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Il programma Monti-Marchionne

  • Scritto da  Roberto Maggio
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Monti Melfi FiatA pochi giorni da quella che potrebbe essere l'ufficializzazione della candidatura a Presidente del Consiglio, il "tecnico" Mario Monti ha lanciato di fatto la sua campagna elettorale. Lo ha fatto dallo stabilimento di Melfi, in un contesto curato nei minimi dettagli dalla FIAT. In una sala "epurata" dalla FIOM e da possibili contestatori, come ben racconta Michele De Palma, responsabile nazionale FIAT della FIOM.
Nonostante ciò numerosi giornali on line danno grande risalto alla "notizia" degli applausi degli operai. Sembra un goffo ma non per questo non efficace, racconto di una nuova marcia dei quarantamila, una "marcia" che non esiste se non grazie agli strumenti di ricatto del padrone sui dipendenti e al servilismo di UIL e CISL, con quest'ultima schiacciata del tutto sull'opzione centrista. Ovviamente a completare il quadro c'è la Fiat che per bocca di Elkann e Marchionne dichiara il proprio appoggio al presidente bocconiano: "La stabilità ritrovata con Monti non venga meno, lui ha garantito la stabilità del Paese", e ancora "l'agenda Monti mostra coraggio, chiarezza e lungimiranza."

 Si è trattato di una rappresentazione plastica di quel che il sociologo Luciano Gallino ha chiamato la "lotta di classe dall'alto", un endorsement sfacciato da parte della Fiat. "Questo è il futuro" ha detto Mario Monti, parlando di quello che ha definito il "magnifico stabilimento Fiat". Considerando che si tratta di uno stabilimento senza un vero piano di investimenti, in cui cresce la cassa integrazione, una frase come "questo è il futuro" più che una promessa appare una minaccia.

Monti ha rivendicato il "linguaggio della verità" nell'azione di governo, e accomuna implicitamente il proprio stile, nel proprio operato, nella brutaità delle dichiarazioni e nelle decisioni brusche e socialmente inique alla filosofia di Marchionne. Rivolgendosi agli operai, il premier ha aggiunto "qui nella vostra azienda il linguaggio della verità non è mai mancato". Dichiarazione paradossale viste i ripetuti e non motivati cambi di rotta nei piani industriali, quasi sempre inesistenti.

Ha aggiunto Monti: "L'Italia aveva bisogno di una medicina amara, non facile da digerire, ma assolutamente necessaria" "Le riforme strutturali spesso promesse ma non sempre mantenute, questa azione è solo all'inizio, anche se l'esperienza del governo sta per finire." Alludendo a un proseguio della sua azione di governo, rivolgendosi invece a possibili altri governi, senza mai nominarli ha ammonito: "C'è una disponibilità ad accettare queste riforme e questi sacrifici, al contrario di quanto si è visto in altri paesi europei e mediterranei, per questo non bisogna disperdere questa opportunità cercando un facile consenso, nessuno si permetterà - credo - di cambiare l'agenda politica del governo"

I moniti di Monti sull'ineluttabilità di riforme strutturali che smantellino "diritti e tutele di un epoca passata, che non tornerà più" sono il programma politico di una destra che si appresta a rinunciare alla maschera da tecnico, pronto a indossare quella dell'uomo della provvidenza. Ma si tratta di un nuovo personaggio e soprattutto di un nuovo modo di interpretarlo, non più demagogiche promesse di salvatore della patria, ma seminatore di paura e terrore davanti a un mondo difficile che solo lui può capire e placare.

La sfida è lanciata, e poco importa se proprio mentre Monti dava il via alla propria campagna elettorale, obbedienti e "responsabili" i suoi avversari del campo progressista votavano l'ennesima fiducia, approvando un DL stabilità che stanzia miliardi per la Tav e taglia ancora fondi all'università.

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