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Taxi vs Uber: che strada facciamo?

  • Scritto da  Andrea Aimar
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Taxi vs Uber: che strada facciamo?

Il problema non è con chi ti schieri ma per cosa ti schieri. Sulla vicenda taxisti vs uber (o verso liberalizziamo) mi pare che prevalga la logica ultras e basta.

Capisco che i taxisti possono risultare antipatici e che i prezzi non sono sempre da servizio pubblico. Ed è pure vero che i saluti romani alle loro manifestazioni non aiutano l'operazione simpatia. Ma meglio sarebbe spostare l’attenzione sul fatto che in battaglie come queste c'è in gioco un pezzo del nostro futuro. Stiamo davvero sperando che prevalga un modello economico che si basa sulla riduzione del costo del lavoro e delle sue garanzie? Perché Uber, e l’«uberizzazione» dell’economia, è soprattutto questo.

Proviamo a fermare questa schizofrenia per cui gioiamo da consumatori (sempre più poveri) quando possiamo pagare meno (un taxi, un libro, un piatto di pasta) e poi ci lamentiamo da lavoratori che le cose vanno sempre peggio. È un circuito vizioso che è una continua corsa al ribasso. Dove ci rimetteremo tutti tranne queste multinazionali che fatturano chissà dove e scaricano il rischio del lavoro sull'ultimo dipendente (o collaboratore come preferiscono loro).
Lo so che i taxisti sono meno simpatici dei ragazzi con caschetto rosa di foodora ma la storia non è molto diversa. Non sto dicendo che i fattorini del cibo siano uguali ai taxisti, sto dicendo che i processi che li riguardano sono simili.

Non si tratta difendere uno status quo a volte indifendibile, io non sto con i taxisti in quanto tali ma perché al momento la loro battaglia salvaguarda un principio che serve anche a noi tutti. Poi so che con loro dovremmo ragionare di altro, ma vorrei prima conoscere bene la loro situazione reale, oltre i cliché. Io non so se sono tutti evasori, quanto le licenze siano sistemi clientelari, quanto la politica conti in tutto questa organizzazione. Voglio studiare e capire. Le poche volte che ho preso il taxi non ho pagato di certo poco, ma non mi è sembrato di essere in auto con un milionario. Però approfondiamo questo e lanciamo una sfida di cambiamento anche a loro, i loro “privilegi” se davvero sono tali.

Mettiamola così: ciò per cui loro si difendono ora, anche in maniera corporativa e fastidiosa per carità, è utile anche a noi perché ci lascia ancora lo spazio per immaginare altro. Perché se prevale il principio della «libera iniziativa a ogni costo» credo che siamo fottuti, tutti/e.

Le modificazioni che stanno avvenendo nel sistema economico attraverso la “rivoluzione digitale” possono essere anche un’opportunità per creare modelli di produzione e consumo migliori degli attuali e più equi. Colgo questa possibile opportunità.

Ciò però che mi pare evidente oggi è il fatto che noi (tutti, a parte forse le élite) stiamo subendo questa trasformazione che crea soprattutto modelli dove peggiorano le condizioni del lavoro e le sue garanzie. E dove aumentano i monopoli e quindi il potere e la ricchezza in mano a pochi.

Se vogliamo cogliere queste “opportunità" dovremmo premurarci di fissare alcuni paletti: ho paura, infatti, che la retorica del digitale e della "modernizzazione delle reti” ci stia soffiando dal sotto il naso le poche tutele che ancora abbiamo. Queste trasformazioni andrebbero guidate e non subite. E la politica, insieme all’organizzazione sociale mi paiono gli unici due modi per farlo.

La sinistra deve stare in questo gorgo e provare a tracciare nuove strade. Perché non apriamo una discussione pubblica su cambiamenti in corso nel mondo della produzione del consumo? Perché non indaghiamo quest’aerea eterogenea che si è formata nelle retoriche «smart», «sharing», «platform economy»?

Perché non ci facciamo promotori come sinistra, nelle sue diverse articolazioni, per affrontare questi nodi immaginando proposte alternative, nuovi modelli, leggi innovative costruite con il contributo di tanti/e?

Lo chiedo principalmente a Nicola Fratoianni, segretario di SI; Pippo Civati di Possibile; Luigi Demagistris di DeMa. Perché la sinistra non la facciamo in questo gorgo?

Ultima modifica ilMercoledì, 22 Febbraio 2017 16:10
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