Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Chi si ferma è perduto. Un avviso dalla scuola a un sindacato troppo lento

  • Scritto da  Simone Fana
  • Commenti:DISQUS_COMMENTS
Chi si ferma è perduto. Un avviso dalla scuola a un sindacato troppo lento

Nelle ultime settimane le mobilitazioni promosse dalla CGIL  contro il ddl sulla Buona Scuola stanno riaccendendo il dibattito sul ruolo del sindacato nell’organizzazione del conflitto sociale. Insegnanti di ruolo e precari stanno occupando le piazze di molte città da Nord a Sud chiedendo a gran voce che il governo Renzi  ritiri il pessimo progetto di riforma e avvii contemporaneamente un confronto con le rappresentanze sindacali del mondo della scuola. Tuttavia, sarebbe intellettualmente disonesto nascondere che la protesta degli insegnanti rischia di diventare l’ennesima risposta corporativa di un sindacato messo alle corde da quello che fu il suo partito di riferimento.

Un tema che oggi assume una connotazione forte anche  in ragione dell’impatto mediatico del progetto della  coalizione sociale promosso dalla FIOM. Il sindacato dei metalmeccanici ha scelto in maniera esplicita, almeno nei suoi vertici nazionali, di avviare un percorso di rinnovamento della cultura sindacale, dichiarando la sua intenzione di costruire un soggetto sociale capace di unificare pezzi di società dentro e fuori i luoghi di lavoro. Una mossa che ha suscitato critiche da parte della segreteria nazionale della CGIL e  in particolare da Susanna Camusso, che ha senza mezzi termini ribadito come il sindacato sia cosa diversa da un soggetto politico.

È abbastanza curioso che le argomentazioni richiamate dalla segretaria nazionale siano identiche a quelle mosse dalla stampa culturalmente avversa al sindacato. A ben vedere, però, è il merito della critica mossa da Susanna Camusso a rivelare lo scontro culturale che oggi vive dentro il maggiore sindacato italiano. Infatti dire che la coalizione sociale si muove su un terreno che non è quello strettamente sindacale significa al contempo riconoscere che il campo di azione del sindacato è limitato ai luoghi di lavoro. Ciò significa sigillare la lotta sindacale dentro confini che non esistono più, semplicemente perché la distanza tra i luoghi della produzione sociale e della riproduzione sociale è stata colmata dai processi di trasformazione del lavoro e delle forme di vita, rendendo insufficiente qualsiasi appello all’unità delle sigle sindacali. Significa evitare di riconoscere la parzialità e l’inefficacia degli strumenti tradizionali del sindacato nel rovesciare l’attacco frontale ai diritti dei lavoratori, a partire dal ruolo della contrattazione collettiva, che,  nelle intenzioni della CGIL, doveva essere lo strumento di contrasto al Jobs Act, ma che in taluni casi ha accentuato le asimettrie prodotte dalla riforma, come dimostra l’accordo siglato per il rinnovo del Ccln Commercio e terziario. Significa, in ultima istanza, alimentare il livore di quel mondo del lavoro che si è ormai rassegnato a consumare nella solitudine della propria condizione atipica  l’assenza di strumenti di tutela universale.

Sarebbe rischioso, oltreché sbagliato, dimenticare che il mondo della formazione è oggi più di ieri una galassia articolata di figure sociali prive di qualsiasi aggancio con il mondo della rappresentanza. Mi riferisco agli operatori della scuola dell’infanzia, alle migliaia di lavoratrici che operano nel così detto privato sociale, costrette a saltare da un lavoro all’altro nella costanza di un rapporto di lavoro privo di qualsiasi garanzia in termini di continuità di carriera. Volti senza nome, ai margini di una comunità che richiede una tessera per esistere.

Il mondo della formazione è lo specchio fedele di un mercato del lavoro diviso e frastagliato in cui convivono condizioni soggettive e oggettive diametralmente diverse, che non possono essere collegate semplicemente sul terreno sindacale. Come è possibile infatti unire la rivendicazione per la libertà di insegnamento con il potenziamento delle dotazioni organiche nella scuola, se lo spazio di rivendicazione rimane ancorato ai luoghi tradizionali della produzione materiale e immateriale? Come è possibile garantire il pieno esercizio del diritto ad un lavoro degno e il godimento di diritti elementari di cura senza un investimento reale in un programma di riforma del welfare in senso universalistico? Come è possibile garantire alle giovani madri la possibilità di unire la propria dignità professionale con la cura dei figli?

Per dare una risposta a questi temi occorre inventare strumenti nuovi, che sappiano saldare la mobilitazione specifica con obiettivi politici generali. La scuola non potrà mai salvarsi dalle logiche di accumulazione capitalistica se la lotta per la scuola pubblica non verrà inserita in uno schema conflittuale più ampio, che non può non mettere in discussione gli attuali assetti istituzionali e di potere. Affermare che queste risposte spettano alla politica, ai partiti, e non al sindacato è una mossa pilatesca, un modo come tanti per volgersi da un’altra parte, oggi deserta, scaricando il peso insopportabile della crisi sulle spalle fragili degli ultimi.

Un primo passo per affrontarli è la costruzione di un percorso partecipato verso un nuovo Statuto dei Lavoratori, che sappia unire in una trama comune le tante storie che si consumano  nel vortice della precarietà. Per restituire alla lotta sindacale il valore di una battaglia per l’autodeterminazione individuale e collettiva non basta, non può bastare, riportare gli insegnati in piazza, colorare i luoghi della protesta con le bandiere e gli slogan di sempre. Occorre spingersi oltre, avere il coraggio di osare, attraversando i confini incerti del vecchio e nuovo mondo del lavoro.

Ultima modifica ilVenerdì, 26 Giugno 2015 17:15
Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info