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Grecia: rastrellamenti di sieropositivi e nuovi centri di espulsione

Grecia: rastrellamenti di sieropositivi e nuovi centri di espulsione
Il 6 maggio, in contemporanea col ballottaggio francese, si voterà in Grecia per il rinnovo del parlamento, in un clima di totale disinteresse nel resto d’Europa.

Eppure ad Atene si giocano in questi giorni i futuri assetti europei e la risposta della politica ai “memorandum” della BCE. La campagna elettorale, sino a pochi giorni fa, è stata incentrata sul rifiuto o l’accettazione delle misure di austerità imposte dalla trojka. E mentre i due grandi partiti, Nuova Democrazia (centrodestra) e PASOK (il partito socialista), uniti in parlamento nel sostenere il governo dei “tecnici”, cercano di sconfessare le politiche da loro perseguite nell’ultimo anno e mezzo, altre formazioni si fanno avanti in un quadro politico turbato e imprevedibile.
 


A sinistra, troviamo Syriza (che in Grecia chiamano gli “eurocomunisti”; sono gli omologhi di “Sinistra Ecologia Libertà”), KKE (il partito comunista di stampo stalinista), DIMAR (letteralmente, “Sinistra Democratica”) e KOISY (“Patto Sociale”). Le prime due sono formazioni “tradizionali” della sinistra radicale greca, mentre DIMAR e KOISY sono raggruppamenti nati da scissioni interne al PASOK a seguito del sostegno del partito socialista al memorandum europeo. Nonostante i sondaggi (la cui diffusione è vietata nel periodo precedente alle elezioni) siano favorevoli (circa il 10% per KKE e Syriza, 7% a DIMAR; stando ad un sondaggio diffuso da Wikipedia inglese, fondato su quattro consultazioni di compagnie diverse), le divisioni interne alla sinistra sembrano rendere ad oggi impossibile un’alleanza “a sinistra”. D’altronde, questi stessi partiti differiscono notevolmente in materia di appartenenza all’euro e all’Europa. Ma il risultato elettorale potrebbe essere foriero di sorprese anche su questo fronte.


A destra oltre al LAOS (il partito di estrema destra, fondato nel 2000), compaiono i Greci Indipendenti (ANEL), risultato della spaccatura creatasi all’interno di ND in seguito all’approvazione del memorandum. Ma la vera sorpresa è “Chrysi Avyi” (in italiano, “alba d’oro”), il movimento neo-nazista e razzista dal passato violento e turbolento che – stando ai sondaggi – potrebbe riscuotere un 5-6%, entrando per la prima volta in parlamento. Sommati assieme, i risultati dell’estrema destra (fino al neonazismo, come abbiamo visto) potrebbero raggiungere una soglia non distante dal 25%.

E’ soprattutto quest’ultimo paventato risultato che ha violentemente virato a destra il dibattito elettorale. Come Sarkozy in Francia, amministratori e ministri hanno avuto buon gioco a deviare dai temi legati alla politica economica verso l’immigrazione e la microcriminalità. Tra marzo e aprile è stato costruito un nuovo centro di detenzione per migranti alla periferia di Atene, inaugurato poche settimane fa con il trasferimento al suo interno di 56 sans-papier. Un tentativo mediatico e inutile di “segnare il punto” sull’immigrazione a ridosso delle elezioni. Nonostante la giovane età, il campo ha già la sua prima vittima: un lavoratore albanese di 53 anni, che un greco ha ucciso prima passandogli sopra con la macchina e poi sparandogli a sangue freddo.

Il fatto più raccapricciante, tuttavia, è esploso negli ultimissimi giorni, e testimonia del clima da “guerra sporca” che regna in Attica. Il 30 aprile, le autorità di polizia di Atene, aiutate dal Ministero degli Interni, hanno reso pubbliche in conferenza stampa le foto di una prostituta russa di 22 anni. Allegate alle foto, le analisi del sangue: la ragazza ha contratto l’HIV. Il circo mediatico si è fatto sangue, in un dramma mono-colpevole sospeso tra pietà per la prostituta e demonizzazione della stessa, additata come vera e propria “untrice”. Il giorno dopo, la polizia ha pubblicato documentazioni analoghe (assicurandone l’arrivo ai principali media del paese) su altre 11 prostitute arrestate. La Procura di Atene ha formulato contro queste 12 donne l’accusa di “danno fisico doloso”, a cui ha fatto seguito l’ordine di pubblicare relative foto e documenti per “agevolare la loro condanna da parte dello Stato, […] ed evitare lo spargersi del panico tra chi ha avuto rapporti sessuali con persone che si prostituiscono”.
  
Un clima fosco, violento, intriso di “colpi di media” più che svolte politiche e arroccato su posizioni estremamente identitarie nel vuoto delle promesse non mantenute. A coronare il tutto, il destino della cura da cavallo imposta dalla trojka, che nessuno vuole ma che alcuni (in particolare PASOK e ND) intendono perseguire. L’Europa dei margini, l’euro di “serie B”, è quantomai distante dai ballottaggi parigini. Essa è invece immersa in una politica onirica mix di razzismo, sessismo e turbocapitalismo. L’Italia, purtroppo, ne fa parte a pieno titolo.
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