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L'acqua calda di Grillo

  • Scritto da  Andrea Aimar
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beppe-grilloQuando si scopre l'acqua calda l'unica notizia degna di nota è che scotta. E' difficile, difficilissimo, in Italia parlare del Movimento Cinque Stelle. In un paese normale bisognerebbe stigmatizzare la loro arroganza, mitigare le loro idee “facilone” su Casta e Politica, mettere a critica il loro presentarsi come nuovi in tutto e per tutto. Poi ti accorgi di non essere in un paese normale: ascolti le dichiarazioni dei “politici di professione”, l'ennesima analisi ad minchiam di D'Alema, l'esternazione non richiesta di un Boccia qualunque e allora capisci perchè esiste il M5S e ti passa la voglia persino di criticarlo. Anche perchè ti sembra così di “aiutare” gli imbarazzanti politici che oggi purtroppo abbiamo. Proviamo allora ad essere, per il tempo di un articolo, un paese normale.

Il M5S va visto per quello che è: un'organizzazione politica con obiettivi che pensa di raggiungere usando strumenti politici. Ha un suo programma, dei rappresentanti eletti, dei suoi dirigenti (anche se non lo sanno), dei militanti (o attivisti se preferite), una struttura (anche se non formalizzata). La vera novità rispetto ai partiti tradizionali è l'utilizzo disinibito e la fede messianica in uno strumento: internet. La vita del movimento passa praticamente tutta da lì. Dietro un account, un “cinguettio”, un avatar ci sono poi, come in ogni organizzazione, delle persone in carne e ossa che vivono, amano, sognano. Inoltre fanno anche tutte quelle cose della vecchia politica: riunioni, volantinaggi, litigi, elezioni, presidi, dibattiti, feste. Esiste anche, nonostante gli scettici, del potere da gestire e lo fanno a modo loro. Nessuno, questo va detto, è impossibilitato a dire ciò che pensa. Lo può fare sui blog, lo può fare nella fisicità di una riunione “novecentesca”. In questo la democrazia è totale, orizzontale, a 180°. Per essere a 360° bisognerebbe anche far sì che le opinioni di ognuno contino esattamente allo stesso modo. E qui, il vecchio arnese del potere, comincia a far danni e la favola redentrice del grillismo inizia a svuotarsi.

Il fuorionda del 5 Stelle Giovanni Favia sulle tentazioni dittatoriali di Casaleggio sul movimento (http://video.repubblica.it/politica/5-stelle-il-fuorionda-di-favia-nel-movimento-la-democrazia-non-esiste/104537?video=&;ref=HRER3-1) sembra validare la poca reale democrazia e la scarsa trasparenza. Che il M5S avesse qualche problema in tal senso era già divenuto chiaro ed esplicito a seguito del caso Tavolazzi (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/espulsione-tavolazzi-stelle-arriva-diffida-grillo/200941/). Così come è foriera di dubbi l'assenza di regole scritte sull'organizzazione del movimento, sugli organi e le procedure decisionali, ecc. Ogni organizzazione è libera di espellere un suo componente se non ritenuto più idoneo a farne parte, e questo è assolutamente democratico. Il punto è che nel caso Tavolazzi non si è capito in base a quale iter sia avvenuta l'espulsione. Chi ha deciso? In base a cosa? In forza di quali poteri? È parso venir fuori in quella circostanza il padre padrone del movimento che fa e disfa a seconda dell'umore e delle sue personali idee. C'è poi la storia della proprietà personale del simbolo e del suo utilizzo, anche questo cozza contro un'idea di apertura e di democraticità.

Per chi è abituato a guardare la realtà andando in profondità senza paraocchi e pregiudizi, l'affaire Tavolazzi già allora non stupiva, e dunque, men che meno sconvolgono oggi le dichiarazioni rivelatorie di Favia. Forse tutto ciò porterà a ridimensionare un po' l'arroganza nuovista che spesse volte s'impossessa dei grillini e potremo finalmente tornare ad un dibatto vero sui programmi, casta a parte. Forse. Ritorniamo al paese reale.

Il fatto che Grillo e si suoi non siamo poi tanto democratici e diversi non fa venir meno, e non giustifica, lo schifo che “gli altri” continuano a rappresentare. Sappiamo bene quanti Casaleggio stanno dietro, davanti, in mezzo ai partiti...Il mal comune non è, e non dev'essere, mezzo gaudio. La smettano, il PD soprattutto, di trincerarsi dietro il “lui mi ha insultato, e ha cominciato prima lui!”. La politica non è, non lo è mai stata, una gara di bon ton. Si badi un po' meno alla forma, è importante per carità!, e si cominci a parlare di sostanza. Sicuramente ciò non accadrà e il PD si consolerà con un “fascista!” di tanto in tanto, la sinistra-sinistra dirà che è di destra, la destra che preferisce i comici-comici. E a nessuno verrà in mente di indagare per davvero le ragioni di un movimento che dal nulla potrebbe prendere alla prossime politiche dal 10% al 20% dei voti. Alla faccia dell'antipolitica.

Depuriano il M5S dal folclore, trattiamolo come qualunque altra realtà politica organizzata. Ragioniamo su proposte, modalità, idee. Dal canto loro i grillini hanno oggi dinanzi a sé la più grossa opportunità di emanciparsi dal loro padre-padrone. Se alle parole di Favia seguiranno azioni per fare del Cinque Stelle un movimento più democratico sarà una bella notizia per tutti. In caso contrario ci terremo, cosa non nuova, un altro partito personale un po' arrogante con alcune idee buone e altre un pochetto inquietanti.

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