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Fuorisede ed Erasmus: se il diritto di voto è per molti ma non per tutti

  • Scritto da  Giulio Gezzi
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Voto ErasmusSono moltissimi anni ormai che si discute sulla necessità di introdurre una regolamentazione in materia di studenti e lavoratori fuori sede ed elezioni politiche. Secondo i dati del MIUR sono circa il 20% i ragazzi che studiano in università al di fuori del territorio di residenza e quindi lontano dal proprio seggio elettorale. 286mila aventi diritto al voto che si trovano ogni volta in difficoltà (anche economiche) per tornare nel proprio comune di residenza e adempiere al proprio dovere costituzionale.

La legislazione attualmente in vigore è insufficiente, se non inutile. Da anni Link – Coordinamento Universitario denuncia questo vuoto legislativo. Non basta infatti, ad esempio, che i biglietti ferroviari siano a prezzi agevolati: questo varrebbe se il nostro sistema ferroviario fosse efficiente e capillare ma così non è. Quanti sono gli studenti meridionali che studiano nelle università del nord e viceversa? Quanto potrebbe costare un biglietto per il treno che li porti nella stazione più vicina per poi arrangiarsi per raggiungere casa? Quanti sono disposti a fare traversate di parecchie ore, a prezzi comunque tutt'altro che contenuti?

Immaginate poi che questi studenti si trovino fuori dai confini nazionali. Ogni anno sono quasi 25mila gli studenti universitari italiani vincitori di una borsa di studio Erasmus. Altre 25mila persone a cui lo Stato italiano non garantirà in pieno il loro diritto inalienabile al voto. In moltissimi Stati europei è attivo ormai da anni il voto per corrispondenza, mentre da noi questo è permesso solo a militari o rappresentanti delle forze dell'ordine in missione all'estero o per i cittadini italiani che siano residenti in un altro paese da più di 12 mesi. Nessuna borsa di studio europea arriva a questa durata. Come denuncia Link - Coordinamento Universitario in un comunicato, le 25mila studentesse e studenti che il 24 febbraio saranno all'estero sono costrette, a causa di una improba inefficienza del governo, a spendere centinaia di euro per tornare a casa se vogliono votare, altrimenti niente da fare, sarà per la prossima volta.

Il paradosso, come fanno notare alcuni studenti che in questi mesi si sono organizzati in una pagina Facebook, è che molti di loro sono riusciti a partecipare alle primarie del Partito Democratico pur essendo in Germania, Francia, Spagna e quant'altro. Come mai il governo (nessun governo) è stato in grado di ovviare a questo grossa lacuna legislativa? Eppure un disegno di legge c'è; promosso dal comitato Io voto fuori sede, è arrivato in Senato il 6 dicembre e lì è rimasto. In realtà il DdL 3054 si riferisce in particolar modo agli studenti e lavoratori fuori sede sul territorio nazionale, e prevede un voto anticipato nelle prefetture del luogo di lavoro/studio, previa apposita iscrizione alle liste elettorali. Ma sarebbe piuttosto facile integrare alle prefetture anche le ambasciate e i consolati nel mondo o altre strutture analoghe, così da permettere a tutti e tutte di adempiere ad un proprio diritto/dovere costituzionale nel pieno rispetto di un altro diritto fondamentale: quello allo studio. 

In questi giorni la questione ha finalmente raggiunto le prime pagine dei giornali, anche se l'attenzione si concentra quasi esclusivamente sul problema legato all'Erasmus. Alcuni studenti in Erasmus hanno inviato una lettera aperta al Presidente Napolitano, e persino l'Unione Europea, per bocca della portavoce della Commissaria Europea all'Istruzione Androulla Vassiliou, ha espresso il suo sostegno alla battaglia delle studentesse e degli studenti italiani in Erasmus e ha incoraggiato il governo italiano a trovare una soluzione. Ma nonostante la nota del Presidente del Consiglio che incoraggiava i ministri degli Esteri e dell'Interno a risolvere il problema del voto degli Erasmus, il Consiglio dei Ministri del 22 gennaio si è concluso con un nulla di fatto. Il comunicato finale del Consiglio dei Ministri parla infatti di "difficoltà insuperabili: anzitutto di tempo e di praticabilità e, soprattutto, di costituzionalità nel selezionare unicamente gli studenti Erasmus – escludendo tutti gli altri soggetti che si trovano all’estero per ragioni di studio, ma senza una borsa Erasmus" e rinvia la soluzione del problema ad una prossima riforma elettorale. Intanto, per questa volta, gli studenti Erasmus dovrebbero rassegnarsi a non votare. 

Ma gli studenti non si rassegnano: in un comunicato, Link - Coordinamento Universitario annuncia azioni di protesta e mobilitazione e sottolinea come il governo non abbia neanche provveduto a stanziare fondi per ovviare temporaneamente al problema garantendo a chi è in Erasmus un rimborso per il viaggio di ritorno in Italia per votare.

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 09:55
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