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EDISU Piemonte: 7000 borsisti a spasso

E' notizia di ieri che 7000 borsisti "idonei" sono rimasti senza borsa di studio, circa il 70% degli aventi diritto. Sino all'anno scorso il Piemonte era una delle poche regioni italiane in grado di garantire il 100% delle borse di studio a tutti gli studenti giudicati idonei a riceverla. Era un motivo di vanto per le amministrazioni locali (ormai in Italia l'applicazione dei diritti – per di più costituzionali – è l'eccezione rispetto alla regola), tanto da farne uno spunto per la costruzione di discorsi fondati sulla riconversione economica: la campagna comunale di Piero Fassino alle ultime elezioni si è fondata - tra le altre cose - sul passaggio da una Torino grigia, fordista e disoccupata ad una fantomatica “città della conoscenza”, ricca di università e opportunità per i giovani.

Tra arresti e passeggiate notturne: i NoTav non si fermano

vignetta Biani NoTav femminicidioLa protesta notav continua. Dopo le perquisizioni e le accuse diterrorismo nei confronti di alcuni manifestanti che hanno partecipato alla protesta notturna del 18 luglio scorso, ora si apre una fase nuova nel cantiere di Chiomonte. 
In questi giorni infatti è stata trasportata (con l'uso di camion speciali e la parziale chiusura dell'autostrada A32) la talpa per continuare lo scavo del tunnel geognostico della Maddalena (si deve ricordare che questo tunnel sarà usato come uscita di sicurezza del tunnel principale). C'è da notare che la stessa LTF (società incaricata della realizzazione della linea Torino-Lione) qualche anno fa abbia dichiarato che l'ipotesi di scavo in quel punto della valle sia svantaggiosa sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista della sicurezza sul lavoro.

Appello Thyssen: si torna all'omicidio colposo

Thyssen Krupp acciaierie28 febbraio 2013. Torino. La Corte d'Assise d'Appello di Torino condanna a 10 anni e mezzo Harald Espenhahn per omicidio colposo, smontando la storica sentenza del 14 aprile 2011 nella quale all'amministratore delegato della Thyssenkrupp era stata comminata una pena di 16 anni per omicidio volontario. Ridotte le pena anche per gli altri imputati: 9 anni per Daniele Moron, 8 anni per il direttore e il responsabile della sicurezza dello stabililmento Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. Gerald Priegnitz e Marco Pucci dovranno invece scontare 7 anni di carcere.

Sei NoTav e minorenne? Intervengono i servizi sociali

piccoli no tavAvviso a tutte le famiglie e i ragazzi d'Italia: la militanza politica è una pericolosa forma di devianza sociale che va arrestata. La notizia è di questi giorni: se un ragazzo minorenne fa attività politica e non può essere denunciato, per la bassa età anagrafica oppure per la totale assenza di reati, egli verrà convocato dal tribunale dei minori e la sua famiglia riceverà una lettera dai servizi sociali per fissare un colloquio. È quanto sta accadendo in questi giorni in Val Susa.

Torino: gli studenti contestano Profumo, la polizia carica

Cariche Torino"Avere vent'anni oggi" in Italia vuol dire essere manganellati dalla polizia se scegli di protestare, di far sentire la tua voce. "Avere vent'anni oggi" era anche lo slogan del convegno presso il Centro congressi del Lingotto di Torino a cui interveniva il ministro Profumo ed era attesa anche la Fornero.

Torino, respinto il ricorso Fiom. Landini: 'Andremo in appello'

landiniIl giudice del Tribunale di Torino, Fabrizio Aprile, ha respinto i ricorsi presentati dalla Fiom Cgil contro le società del gruppo Fiat per comportamento antisindacale. I metalmeccanici Cgil sostengono che il mancato riconoscimento delle rappresentanze sindacali aziendali, previste dall'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori, leda le libertà sindacali dei lavoratori e delle loro organizzazioni.

Delle 61 cause presentate in tutta Italia gli esiti di quelle finora valutate sono piuttosto discordanti. Se nella ventina di cause, riunite in unico procedimento a Torino, e in quelle di Lecce e Milano l'esito è stato favorevole al gruppo Fiat, diversamente è accaduto a Bologna e Napoli, dove i giudici hanno riconosciuto la legittimità delle richieste della Fiom e la necessità che anche a questo sindacato sia garantita la rappresentanza all'interno delle unità produttive dove ha iscritti. La situazione è quindi piuttosto ingarbugliata: la nomina dell'RSA nelle società del Gruppo Fiat avverrà a macchia di leopardo: con fabbriche come la Magneti Marelli di Bologna in cui la presenza Fiom sarà garantita e altre come Mirafiori dove sarà negata.

Tav: al via le indagini sugli abusi delle forze di polizia

un poliziotto lancia un sassoSono circa venti i fascicoli di indagine aperti dalla procura di Torino dopo le denunce dei No Tav che accusano di violenze e maltrattamenti uomini delle forze di polizia. Gli episodi al vaglio dei magistrati sono accaduti in un arco di due anni durante numerose manifestazioni No Tav.

Violenze in piazza, lancio di sassi e di lacrimogeni ad altezza d'uomo, cariche immotivate e scomposte, e in alcuni casi anche violenze lontano dai cortei.

Le donne non contano?

Questa volta Cota ci è riuscito. 
Il Presidente leghista della Regione Piemonte e la sua Giunta ci provano dal novembre 2010, quando avevano emesso per la prima volta una delibera regionale sui consultori familiari, passata alle cronache come un tentativo di introdurre il movimento prolife nei consultori.
In realtà la delibera è molto più di questo e, assieme ad altre iniziative dello stesso tipo, svela il vero piano di Cota ed i suoi: uno spregiudicato attacco alla 194/78 e ai consultori istituiti proprio dalla legge “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Si affianca, ad esempio, alla proposta di legge del 14 settembre 2011 che tenta di trasformare i consultori da luogo di tutela della salute della donna a luoghi di preparazione prematrimoniali per la coppia.
La delibera del novembre 2010 affermava che il fanatismo e il volontariato ideologicamente orientato hanno il diritto, indipendentemente dalla volontà della donna, a un colloquio con quante decidono di sottoporsi all'ivg. Conosciamo questi fanatici e il loro linguaggio giudicante e colpevolizzante: imporre la loro capillare presenza e le loro attività si tratta di un'inutile sofferenza che si infligge alla donna in un momento così delicato.
A questo atto criminale si sono opposte le donne e i movimenti di tutto il Piemonte, con mesi di resistenza e mobilitazione terminati con la sentenza del TAR del 15 luglio che dava ragione a Casa delle Donne, affermando che non fosse possibile l'accesso ai consultori alle sole associazioni che hanno il requisito della difesa della vita fin dal concepimento nel proprio Statuto, e boccia la delibera. 
Questo non ha fermato la Giunta che il 19 luglio, solo dopo 4 giorni della sentenza del TAR, ha riproposto una nuova versione del copione già visto. Casa delle Donne e alcune giovani donne hanno fatto un nuovo ricorso al TAR. Il 10 febbraio scorso la sentenza shock. Ricorso respinto.
Per la seconda volta il TAR si rifiuta di entrare nel merito dell'evidente incongruenza tra la delibera regionale e la legislazione nazionale e giudica illegittimo il ricorso in quanto le presentatrici del ricorso “non sono interessate a ricorrere”. Casa delle Donne in quanto già la prima sentenza allargava a tutte le associazioni, e non solo alle pro-life, l'ingresso nei consultori, e le giovani firmatarie in quanto “né già madri né gravide al momento del ricorso”

pubblichaimo di seguito una lettera del collettivo alterEva

 

LE DONNE NON CONTANO ?

 

La sentenza TAR di Torino: le donne non hanno interesse perché né gravide né madri.

Noi siamo quelle donne che hanno deciso di far ricorso personalmente contro la “nuova” (07/2011) delibera della regione Piemonte che favorisce l’inserimento del movimento pro-life all’interno di consultori e ospedali pubblici. Siamo quelle donne che, insieme a  migliaia di altre, con presidi, manifestazioni, volantinaggi, si sono opposte alla violenza machista delle istituzioni regionali piemontesi.

La questione però non è stata neanche esaminata nel merito poiché le ricorrenti, noi e la Casa delle Donne di Torino, non abbiamo interesse a ricorrere in quanto né gravide né madri.

Tolto che questa sentenza decreta l’impossibilità materiale di impugnare qualsiasi provvedimento regionale in materia, poichè i tempi previsti per l’interruzione della gravidanza sono incompatibili con quelli di impugnazione di un atto amministrativo; la questione inaccettabile è la qualificazione del nostro non interesse: se solo una madre o una donna incinta possono ricorrere, significa che le donne contano solo in quanto macchine riproduttive, non più come persone.

Come può lo stato gravido e lo stato di madre essere l‘unica qualifica legittimante?

Ma come può questa caratteristica biologica scindersi dalla libera scelta sui nostri corpi e sul nostro futuro? Come può una donna non fertile, non madre, non gravida non sentirsi pregiudicata, attaccata, offesa da una delibera che antepone l’ideologia alla salute?

E’ appena iniziata l’ennesima guerra ideologica sui corpi delle donne, portata avanti proprio da quelle istituzioni che dovrebbero tutelarci.

Questo inchino del governatore Cota alle lobbies antiabortiste estremiste cattoliche avrà delle gravi conseguenze: violenze, intimidazioni, nuove limitazioni e forme di subordinazione per le donne.

Un incredibile buco nero nei principi di autodeterminazione e civiltà.

Quel che è peggio è che questa guerra si combatterà all’interno di luoghi pubblici demandati specificamente alla tutela della salute: luoghi di sofferenze, intimità, gioie; luoghi delle donne e NON dei volontari anti-abortisti, non delle ideologie, né degli interessi del potere.

Siamo sgomente dell’intrinseco machismo e disprezzo per le libertà del paese Italia, disprezzo che non tange MAI la sacralità delle libertà economiche e che punta al controllo dei corpi e delle scelte personali.

Eravamo sgomente quando l'assessora C. Ferrero (ora in arresto per vicende di corruzione) ha depositato la delibera.

Eravamo incredule quando abbiamo visto il governatore Cota al Convegno Europeo dei movimenti pro-life

Eravamo allibite quando il 14/09/11 è stata presentata la proposta regionale (PDL) per modificare i consultori in luoghi di preparazione della coppia al matrimonio.

Eravamo disgustate alla scoperta della destinazione di 3 milioni di euro a favore della proposta, quando in Piemonte “non ci sono soldi” per gli studenti/studentesse idonei alle borse di studio.

Ora siamo incazzate e incontenibili. Prive di fiducia verso le stesse istituzioni che dovrebbero tutelarci.

Contro quest’azione violenta che mortifica le donne, dal personale al politico.

Uniamoci tutte e tutti. Portiamo la bandiera dell’auto-determinazione in ogni territorio.

Pretendiamo rispetto per le nostre scelte, per i nostri corpi, per il nostro futuro.

Noi donne contiamo!

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