Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

25 novembre: non vogliamo una crisi del genere

  • Scritto da  Rete della Conoscenza
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS

Scarpe contro la violenza sulle donneIl 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Pubblichiamo in questa occasione un contributo della Rete della Conoscenza.

Perchè il 25 Novembre?

Il 25 Novembre 1960 in Repubblica Dominicana, venivano assassinate le tre sorelle Mirabel, dopo essere state torturate psicologicamente e fisicamente. L’accusa? Patria, Minerva e Marìa Teresa avevano avuto troppa voce nell’esprimere il proprio dissenso verso la dittatura trujillista, avevano osato chiedere libertà, parità, avevano voglia di cambiare il ruolo delle donne nel loro paese, perchè volevano cambiare il loro paese.

A partire da quell’episodio i movimenti femministi sudamericani hanno promosso una serie di appuntamenti sul tema della violenza di genere, fino al 1980, quando si svolse il primo appuntamento internazionale femminista a Bogotà. Nel 1999 l’ONU ha dichiarato il 25 novembre “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”.

Siamo in Italia

Nel nostro Paese, ogni 96 ore, viene uccisa una donna. Manca un numero ufficiale, ma si stimano essere 117 le donne vittime di femminicidio nel 2012.

Per anni si è alimentata dai media e dai governi la paura verso l'immigrato, presentato come unico o principale autore delle violenza di genere, alimentando politiche xenofobe. La realtà è sempre stata diversa: chi conosce anche solo poco il tema sa benissimo che la maggior parte delle violenze (circa il 93%) sono perpetrate da uomini conosciuti dalla vittima: padri, amanti, fidanzati, mariti ed ex risultano essere autori di questa carneficina.

Tanto nel linguaggio comune, quanto nei mezzi di informazione, spesso questi episodi sono definiti delitti passionali, raptus di follia, se ne attribuisce la causa alla gelosia, alla passione, al troppo amore oppure si colpevolizza la vittima: era troppo gelosa, parlava troppo, era troppo opprimente. Noi chiediamo che non si parli più di delitti passionali ma di femminicidi e soprattutto vogliamo che questo tema sia affrontato come un problema sociale, a cui tutto la società e la politica devono dare una risposta. Non si può continuare a considerare il singolo caso, ad insistere sulle motivazioni del singolo gesto, con morbosità, bisogna affrontare la realtà: nel contesto della crisi la violenza contro le donne è in aumento. E l’aumento dei femminicidi non è che l’espressione più drammatica di questo fenomeno: secondo l'ISTAT quasi una donna su due ha subito una volta nella vita un episodio di violenza e, andando a rileggere le storie di molte donne uccise, si scopre come il “raptus” di follia sia stato a lungo preceduto da violenze psicologiche e fisiche.

Per questo non si può dare al problema dei femminicidi una risposta solo penale, con una legge che preveda un reato specifico di femminicidio, ma occorre incidere sul piano culturale e sociale. Il nostro paese è ancora fortemente impregnato da una cultura patriarcale ed eteronormativa, che legittima in parte gli atti di violenza contro le donne e che nega l’esistenza di un problema sociale chiamato “femminicidio”. L'uomo che dispone del corpo e del destino della sua donna, talmente sua che lui può scegliere sulla sua vita, sulla sua morte.

Al persistere di questa cultura, si sommano, poi, negli ultimi anni le conseguenze della crisi e dell'austerity e la storia ci ha sempre insegnato che purtroppo alla crisi ben si accompagna ad un aumento della violenza contro le donne, come dimostra il fatto che il numero dei femminicidi sia aumentato costantemente negli ultimi anni, passando da 84 casi nel 2005 a 127 nel 2010. 

Non vogliamo una crisi del genere

Proprio per queste ragioni non si può parlare di violenza contro le donne, decontestualizzandola dalle conseguenze della crisi e dell'austeriry, ignorando come l'indipendenza economia sia la prima garanzia e la prima tutela rispetto contro ogni forma di violenza. L’aumento della disoccupazione generale e giovanile, che non a caso trova la sua punta massima tra le giovani donne del Sud Italia, le 800.000 donne licenziate a causa di una gravidanza, la precarietà che colpisce più fortemente le donne degli uomini sono solo esempi di come crisi e austerità colpiscano le donne. L’ultima riforma del mercato del lavoro, al di là delle dichiarazioni della ministra Fornero, ha fatto poco o nulla per rimediare a tutto ciò, anzi, andando a indebolire le tutele previste dal diritto del lavoro, ha reso ancora più precario e ancora più debole anche il lavoro femminile.

A tutto ciò si somma il permanere di un welfare familistico, sempre meno adeguato alle esigenze della società e sempre meno finanziato. L’assenza di forme di reddito da un lato, lo smantellamento progressivo di tutte le forme di “conciliazione” tra lavoro e famiglia dall’altro, a cui si aggiunge il permanere di  una divisione dei compiti domestici tra uomo e donna tra le più dispari in Europa, impediscono di fatto la libera scelta di ogni donna.

I tagli alla spesa pubblica pesano più sulle donne, che spesso si ritrovano a coprire i buchi lasciati scoperti dallo stato, e sui diritti delle donne. Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne: quanti centri antiviolenza sono stati chiusi negli ultimi anni? quante associazioni che lottano contro la violenza hanno smesso di ricevere finanziamenti? 

Nelle scuole e nelle università

Se la drammatica storia di A.  ci ha portato in questi giorni a riflettere sul ruolo che scuole e università potrebbero e dovrebbero avere nell’affermare una cultura diversa da quella eteronormativa e patriarcale che ancora opprime la nostra società. Anche sul tema della violenza contro le donne si può fare un discorso simile: poco se ne parla, poco si fa per impedirla e per dare gli strumenti per prevenirla. E soprattutto poco si fa per diffondere una cultura differente, rendendo i saperi uno strumento di emancipazione e non di riproduzione di un patriarcato eteronormativo. Poco tempo si dedica alla storia delle donne, a come alcuni diritti si siano acquisiti con il tempo e con la lotta, pochissimo alla decostruzione degli stereotipi di genere, che spesso anzi vengono rafforzati dai percorsi formativi. Un esempio lampante è quello dell'educazione ad una sessualità consapevole, argomento sempre meno trattato tanto nelle scuole quanto nelle università, nonostante la sua evidente importanza.

Un discorso a parte si può poi fare sulle scuole e le università come luoghi in cui possono avvenire violenze. Una questione che può apparire paradossale: i luoghi della formazione come luoghi in cui gli stereotipi non sono si possono rafforzare ma addirittura si possono concretizzare in violenza, mobbing, molestia. Eppure non si tratta di un paradosso. Gli squilibri di potere tra uomo e donna, tra docente e studente, tra docente e studentessa possono creare il brodo di coltura ideale per alcuni episodi. Per questo è necessario che scuole e università si dotino di tutti gli strumenti necessari per prevenire e impedire il ripetersi di violenze, molestie, mobbing: consigliera di fiducia, comitato unico di garanzia, codice etico, sportelli di assistenza, etc...

E' necessario portare avanti una battaglia ampia che tenga insieme gli aspetti culturali con quelli sociali, che non si limiti ad invocare un reato specifico per il femminicidio, ma vada ad incidere sulle cause sociali e culturali che fanno aumentare la violenza contro le donne e allo stesso tempo aumentare gli strumenti di prevenzione e di assistenza alle vittime.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info