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Alla ricerca del calendario che non c’è: brevi contributi antropologici sul calendario petrino

Papa Benedetto XVIAll’interno della religione, come in tutte le società umane, il calendario è lo strumento attraverso il quale disciplinare e regolare i diversi momenti dell’esistenza. Ora i calendari di ogni comunità umana sono un alternarsi di eventi sacri e profani. Il loro compito da una parte è quello di includere le attività umane all’interno del ciclo biologico naturale (semina, raccolto, vendemmia, ecc…), dall’altra di inserire all’interno di queste le festività sacre con cui regolare i vari meccanismi sociali interni, tra cui la differenziazione tra classi e generi. Il calendario della Chiesa Cattolica Romana, di per se stesso sacro, a sua volta alterna momenti più intimi a quelli liturgici, momenti dalla forte impronta sacramentale a quelli più umili e larghi. In poche parole alterna l’alta teologia con i drammi umani degli individui che la compongono.

Questo piccolo richiamo accademico dovrebbe servire a guardare con pochi rinfrescati strumenti il calendario dell’elezione papale che abbiamo davanti nonché la vera notizia dell'altroieri, 20 febbraio 2013: tramite motu proprio Benedetto XVI potrebbe anticipare, uscendo dall’usanza che lo vuole convocato almeno dopo 14 giorni dalla morte (ora dimissioni) del papa, il nuovo conclave. La notizia è degna di nota più di quanto possa sembrare. Nel prendere atto che la cronaca delle novità in ambito cattolico non sembra finita, c’è da chiedersi perché uno degli ultimi atti del Papa dimissionario vuole essere quello di alterare la normale tempistica del conclave.

 

Motivazioni contingenti e tecniche ce ne sono, tutte validissime: a San Pietro sono pronti, la Chiesa non può restare a lungo senza un papa, il momento di limbo apertosi l’11 febbraio deve finire al più presto. La ragione antropologica più profonda, e più inconsapevole, mi pare però essere un’altra.

Nel contesto del passaggio cruciale che la Chiesa Cattolica sta vivendo, il fatto che per la prima volta nella storia il conclave non sarà preceduto dai funerali del precedente papa crea non pochi problemi. Di fatto quello che mancherà nel calendario petrino sarà il momento del lutto. Il pianto rituale, usando un’espressione di De Martino, è il collante prezioso di ogni transizione comunitaria da uno stato ad un altro. Vale per le famiglie, ma anche nelle chiese e nelle religioni. La riconoscenza ed i messaggi di affetto stile twitter che continuano ad arrivare al Papa sembrano appiattire un calendario sacro come quello del conclave, già convocato in maniera troppo laica, e renderlo anestetizzato. La paura è che nessuna “nuova vita” si possa esprimere per la Chiesa senza che “qualcosa muoia”. Con sguardo antropologico potremmo affermare che lo scollamento del ministero di Pietro con l’ordine biologico, vita-morte, rischia per la Chiesa di delegittimare l’avvento del nuovo papa. Difficile per tutti d’altronde sentirsi figli di un nuovo padre, senza che quello precedente, naturale, venga accompagnato con le lacrime.

Alla luce di tutto questo 14 giorni sembrano troppi, inutili, terribilmente vuoti. Ecco quindi il bisogno di saltare il momento del (mancato) lutto che rischia di risultare pericoloso per la stabilità della comunità. L’intento della Chiesa ad oggi sembra dunque quello di accostare il conclave alla Pasqua che quest’anno cade il 31 marzo. Se dall’uovo di Pasqua quest’anno uscirà un Papa nuovo, legittimato, questo è difficile saperlo.

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