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Nasce a Catania il CSOA Ziqqurat

CataniaA Catania due stabili acquistati e ristrutturati dall’Università di Catania sarebbero dovuti diventare residenze universitarie, ma non sono mai aperti e resi fruibili. Si tratta, a quel che si legge nei comunicati stampa del Collettivo Aleph, di spazi con un enorme potenziale ma chiusi e abbandonati da otto anni.

Lo sviluppo non è un casino

"Dobbiamo smetterla con l'ipocrisia di dire che il gioco è rischioso e, quindi, osteggiare l'apertura dei casinò, quando permettiamo quotidianamente le slot, i gratta e vinci e gioco on line". Con questa acrobazia verbale, l’Assessore al Turismo siciliano si esprime sulla possibile apertura di due casinò in Sicilia, che potrebbero fungere da volano per il turismo “delle località in questione”. Ci sono notizie che non destano scalpore né indignazione, quasi assenti dalle cronache nazionali, e a livello locale tornano utili giusto a riempire qualche colonna, tra la moda dell’estate e l’ultimo gossip. Questa (non) notizia merita qualcosa in più, se non altro perché svela la pochezza del protagonista, nella fattispecie l’Assessore al Turismo della Regione Sicilia.

Le primarie di Palermo e i paradossi del centrosinistra

Un bagno per tutti. Questo sembra essere l'esito delle primarie palermitane al netto dei risultati, degli accordi e dagli intrighi che ci sono dietro. Ha vinto Ferrandelli, questa è una delle poche cose sicure. Sessantasette voti di scarto, un pugno di voti che hanno determinato la sconfitta della super favorita Rita Borsellino e la vittoria dei frondisti interni al Pd e all'Idv.

Catania: Bruciato agrumeto confiscato alla Mafia

L'ennesimo atto vile e mafioso, l'ennesimo attentato a chi prova a cambiare le cose sporcandosi le mani, costruendo sui territori comunità alternative a quelle mafiose, ponendo il lavoro al centro di un nuovo percorso di dignità e riscatto.

Sono stati distrutti da un incendio 2000 piante di arance e 100 di ulivo, un patrimonio incalcolabile gestito dalla coop. intitolata a Beppe Montana, commissario della squadra mobile di Palermo assassinato da Cosa Nostra il 28 Luglio 1985. La cooperativa, aderente al circuito di Libera Terra, è nata nel 2010 selezionando tramite bando pubblico giovani cooperatori con l'obiettivo di riutilizzare socialmente circa sedici fertilissimi ettari che in pochi mesi hanno dato vita a gustosissime marmellate di arance rosse siciliane. Il bene fu confiscato a Riela, un famoso imprenditore locale legato al boss Nitto Santapaola. Riela è un nome chiave dell'imprenditoria mafiosa della Sicilia orientale. Negli anni è diventato famoso il caso dell'azienda di trasporti a lui confiscata, diventata l'emblema del fallimento dello Stato nella gestione di beni sottratti ai clan. Dai duecento dipendenti presenti all'epoca della confisca della società, monopolista nella gestione dei trasporti di merci in tutta la Sicilia, agli attuali venti, con conseguente messa in liquidazione da parte dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati diretta dal prefetto Caruso. Ma il caso Riela ha superato le più macabre previsioni. Infatti gli ex proprietari hanno fondato un nuovo consorzio (Se.Tra) che nel giro di pochi anni è riuscita a sottrarre di fatto tutto il mercato alla Riela, addirittura vantando crediti dalla loro ex società per diversi milioni di Euro. Come è stato possibile? Cosa è andato storto nella gestione di un'azienda così solida che nel giro di pochi anni è stata portata al fallimento? Possibile che l'ex prefetto di Catania, l'attuale Ministro degli Interni, non si sia accorta che qualcuno non ha fatto il proprio dovere favorendo l'attività imprenditoriale dei clan? La risposta l'hanno data gli stessi Riela che sui giornali locali catanesi hanno dichiarato, sbeffeggiando le autorità locali, che loro sono dei veri imprenditori mentre l'arrivo dello Stato con la confisca ha azzerato le commesse e licenziato circa duecento lavoratori.

Riela è un nome che importante nei legami tra imprenditoria e malaffare. Lo sa bene Raffaele Lombardo, la cui decisione sul probabile rinvio a giudizio per mafia è stata posticipata al 28 Giugno. Alla base della richiesta degli inquirenti ci sono proprio i presunti rapporti tra Lombardo e Riela. In questo contesto, nella Sicilia orientale troppo spesso in secondo piano ma non per questo meno pervasa dalla presenza mafiosa, la nascita della cooperativa “Beppe Montana” ha rappresentato un messaggio di lotta e di speranza. Lo sanno bene quei migliaia di volontari, giunti da tutta Italia e Europa, che negli ultimi due anni hanno partecipato ai campi di volontariato per ridare vigore all'agrumeto, risistemare il podere, rendere di nuovo agibile la vasca e il sistema di irrigazione. È l'Italia che resiste, che si impegna nell'antimafia sociale e partecipata dal basso, che è un po' stufa dei convegni e che si mette in gioco a partire dall'impegno quotidiano.

I sei ettari di agrumeto e uliveto bruciati oggi non mineranno questa voglia di riscatto, anzi la rafforzeranno. La matrice dolosa e vile dell'atto, sulla base dei primi rilievi tecnici, non dovrebbero essere in discussione. Un buco nella recinzione, un orologio, sei ettari andati in fumo su un terreno già vessato dalle consuete rapine di rame e dalle notevoli difficoltà di condurre impresa sociale e cooperativa in un contesto dove tutti i terreni limitrofi sono ancora nelle disponibilità dirette o indirette dei boss. Ma non il percorso di riscatto non si ferma qui, non dopo l'ennesimo atto intimidatorio, a pochi giorni tra l'altro dalle minacce inviate al coordinatore di Libera a Reggio Calabria Mimmo Nasone. Siamo sicuri che sarà un estate calda alle pendici dell'etna, ma non per le fiamme vigliacche di Cosa Nostra, per le centinaia di volontari e volontarie che torneranno a Belpasso per risistemare, con determinazione e forza di volontà, l'agrumeto che qualcuno oggi ha bruciato, e che tornerà più fertile, produttivo e rigoglioso di prima. Conoscendo chi in questi anni ha intrapreso la battaglia contro Cosa Nostra in quel territorio, questa è l'unica cosa certa.

Chi è Beppe Montana

Il sito della Coop. Libera Terra di Belpasso

Placido Rizzotto: la sua storia

Placido Rizzotto

Placido Rizzotto aveva trentaquattro anni quando è stato ammazzato. Era il 10 marzo del 1948 quando misteriosamente si persero le sue tracce. I suoi resti sono stati ritrovati il 7 settembre 2009 e soltanto sessant’anni dopo il suo assassinio, il 9 marzo 2012, in seguito all’esame di confronto del DNA con quello del padre, morto da tempo e riesumato per questo, si è dato un corpo, e forse una memoria dignitosa, ad una morte che l’Italia dimentica troppo spesso.

Il 24 maggio funerali di stato per Placido Rizzotto

placido rizzottoL'annuncio ufficiale è di pochi minuti fa: si terranno il 24 maggio a Corleone i funerali di Stato per Placido Rizzotto, sindacalista della Cgil ucciso dalla mafia nel 1948. Alla cerimonia parteciperà anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che il 23 maggio sarà a Palermo per il ventennale della strage di Capaci, stabilendo una continuità ideale tra la memoria di Rizzotto e quella di Giovanni Falcone, vittime della mafia.

Il corpo di Rizzotto fu ritrovato nel 2009, e il 9 marzo scorso la prova del DNA fugò ogni dubbio. Il 16 marzo il Consiglio dei ministri decise di celebrare i funerali di Stato, a cui la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso ha poi invitato Napolitano.

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