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Simone Fana

Simone Fana

Lavorare meno, lavorare Tutti

Negli ultimi decenni il mercato del lavoro italiano è stato al centro di numerosi interventi legislativi, che con tonalità diverse hanno individuato nell’eccesso di rigidità della regolamentazione dei rapporti di lavoro e del sistema di relazioni industriali il freno alla competitività dell’economia nazionale. Le riforme promosse negli ultimi 20 anni hanno condiviso l’esigenza di intervenire sul costo del lavoro, ritenuto eccessivo e causa dei bassi tassi di occupazione e della crescita della disoccupazione strutturale. Tuttavia, la scelta di perseguire politiche di moderazione salariale, attraverso interventi di riduzione del cuneo fiscale e di ampliamento dei margini di flessibilità per le imprese, ha avuto un impatto minimo sulla ripresa dell’occupazione e sulla riduzione della disoccupazione. Non fa eccezione a questa tendenza di lungo periodo la riforma promossa dal governo Renzi, nota come Jobs Act. Il contenimento del costo del lavoro, lungi dal favorire la dinamica della produttività e la competitività dell’economia nazionale, ha agito nella direzione di ridurre ulteriormente lo stimolo agli investimenti privati, accentuando il ricorso a forme di lavoro precario e a bassa qualificazione. L’esplosione dei voucher o “buoni lavoro” si inserisce in questo solco che ha visto i governi di centrodestra e centro-sinistra convergere su una politica di moderazione salariale, favorendo processi di sostituzione di lavoro stabile con forme di impiego precarie e prive di tutele.

Reddito, salario e riduzione dell'orario di lavoro: discutiamone davvero

Il dibattito pubblico sul lavoro e sulla riforma del sistema di welfare sta assumendo nel nostro paese un rinnovato interesse. La crisi economica, con il conseguente aumento delle disuguaglianze e dei livelli di povertà,  ha spostato l’attenzione sull’urgenza di un intervento pubblico in grado di dare risposte efficaci a problemi divenuti strutturali. La presenza di un basso tasso di occupazione e l’aumento del livello di disoccupazione strutturale ha riproposto una divisione classica tra chi ritiene preferibile introdurre una misura universale di sostegno al reddito e tra chi considera opportuno individuare strumenti di assorbimento della disoccupazione, rispolverando le misure anti-cicliche di stampo keynesiano.

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