamente (i due link sono abbastanza esplicativi); spiegheremo soltanto che, secondo questa teoria del complotto, le antenne di questa stazione radio genererebbero onde talmente potenti che, riflesse dai satelliti sulla superficie terrestre, penetrerebbero nelle rocce e causerebbero terremoti oltre che, si sostiene, notevoli cambiamenti climatici (uragani, cicloni, etc..). Ovviamente, secondo la persona che scrive, stiamo parlando di pura fantascienza.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 14:18
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