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Caso Fonderie Pisano tra ambiente e salute: l’aria che tira nella Valle dell’Irno

  • Scritto da  Carlo Arcioni e Marco Mastrandrea
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Caso Fonderie Pisano tra ambiente e salute: l’aria che tira nella Valle dell’Irno

C’è una Valle in pericolo, ma non si costruisce la Tav; siamo al Sud e i balconi sono neri per le polveri depositate, ma non siamo nei pressi dell’Ilva; siamo in Campania e la salute è precaria, ma non stiamo parlando della Terra dei Fuochi. Quella che vogliamo raccontarvi è un’altra storia. Siamo a Salerno, dove si apre un nuovo capitolo della lotta “Stop al Biocidio”. Il comitato “Salute e Vita” si batte per la delocalizzazione delle Fonderie Pisano, industria metalmeccanica altamente inquinante, che blocca la riqualificazione urbanistica della ex zona industriale nella Valle dell’Irno. 

La storia – Non sono molti a sapere che Salerno nell’800 era un ricco polo industriale tale da essere definita la “Manchester delle Due Sicilie”. Al momento dell’Unità d’Italia, Salerno contava 10 mila operai mentre Torino, la futura “città operaia”, appena 4 mila. Nei primi anni dell’800 nell’odierna Baronissi c’era un piccolo centro artigianale di lavorazione della ghisa e del bronzo, che oggi è diventato una delle imprese leader del comparto metalmeccanico con 150 lavoratori attivi e 80 milioni di euro di fatturato annuale. 

 

Storia di un’impresa – È la storia delle Fonderie Pisano, che dal 1961 sono situate lungo le sponde del fiume Irno. Sembrerebbe la storia di un’impresa vincente nel meridione, visto che la specialità delle Fonderie sono i chiusini in ghisa forniti a quasi tutte le amministrazioni comunali italiane. Eppure le Fonderie Pisano sono motivo di malcontento da almeno 30 anni per la popolazione. La fabbrica è soggetta a continui sequestri preventivi non senza proteste da parte dei lavoratori, e l’amministratore unico, Luigi Pisano (90 anni) è stato condannato nel 2007 e vanta due processi in corso nei suoi confronti. 

A Valle – La Valle dell’Irno era la zona industriale di Salerno, ma l’espansione della città e la costruzione di nuovi quartieri a ridosso dei luoghi produttivi hanno portato a uno spostamento radicale delle industrie nella nuova zona industriale, situata al confine con il Comune di Pontecagnano. Il processo di delocalizzazione è previsto e illustrato nel Piano Urbanistico Comunale del 2006, in cui l’area in prossimità delle Fonderie è stata trasformata in area residenziale, favorendo la costruzione di appartamenti per oltre mille persone. Nello stesso anno, il sindaco Vincenzo De Luca apre un tavolo per la delocalizzazione delle Fonderie. Dopo sette anni nulla è cambiato. Fratte, il quartiere in cui sono situate le Fonderie, ha visto una sostanziale riqualificazione dell’area, ma i progetti di verde e vivibilità avanzati da diversi urbanisti e architetti al Comune sono di fatto bloccati dalla presenza degli impianti dei Pisano, unica industria a non traslocare.

La condanna e la beffa – Ad aggravare la situazione delle Fonderie ci pensa la condanna del 2007 per l’abbandono di rifiuti speciali pericolosi, lo scarico di acque industriali nel fiume Irno senza autorizzazione, il superamento dei limiti di soglia per piombo, rame e zinco e, ancora, la realizzazione di impianti produttori di fumi in atmosfera senza l’autorizzazione, emissioni di gas e polveri atti a molestare gli abitanti della zona. Eppure questi ultimi non sono affatto soddisfatti della pena patteggiata da Luigi Pisano, unico imputato, che corrisponde a un’ammenda di appena 6.375 euro e 200 euro per ogni soggetto che si è costituito parte civile.

Un nuovo processo – Quello conclusosi nel 2007 non è l’unico processo contro le Fonderie, né tanto meno l’ultimo. Luigi Pisano è stato rinviato a giudizio nuovamente nel 2014: per mancata autorizzazione all’emissione in atmosfera; per i composti organici rilasciati contenenti solventi aromatici di natura cancerogena e l’omissione dei requisiti indicati per i luoghi di lavoro a tutela della salute e dell’igiene dei lavoratori.

Il comitato “Salute e Vita” – La questione Fonderie si ripete negli anni, e i cittadini della zona e attivisti hanno formato un comitato, prima dal 2003 al 2009, per poi ricostituirsi nuovamente nel 2013. Il comitato “Salute e Vita” si batte per la delocalizzazione dell’azienda e concentra le attenzioni sull’impatto ambientale e i danni alla salute provocati poiché “il tasso tumorale nell’area è molto alto e le malattie di carattere respiratorio e leucemia sono frequenti”.

“Miasmi intollerabili” – Lorenzo Forte, portavoce del comitato, in un’intervista rilasciata ad Asinu Press ricorda che “questa battaglia per il Diritto alla Salute rientra in quella della “terra dei fuochi”, per questo diciamo Stop al Biocidio. Già negli anni ’80 i cittadini si lamentavano della presenza di polveri sui loro balconi e miasmi intollerabili in tutto il territorio. In molti credevano addirittura che la fonderia fosse chiusa, anche perché a un primo impatto essa appare come una fabbrica in disuso, maltenuta ed appartenente al passato.”

La difesa dei titolari – I titolari delle Fonderie si trincerano dietro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dall’Arpac il 26 luglio del 2012, e riconducono il cattivo odore e l’abbondante presenza delle polveri sottili Pm10 al traffico autostradale. I cittadini e il comitato lamentano il mancato funzionamento della centralina Sa23 collocata nei pressi delle Fonderie che consentirebbe di rilevare le polveri presenti nella Valle. 

La testimonianza – Le parole di Anna Risi, membro del comitato che ha perso la figlia per leucemia e il marito per tumore, aiutano a comprendere la difficoltà relative alla salute che vivono gli abitanti: “Questa non è stata una tragedia che ha colpito solo la mia famiglia, intorno a me ci sono altri casi di tumore e leucemia, perfino un bambino di sei anni nel mio paese ne è affetto. Quindi mi sono resa conto che la natura del problema potrebbe essere facilmente ascrivibile all’inquinamento atmosferico, anche perché mio marito non fumava, ha condotto una vita apparentemente sana, mia figlia allo stesso modo, ed ora non ci sono più, nonostante noi ci tutelassimo anche per quanto riguarda i cibi”. 

I primi passi – In una recente intervista, anche Vincenzo De Luca ha riconosciuto il problema relativo alle emissioni in seguito alle manifestazioni del comitato “Salute e Vita”, mentre si susseguono i lavori e le interrogazioni relative al “caso Fonderie” da parte dei parlamentari del Movimento 5 Stelle.  La Regione Campania il 10 febbraio scorso ha trasformato il “decreto sul Registro dei tumori in Campania” in legge dopo l’autunno caldo lanciato dai movimenti della “Terra dei Fuochi”.

 

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