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Università e ricerca, nuovi tagli nel Def del governo Renzi

Università e ricerca, nuovi tagli nel Def del governo Renzi

Tagli per trenta milioni di euro per il 2014 al Fondo di Finanziamento Ordinario e addirittura 45 milioni per ogni anno a partire dal 2015: questo quanto contenuto all'art.50 comma 6 del decreto legge riguardante la cosiddetta 'Spending Review' licenziato ieri dal governo guidato da Matteo Renzi. La denuncia arriva da Link Coordinamento Universitario e dall'Adi, Associazione dottorandi italiani, che annunciano "una mobilitazione generale in tutti gli atenei e negli enti di ricerca del paese", qualora questi tagli dovessero essere mantenuti.

"Finalmente Matteo Renzi ha gettato la maschera sull’Università dimostrando di ritenere la formazione accademica una delle prime voci di bilancio da tagliare", scrivono le due organizzazioni in una nota congiunta, sottolineando: "L’annunciata revisione della spesa pubblica si risolve tristemente nell’ennesima riduzione di risorse da destinare a Università ed Enti di Ricerca, gettando una grave ipoteca sulle possibilità di sopravvivenza del sistema pubblico della ricerca in Italia". Link e Adi insistono poi su quella che ritengono "la vera risposta alla crisi economica e occupazionale attraversata dal Paese", ovvero non "provvedimenti estemporanei dal retrogusto propagandistico", ma al contrario il "rilancio del sistema della formazione e della ricerca pubblica, unica strategia credibile e di lungo periodo per l’uscita dall’emergenza".

Alla loro contestazione si unisce quella di Claudio Riccio, già portavoce nazionale di Link prima e della Rete della Conoscenza poi, candidato nella lista 'L'Altra Europa con Tsipras' all'Europarlamento nella circoscrizione Sud. Secondo Riccio, "le conseguenze di questo ulteriore taglio, in piena continuità con i tagli di Giulio Tremonti e le politiche di Mariastella Gelmini, rischiano di essere devastanti. Fondi per la ricerca molto più che inadeguati, con i ricercatori costretti ad impiegare il proprio tempo nella ricerca dei soli fondi, servizi inesistenti, didattica ridotta ai minimi termini in aule inadeguate".

"L'Europa ci ripete da anni che dobbiamo aumentare il numero dei nostri laureati, l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea per il 2020 era il 40% di laureati nella popolazione europea tra i 30 e i 34 anni" - insiste Riccio - "A oggi il nostro paese con il 22,4% è ben al di sotto della media Ocse (39%) e di quella dell’Ue a 21 (36%). Ma i sui temi della conoscenza il mantra 'ce lo chiede l'Europa' sembra essere scomparso". Il candidato della lista Tsipras conclude poi: "Una società della conoscenza non può costruirsi con slogan e promesse, ma solo con un massiccio investimento in università, ricerca e diritto allo studio e con l'abrogazione delle norme contenute nella Riforma Gelmini".

Ultima modifica ilMartedì, 29 Aprile 2014 16:02
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