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Fusione AcegasAps-Hera: la nuova multiutility calpesta i referendum

  • Scritto da  Maurizio Marinaro
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AcegasHera

Lunedì 24 settembre il consiglio comunale di Padova, con 23 voti favorevoli e 15 contrari, ha approvato la fusione tra AcegasAps ed Hera due delle cosidette “multiutilities” ossia le aziende che si occupano di fornire ai cittadini i servizi idrici, il trasporto pubblico, il gas e lo smaltimento di rifiuti; AcegasAps per le aree di Padova e Trieste mentre Hera per molti comuni dell'Emilia Romagna e delle Marche.

Il consiglio comunale è stato barricato mentre fuori si riunivano a manifestare la propria contrarietà Legambiente, militanti dei centri sociali e iscritti ai partiti del centrosinistra contrari alla fusione (militanti di Sinistra Ecologia e Libertà e di Rifondazione Comunista in prevalenza; Sel, in opposizione a quanto approvato in assemblea provinciale e alla volontà della maggioranza degli iscritti, ha poi votato a favore delle fusione). Questa la mera cronaca evitando volutamente la descrizione di scaramucce tra polizia e centri sociali, prese a pretesto per accusare di violenza chi con questa fusione non era d'accordo.

Veniamo ai fatti della fusione e a cosa potrebbe comportare: sono passati circa 15 mesi dai referendum del 12-13 giugno in cui la maggioranza assoluta degli italiani si è espressa a favore di un'uscita dalla logica del profitto nell'amministrazione dei servizi idrici, evidenziando come gli italiani, più che di alleanze partitiche e di primarie, vogliano che al centro del dibattito ci sia la questione dei beni comuni. L'operazione di fusione è stata condotta in maniera verticista e senza alcun tipo di incontro pubblico promosso dal comune, riproponendo in piccolo quello che è il sistema di potere che si è strutturato: i “mercati” dettano la linea ai governi nazionali così come i consigli di amministrazione di AcegasAps ed Hera hanno portato il progetto di fusione già pronto solo per l'approvazione in comune, i cittadini restano sempre sullo sfondo.

Con questa fusione Padova perderà il controllo sulla diretta amministrazione del proprio territorio, infatti avrà il controllo di poco più del 5% della nuova multiutility, il che comporterà l'impossibilità di potersi opporre con efficacia immediata nel caso che vengano prese decisioni contrarie al bene della città di Padova; ricordiamo che è stato acquisito il controllo della gestione del servizio idrico ma anche quella dei rifiuti -ancora tutta incentrata sull’incenerimento- e, più in generale, dei servizi locali. In cambio di questa cessione di sovranità si è ottenuto l'impegno, non l'obbligo, a chiudere la prima linea dell'inceneritore del quartiere San Lazzaro a Padova, una volta ultimato il pagamento del mutuo sottoscritto per la realizzazione della terza linea dello stesso inceneritore.

I favorevoli alla fusione hanno presentato questa operazione come assolutamente ineluttabile, ossia dicono che è ineluttabile affidare i servizi locali a una società per azioni quotata in borsa, Zanonato, sindaco di Padova l'ha detto chiaramente: “essendo AcegasAps una società quotata in borsa ha la libertà di andare sul mercato e quindi la possibilità di essere comperata da chiunque in Europa voglia investire su questi affari. Meglio associarsi a Hera che è grossa, vicina, e “nostra”, nella quale potremmo ancora fare pesare le nostre opinioni” questa opinione però non tiene in considerazione il fatto che con la sentenza del 20 luglio la Corte Costituzionale ha restituito la voce ai cittadini e la democrazia al nostro Paese dichiarando ncostituzionale l’articolo 4 del Decreto Legge 138, con il quale il governo Berlusconi calpestava il risultato referendario e reintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. In sostanza sostenere che affidare i servizi locali a S.P.A quotate in borsa sia l'unica via percorribile è sintomo della volontà di inserirsi in una strada già prospettata soltanto da una visione neoliberista dei servizi, una visione che però non è l'unica percorribile.

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