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La somministrazione cambia pelle

  • Scritto da  Redazione
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Manpower agenzia di lavoro interinale

“Art.13, una nuova opportunità per lavoratori svantaggiati ed imprese”: si apre con questo titolo la brochure commerciale di Manpower, lamultinazionale del lavoro interinale che offre alla propria clientela “fornitura di personale a costi particolarmente vantaggiosi rispetto ad altre forme di flessibilità”. Lavoratori considerati alla stregua di merce.


Il polverone lo ha sollevato NIdiL, il sindacato degli atipici della Cgil, al quale è capitato fra le mani il documento promozionale di Manpower in cui si invitano le aziende a cogliere i vantaggi derivanti dalla firma di una convenzione stipulata fra la stessa Manpower e Italia Lavoro (l’agenzia tecnica del ministero del Lavoro). Una convenzione grazie alla quale è possibile assumere lavoratori appartenenti a categorie “svantaggiate” (disabili, over 50, disoccupati, genitori soli, ecc.) sottopagandoli – fino al 20% in meno dello stipendio di riferimento – o sottoinquadrandoli fino a due livelli.

Di fatto le agenzie per il lavoro hanno deciso di cavalcare come forma spregiudicata di business una norma, sinora scarsamente applicata, che prevede significative riduzioni 
salariali in caso di lavoratori svantaggiati. Con tanti saluti a quel principio di parità di trattamento che fino ad oggi ha fatto sì che la “somministrazione di lavoro” (così è stato ribattezzato il lavoro interinale dalla legge Biagi del 2003) fosse pressoché l’unica forma di flessibilità adeguatamente tutelata.


Il cambio di pelle della somministrazione, che rischia dunque di trasformarsi nell’ennesima forma di precarietà sottopagata, potrebbe diventare definitivo con l’entrata in vigore del decreto legislativo per il recepimento della direttiva Ue sul lavoro interinale. Un decreto che dal governo è stato pubblicizzato come un intervento che accresce le tutele dei lavoratori interinali, ma che nella realtà dei fatti va ad alimentare quella precarietà che lo stesso esecutivo dice di voler ridurre.


Il decreto elimina infatti l’obbligo di specificare i motivi del ricorso al lavoro interinale e i limiti contrattuali per tutti quei lavoratori che percepiscano ammortizzatori sociali o che appartengano a una categoria “svantaggiata”: praticamente tre milioni di persone.

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