Francia: Sans-papiers. E senza diritti.
- Scritto da Ettore Bucci
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La vicenda di Leonarda, studentessa quindicenne espulsa dalla Francia con la propria famiglia, una vicenda emblematica per comprendere la centralità della regolarizzazione degli immigrati irregolari nei Paesi dell'Unione Europea. L'espulsione di Leonarda Dibrani e della sua famiglia, avvenuta la scorsa settimana, continua ad infiammare il dibattito politico d'Oltralpe.
Seguiamo la ricostruzione del servizio di Libération del 16 ottobre, a cura di Fabrice Tassel: il 9 ottobre la polizia si presenta al centro d'accoglienza di Levier, dove è alloggiata la famiglia Dibrani. Rom di origine kosovara, entrati illegalmente in Francia dall'Italia nel corso del gennaio 2009. Il padre era stato già espulso l'8 ottobre, a seguito del fallimento delle richieste di regolarizzazione rivolte agli uffici competenti. La polizia non riesce a trovare Leonarda, una delle figlie. La giovane, di 15 anni, sta per partire in gita scolastica a Sochaux con i suoi compagni di scuola e l'insegnante di storia e geografia. Quest'ultima, a causa dell'insistenza dell'agente di polizia, ferma l'autobus ed è costretta a consegnare Leonarda, che dopo poche ore viene imbarcata su un volo Lufthansa in direzione del Kosovo. Le dichiarazioni del Ministero dell'Interno e dell'insegnante divergono rispetto alla descrizione della consegna: secondo il dicastero diretto dal socialista Manuel Valls “l'ambiente scolastico non è stato violato”, mentre la docente racconta di aver insistito per evitare alla ragazza l'umiliazione di salire su una vettura della polizia sotto lo sguardo dei compagni.
Quali tappe formali hanno affrontato i Dibrani? Anzitutto, la richiesta all'OFPRA, l'”Office français pour les réfugiés et les apatrides” (Ufficio francese per i rifugiati e gli apolidi), quindi l'appello alla CNDA (“Cour nationale du droit d'asile”, Corte nazionale per il diritto d'asilo). Il rigetto della domanda è avvenuto in due anni, nel gennaio 2011, quando viene formulato il primo OQTF (“Obligation de quitter le territoire français”, obbligo di lasciare il territorio francese), confermato prima da una nuova istanza della giustizia amministrativa nel gennaio 2012 e poi, in via definitiva, dalla corte d'appello nel febbraio 2013. A norma della circolare firmata dal Ministro Valls nel novembre 2012, viene straordinariamente regolarizzato lo straniero in situazione irregolare dopo 5 anni di presenza sul territorio nazionale o dopo 3 anni di scolarizzazione di uno dei figli. Dunque, a partire da gennaio 2014 la richiesta sarebbe stata accettata.
Basta un controllo d'identità della polizia per rompere la sfibrante attesa. Così è stato. L'8 ottobre il padre di Leonarda viene allontanato dalla Francia. Il giorno successivo sarebbe toccato a lei e al resto della sua famiglia.
La procedura, complicata e contraddittoria, è frutto delle difficoltà crescenti con cui il governo socialista affronta il tema della concessione del diritto di cittadinanza. In un contesto di montante consenso per il Fronte Nazionale, dato per vincente alle elezioni europee prossime, è sempre più arduo per Hollande e il suo partito esprimere proposte di vasto consenso e di ampia portata in termini di nuovi diritti. Non è un caso che fra le 60 proposte di François Hollande per la sua presidenza, l'immigrazione è un tema marginale, toccato solo nell'impegno n. 30, laddove il candidato socialista proponeva “procedure rispettose dei cittadini” nell'ambito dei controlli d'identità. Un palliativo, non certo la soluzione per la vicenda più vasta dei percorsi di regolarizzazione. Il tutto mentre una parte crescente dello stesso Parti Socialiste (in testa il ministro Manuel Valls, ex immigrato dalla Spagna) affronta il tema in maniera più “tonica” dei vertici dello stesso Partito, imponendo il mantra del secco rispetto delle normative vigenti come fondamenti della vita civile.
Le reazioni del mondo politico e sociale sono state di ampia portata. Alle 11.30 di venerdì 18 ottobre, secondo i sindacati studenteschi francesi (UNEF per gli universitari e UNL per i liceali), 32 mila allievi di licei e collegi sono scesi in piazza per esprimere pubblicamente il proprio sdegno. Secondo il provveditorato di Parigi, erano bloccati almeno 23 licei della capitale e una cinquantina di collegi a livello nazionale. Mentre il ministro dell'istruzione Vincent Peillon chiedeva agli studenti di “rientrare nei propri istituti”, la ministro degli alloggiamenti Cécile Duflot (Europe Ecologie – Les Verts) considerava il percorso di Leonarda come “il più importante da osservare”, “dimostrazione dell'integrazione possibile”. Anne Hidalgo, vicesindaco socialista di Parigi e candidata alle prossime elezioni municipali, ha domandato formalmente il ritorno della studentessa, in questi termini: “è nel nome dei valori della Repubblica e di Parigi che domando che le famiglie aventi un figlio iscritto in una scuola, in un collegio o in un liceo siano protette e la loro situazione amministrativa sia esaminata con benevolenza a riguardo della loro richiesta d'integrazione”. Durissimi i commenti nei confronti del ministro Manuel Valls, che solo nella tarda giornata di venerdì 18 ha disposto un'inchiesta per appurare la correttezza formale del comportamento della Polizia. La CGT, il principale sindacato, ha invitato il ministro a “finirla coi suoi metodi sarkozysti” e a far ritornare Leonarda e la sua famiglia. Indignata la dichiarazione del Parti de Gauche, la piccola formazione capeggiata da Jean-Luc Melènchon: “quando è troppo è troppo: il Partito della Sinistra esige le dimissioni di Manuel Valls, indegno ministro della Repubblica”.
Un forte appello è stato rivolto dal MJS – Mouvement des Jeunes Socialistes, la giovanile del partito al governo. “Nel 2012 ci sono state 21841 espulsioni – dice Thierry Marchal-Beck, presidente nazionale del MJS – e se, come sembra indicare il ministro dell'Interno, questa cifra sarà nuovamente raggiunta nel 2013, si procederà a 3751 espulsioni in 4 mesi, un po' più di 30 espulsioni al giorno. La politica delle cifre implica l'assenza di discernimento. Implica l'assenza della considerazione di situazioni individuali. È una politica che mette in pericolo le persone in situazioni irregolari, obbligate a vivere nell'insicurezza.” Marchal-Beck rilancia un necessario “cambiamento” dei termini con cui viene assunta la politica immigratoria francese: “il cambiamento è regolarizzare le famiglie dei ragazzi scolarizzati e regolarizzare i lavoratori sans-papiers [..] Il cambiamento è autorizzare le naturalizzazioni per i consanguinei. Il cambiamento è la generalizzazione dei titoli di soggiorno validi dieci anni”. In particolare, emerge l'ambigua posizione dei socialisti che, come rammentato dalla stessa giovanile, fino agli anni della presidenza Sarkozy, insieme a tutte le forze politiche della sinistra (dai trockijsti ai comunisti, passando per socialisti e operaisti), così si esprimevano: “l'impiego di lavoratori e lavoratrici irregolari è una realtà economica e sociale in Francia. La loro regolarizzazione è una necessità, nel nome della dignità di queste lavoratrici e di questi lavoratoti, che pagano le tasse e sono iscritti agli istituti di previdenza sociali, ma rischiano quotidianamente l'espulsione. La loro regolarizzazione è una necessità, affinché il diritto al lavoro sia applicato a tutte e tutti e per tutti, e consenta l'uguaglianza effettiva di trattamento tra salariati.”
Di sapore diverso il commento di Marine Le Pen. La presidente del Fronte Nazionale chiede di “mettere un punto alla questione di Leonarda”, la quale “non ha niente da fare in Francia”. “Deve essere intrapresa finalmente una lotta contro l'immigrazione clandestina, dopo gli anni di inefficacia di Nicolas Sarkozy e poi di Manuel Valls”.
Dopo le manifestazioni di venerdì, l'inchiesta e le montanti critiche verso l'operato del ministro Valls, già in odore di candidatura alle prossime elezioni presidenziali e fortemente osteggiato dall'establishment del Parti Socialiste, oltre che dalla sua consistente ala sinistra, sabato c'è stato l'intervento perentorio di François Hollande.
In un messaggio dall'Eliseo, il capo dello stato ha distinto l'espulsione della singola studentessa dalla condizione giuridica di irregolarità, sanzionata dal procedimento amministrativo che ha portato all'intervento delle forze dell'ordine. “La legge è stata perfettamente rispettata” ha dichiarato il Presidente. Hollande ha precisato tre punti in particolare, immediatamente sostenuti dal vertice nazionale dei socialisti: “Fra i valori della Repubblica, c'è il rispetto della legge. La legge si deve applicare. Vale per il diritto d'asilo, che dovrà essere riformato per accelerare le procedure istruttorie delle domande dei richiedenti l'asilo i quali, prima che sia fissata la loro sorte, restano per molto tempo sul nostro territorio.” Inoltre “fra i valori della Repubblica c'è la Scuola e ciò che rappresenta. Un luogo di emancipazione, d'integrazione. La scuola deve essere preservata dai conflitti della società. È per questo che il ministro dell'Interno invierà ai prefetti una circolare per proibire l'espulsione dei bambini che frequentano la scuola. Ciò varrà negli istituti, sui mezzi di trasporto, all'uscita dalle lezioni o nei luoghi di svago. Infine, fra i valori della Repubblica c'è la considerazione delle situazioni umane e in relazione al caso di questa ragazza, Leonarda, se lei ne farà domanda, tenuto conto delle circostante e del fatto che lei voglia proseguire la sua scolarizzazione in Francia, sarà riservata l'accoglienza a lei sola”.
A lei sola, “à elle seule”. Per il segretario nazionale dei socialisti, Désir, è bastato per chiudere la faccenda. Non per l'Unione Nazionale dei Liceali, il sindacato studentesco francese, che invita a proseguire la mobilitazione e chiama a manifestare il 5 novembre in tutta la Francia. “Che uno scolaro sia arrestato alle 10 durante le lezioni o alle 12 rientrando a casa non cambia nulla. Non potrà proseguire il suo percorso formativo. È necessaria una reale preservazione dell'educazione che interdica l'arresto e l'espulsione dei giovani in formazione. Annunciando il possibile ritorno di Leonarda senza la sua famiglia, il presidente della Repubblica non porta alcuna soluzione al caso della giovane collegiale. L'UNL chiede ai liceali di proseguire la mobilitazione per un cambiamento delle politiche migratorie. Ciò passa necessariamente per una legge che interdica le espulsioni dei giovani in formazione e delle loro famiglie. L'UNL chiama in particolare i liceali a manifestare in tutta la Francia il 5 novembre.”
Senza dubbio il caso di Leonarda costituisce un nuovo dossier scottante per la prima presidenza socialista dopo Mitterrand. Mentre ancora sono timidi i segnali di ripresa dalla crisi e l'economia arranca, la timidezza della sinistra al governo sul tema dell'immigrazione lascia ampi spazi di manovra al Fronte Nazionale e alla recrudescenza delle paure xenofobe. L'assenza di una forte proposta politica porta anche ad una mancanza di tonicità nell'azione dei socialisti: malgrado, infatti, i forti investimenti in scuola, università, equità sociale, la gestione del caso Leonarda e la discesa in campo del Capo dello Stato, immediata e non determinante, espone il PS a una nuova fluttuazione negativa nel consenso generale. Le risposte della giovane all'offerta dell'Eliseo sono ancora poco chiare: secondo Hugo Clément, giornalista di France2, la ragazza è ben intenzionata a venire; secondo Le Figaro, giornale più vicino all'elettorato conservatore, senza la sua famiglia non è disposta a spostarsi dal Kosovo – quest'ultima dichiarazione è stata confermata dall'Agenzia France Press. Ancora è assente, dunque, una linea del governo sulle politiche d'immigrazione, mentre imperversa il dibattito pubblico sulle esternazioni del ministro Valls, favorevole agli ingressi degli stranieri per “quote” e capace di dichiarare a Le Figaro (marzo 2013) che i rom “non sono interessati a integrarsi”.
Per approfondire
Dichiarazione di Thierry Marchal-Beck, presidente nazionale MJS
Il messaggio unitario delle sinistra francesi a Sarkozy sui lavoratori sans-papiers
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